Chiedono l’aumento per compensare l’inflazione e vengono licenziati. È la disavventura subita da sette dipendenti della filiale Flying Tiger di Berna, la catena danese di oggettistica a basso costo presente anche a Lugano e Grancia. Nel negozio di Berna ad essere impiegati sono perlopiù degli studenti, pagati 22 franchi l’ora, senza tredicesima. Salvo la direttrice della filiale e il suo vice, tutti i commessi sono impiegati a ore. Lo studente Julian R. (22 anni) lavorava per l’azienda danese da diversi anni, senza aver mai ricevuto un aumento di stipendio.

 

“A causa dell’inflazione, avevo difficoltà a far quadrare i conti con la bassa retribuzione oraria”, racconta Julian al giornale Work. Non è l’unico, naturalmente. Tutti i dipendenti decidono di scrivere alla direzione di Flying Tiger Switzerland, alla sede nazionale di Lucerna. Dopo aver confrontato i salari minimi nella vendita della concorrenza, chiedono di aumentare la paga a 26 franchi l’ora e un adeguamento annuale all’inflazione. In quel periodo, il salario minimo di Coop e Migros era di poco superiore ai 27 franchi l’ora. Dai vertici aziendali per due mesi non arriva nessuna risposta. «È stato molto frustante. Etichettavamo i nuovi prezzi in crescita ai prodotti, mentre per noi non c’era neanche un centesimo in più» dichiara Celine, all’epoca dipendente nel negozio di Berna.

 

Trattati con indifferenza dalla dirigenza nazionale, i dipendenti decidono di organizzarsi sindacalmente a Unia. Una nuova lettera parte all’indirizzo della sede centrale di Lucerna, firmata dai collaboratori e dal sindacato. Dall’azienda arriva il rifiuto a intavolare trattative. A quel punto, stando al racconto dei collaboratori, inizia la persecuzione nei loro confronti. Il direttore li convoca individualmente, senza specificarne il motivo. Tutto diventerà più chiaro col verbale dei colloqui stilato dal dirigente. Un verbale mai fedele alla discussione avuta, sostengono i dipendenti. Le valutazioni dei singoli commessi erano tutte identiche: calo della prestazione lavorativa e della motivazione. Unia contatta la direzione nazionale, ma non arriva nessuna risposta. I colloqui però s’interrompono.

 

Nei tre mesi successivi, da novembre a gennaio, improvvisamente le ore dei dipendenti calano vertiginosamente, mentre dei nuovi lavoratori vengono assunti. Sette lavoratori ottengono un incontro con il capo, durante il quale gli chiedono perché non ricevano più turni o perché non fossero equamente distribuiti. La risposta arriva qualche giorno dopo. Tutti e sette sono stati licenziati. Ritenuti abusivi, i licenziamenti vengono impugnati dal servizio giuridico di Unia. Interpellata da Work, Flying Tiger Copenhagen «respinge l’accusa di discriminazione dei dipendenti perché appartenenti a un sindacato, riconoscendo al contempo l’impegno di Unia nei confronti dei lavoratori in Svizzera». Tanto riconoscenti da non degnarli di una risposta e licenziando i suoi affiliati. Potenza della comunicazione aziendale.

Pubblicato il 

25.04.24
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