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Fitoassassini

di

Tita Carloni
Ci sono i fitobiologhi, i fitopatologhi, i fitosanitari e i fitoassassini, cioè gli uccisori di piante. Il reato non è tuttavia punibile perché non è contemplato nel codice penale. I fitoassassini allignano... (ahimè, in questo caso il verbo diventa del tutto improprio, poiché allignare significa mettere radici, metter legno, attecchire)... dicevo: i fitoassassini allignano soprattutto a Lugano, ma non mancano a Bellinzona e in altri luoghi del cantone. L’ultima prodezza luganese è stata l’abbattimento di un filare di tigli in Piazza Castello, davanti al vecchio asilo Ciani. Ed è proprio in Piazza Castello che si sono consumate alcune tra le aggressioni peggiori al verde urbano. Oggi quel grande spazio si presenta come un unico arido cantiere che ha dilagato nel Parco civico, sul lato settentrionale di viale Cattaneo e nell’area di Piazza dell’indipendenza. Chi ricorda ancora le casermette, il maneggio di Villa Ciani e gli alberi secolari che facevano loro da cornice sa quale valore è andato perduto e gli viene un groppo alla gola. La storia è lunga. Alla fine degli anni ’60, grazie al contributo materiale del Comune, del Kursaal e della Società degli albergatori (un terzo ciascuno) e all’alto sostegno morale del Cantone (specialmente della Commissione dei monumenti storici e del Consiglio di Stato di allora) fu deciso di costruire il Palazzo dei Congressi proprio lì. Oltre al maneggio e alle casermette cadde una prima gloriosa schiera di alberi. Poi vi furono i necessari allargamenti stradali, e cadde un secondo gruppo. Qualche anno fa un provvidenziale ventaccio dette il colpo di grazia agli ultimi platani, privati ormai delle loro radici. Oggi il cantiere di un nuovo posteggio sotterraneo, le necessarie rampe d’accesso, il previsto ingrandimento del Palazzo dei Congressi, e le nuove sistemazioni stradali faranno di Piazza Castello uno degli esempi più flagranti della moderna desertificazione urbana. Brutte avvisaglie per il futuro della Nuova grande Lugano, che intanto sta bandendo un concorso per un grande centro espositivo e congressuale al Campo Marzio, come taluni avevano già ingenuamente suggerito nel lontano 1961, cioè quarant’anni fa. Ma se Atene piange Sparta non ride. A Bellinzona sono seriamente minacciati alcuni platani di Piazza Rinaldo Simen. I fitoassassini prevarranno probabilmente sui fitosanitari, i quali affermano però che, malgrado le condizioni avverse, i maestosi alberi, se amati e curati, potrebbero sopravvivere. Intanto altri subdoli mali minacciano ovunque i nostri frondosi amici. I tappeti d’asfalto, le colate di cemento, le canalizzazioni, i condotti sotterranei, le camerette, i cavi e tutto l’occulto armamentario che forma l’infrastruttura sotterranea delle città soffocano e amputano le radici di quanto vediamo emergere in egual misura dal suolo. Per i silenziosi verdi abitanti dei centri urbani la malattia e la morte rischiano di diventare inevitabili. Sia dunque consentita ad un vecchio amico degli alberi una cordiale esortazione: “Sveglia, su questo tema, cari compagni luganesi!”.

Pubblicato

Venerdì 3 Ottobre 2003

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