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Formazione continua (a costo zero)

di

Mauro Marconi
Quest’anno a Carnevale mi sono tolto una grande soddisfazione. Per due sere ho provato la magnifica sensazione di avere i capelli! Neri per di più, mi sentivo perfino bello! Mi sono procurato una graziosa (ma economica) parrucca ed un tricorno in un negozio specializzato. Di orecchie finte non ne ho bisogno, perché quelle me le hanno fornite ben accessoriate il mio babbo e la mia mamma. E così, mentre mi accingevo a pagare la mia parrucca (ah che bei riccioli!) ed il mio tricorno, ho beccato via una discussione tra la venditrice ed una sua amica, venditrice pure lei ma in un altro commercio. Questa stava raccontando alla prima che si è iscritta ad un corso di formazione che le permetterà di andare avanti nella professione. Il suo datore di lavoro era inizialmente entusiasta all’idea e felice di avere una dipendente dinamica e motivata. Stimolata dalla calorosa accoglienza alla sua iniziativa, la venditrice ha quindi chiesto al suo padrone se era disposto a partecipare finanziariamente alla sua formazione, visto che ne avrebbe tratto giovamento pure lui. Da calorosa, l’accoglienza si è fatta gelida: «ma… in fin dei conti… guardando meglio gli obiettivi del corso che vuole fare… sono tutte cose che può imparare anche qua da noi in ditta». A questo punto, ho pagato e me ne sono andato: il mio babbo e la mia mamma mi hanno fatto solo le orecchie lunghe, la faccia tosta no (ci sto provvedendo da solo, ma è un lavoro lungo). La nostra venditrice ha vissuto e vive sulla sua pelle la realtà scoperta dal Programma Nazionale di Ricerca no. 43 su formazione e lavoro. Malgrado i grandi proclami, la formazione continua non è cosa per tutti: poche aziende la favoriscono seriamente, vengono privilegiate le formazioni strettamente legate alla propria funzione (adattamento al posto di lavoro), ne beneficiano soprattutto i dipendenti già altamente qualificati. Del resto, che in Svizzera la formazione continua sia ben poco valorizzata, lo dimostra anche la recente decisione di Avenir Suisse (thinktank del padronato elvetico) di stralciare il tema dall’elenco dei suoi interessi. Versione ufficiale fornita dai vertici ai giornalisti del Tages Anzeiger: «Con quindici collaboratori a tempo pieno non possiamo occuparci di tutti i temi». Ma, come ricorda il Tagi, non era Avenir Suisse a sostenere che «La formazione è la risorsa più importante della Svizzera.»? Quella descritta non è in fin dei conti una realtà esclusivamente elvetica. Gli studi sull’Unione Europea, che ha fatto dell’employability un concetto chiave delle sue politiche per il lavoro, dimostrano che la formazione continua resta più un effetto collaterale del management che non un chiaro e voluto orientamento strategico. E così, voltala e pirlala, la formazione continua resta oggi come ieri un fardello di cui deve farsi carico il lavoratore. Ma diversamente da ieri, il padronato pretende che il lavoratore sia sempre più qualificato e disposto a formarsi ulteriormente, pena: il licenziamento. Io sto tranquillo: una volta una formatrice mi disse che se un giorno avessi fallito nella mia professione potevo sempre mettermi a fare l’attore. La parrucca ed il tricorno, già li ho... e pure le orecchie.

Pubblicato

Venerdì 17 Marzo 2006

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