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Formaggio svizzero del portoghese

di

Veronica Galster
Appena maggiorenne, Victor parte per fare un'esperienza di 10 giorni in Svizzera. Oggi sono 16 anni che torna regolarmente per la stagione dell'alpe. Tra l'amore per la montagna e la difficoltà di lasciare la famiglia per 4 mesi, racconta ad area la sua storia.

A 18 anni, finita la scuola in Portogallo e fatto il militare, Victor Correia non ha la pazienza di aspettare qualche mese per trovare un lavoro. Dopo poche settimane a casa, gli sembra di impazzire senza fare niente. «In Portogallo tutti parlavano della Suìça, la Suìça... così ho deciso di partire per vedere com'era. – racconta Victor - Ho trovato un portoghese che mi avrebbe preso nella sua azienda in Ticino per fare un'esperienza di una decina di giorni, e sono partito». Era il mese di febbraio del 1994.
Partito per un'esperienza di 10 giorni, una volta arrivato in Val di Blenio, Victor incontra il proprietario dell'alpe dove lavora oggi, che gli propone di restare a lavorare da lui «Severino mi ha assunto e così invece di un'esperienza di 10 giorni ho fatto un'esperienza di 10 mesi, alpe compresa». Il primo anno da immigrato portoghese in Svizzera è stato difficile, racconta Victor: «ero giovane e non ero mai andato via da casa a parte i sei mesi di militare. Qui non conoscevo nessuno, non parlavo l'italiano, e all'epoca non c'erano ancora così tanti portoghesi in zona». La nostalgia di casa era tanta, e sorridendo ricorda che «a un certo punto, dopo qualche mese che ero qui, mi è arrivata una lettera di mia madre: ci ho messo 15 giorni per riuscire ad aprirla. Ogni volta che la prendevo per leggerla, mi veniva da piangere, e allora la rimettevo via».
Quell'anno, Victor fa la sua prima esperienza all'alpe come aiuto casaro: «non era ancora così bella l'alpe. Non c'era la doccia, il caseificio era ancora di quelli vecchi, non avevamo la luce, e il casaro che c'era il primo anno era "un tipo particolare". – sorride Victor - Poi l'anno dopo hanno cambiato il casaro e pian piano hanno rinnovato tutto. Adesso, quando è bel tempo, qui è un paraìso», dice guardando fuori dalla finestra, poi aggiunge: «certo che quando piove e fa freddo come oggi è dura».
Sono oramai 16 anni che passa le estati su quest'alpe della valle Camadra (ai piedi della Greina), da inizio giugno a fine settembre. Ha fatto l'aiuto casaro per sette anni, e poi è diventato casaro. All'inizio restava in Svizzera tutto l'anno e tornava in Portogallo solo due mesi in inverno. Poi però si è sposato e spiega che: «non volevo più lavorare qui in Svizzera, volevo rimanere in Portogallo con mia moglie. Ma Severino (il proprietario dell'alpe - ndr) ha insistito per farmi venire almeno a fare la stagione all'alpe e mi ha pagato la scuola di casaro a Mezzana».
Ogni anno la partenza da casa è difficile: «tutti gli anni penso che basta, non voglio più tornare in Svizzera. Poi però, quando arriva il momento di partire penso agli amici che ho qua, a questo posto che mi piace e anche ai soldi che guadagno, e va a finire che parto sempre». Gli occhi gli diventano lucidi quando spiega che «da quando è nata mia figlia faccio ancora più fatica a partire. La moglie capisce il perché della mia partenza e anche se abbiamo nostalgia l'uno dell'altra, riusciamo a stare quattro mesi senza vederci. Invece spiegare alla bambina perché sto via così tanto tempo è molto difficile, e poi non ci sono mai per il suo compleanno e mi dispiace».
Già, perché sua figlia è nata proprio in estate, mentre lui era qui a lavorare sull'alpe: «Guarda, è stato il giorno più difficile della mia vita», racconta Victor, che con la voce rotta dall'emozione continua: «avrebbe dovuto nascere a settembre, a stagione finita. Invece è nata in anticipo: il 23 agosto, e ho dovuto aspettare 15 giorni prima di poterla vedere. Sono stati i 15 giorni più lunghi e brutti. Se ci fosse stata una macchina qua, sarei partito di corsa per tornare in Portogallo a vederla». Ma il casaro non può mollare tutto così e partire, perché è l'unico responsabile per la produzione del formaggio: se manca lui si ferma tutto, e non è semplice sostituirlo. «Succedesse ora non starei qui, anzi non partirei nemmeno sapendo che mia moglie può partorire mentre sono via. Se avessi avuto una figlia il primo anno che si trattava di partire, non sarei mai venuto».
Nonostante tutto, Victor torna però ogni anno. I soldi guadagnati durante i quattro mesi lontano da casa fanno comodo, e gli permettono di vivere più tranquillo in Portogallo. «Con quello che guadagno qui potrei quasi permettermi di non lavorare per il resto dell'anno al mio paese, ma non sono capace a stare fermo. Adesso poi c'è molta disoccupazione da noi, è dura trovare un lavoro e anche se fin'ora mi sono sempre arrangiato (in Portogallo faccio il camionista in una cava), quest'anno ho deciso di tornare, almeno ho la certezza di quei soldi che prendo in questi mesi».
Ma non è solo una questione di soldi, la vita all'alpe gli piace, anche se lasciare la famiglia è un sacrificio.
In questi anni Victor si è guadagnato la fiducia del proprietario dell'alpe, che gli delega il compito di cercarsi gli operai da portare con lui all'alpe. «Così posso scegliere le persone che voglio. Per fare in modo che i mesi passino più in fretta, è importante andare d'accordo tra di noi qui».
Solitamente all'alpe di Camadra sono in tre operai con un'ottantina di mucche: «da qualche anno c'è Nelson con me a fare il pastore, io faccio il casaro, e quest'anno ho George come aiuto casaro – spiega Victor - Alla mattina alle 5 ci alziamo, andiamo a mungere, portiamo le mucche al pascolo e poi torniamo a fare colazione. Dopo colazione io e George andiamo in caseificio e Nelson va a curare le mucche. Poi preparo il pranzo, se riusciamo facciamo un pisolino, e al pomeriggio puliamo il formaggio in cantina. Alle 17 si munge di nuovo e verso le 19 ceniamo, poi andiamo a dormire presto, e il giorno dopo si ricomincia».
Facendo il calcolo delle ore effettive di lavoro, la paga oraria non è molto alta, ma Victor e i suoi due colleghi non si lamentano: «mentre siamo qui non abbiamo spese, quindi quello che guadagniamo lo portiamo tutto a casa, non possiamo lamentarci», conclude Victor sorridendo mentre finisce di preparare la mascarpa.

Pubblicato

Venerdì 10 Settembre 2010

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