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Fisco, competizione perversa

di

Gianfranco Helbling
Marcel Ospel, il superboss di Ubs con un reddito annuo di 21 milioni di franchi, voleva andarsene a stare di casa a Zollikon, ridente borgo della Goldküste zurighese noto soprattutto per essere un paradiso fiscale. Ma il comune gli ha fatto capire che non era il benvenuto: a fronte di 1,956 milioni in più di imposte incassate, Zollikon ne avrebbe infatti dovuti riversare 1,977 in più al fondo di solidarietà intercomunale. Ospel s’è consolato andando a vivere a Wollerau, nel canton Svitto, altro paradiso fiscale. La vicenda indica due cose: 1) su quali valori fondamentali poggiano le scelte di vita di personaggi come Ospel; 2) la concorrenza fiscale è ormai giunta a livelli grotteschi che distorcono il sistema federalista, un sistema che dovrebbe essere basato sulla solidarietà ma che è sempre asservito ad una competizione perversa e fine a sé stessa. A conferma è venuto il massiccio voto favorevole dei cittadini di Obwaldo alla nuova legge fiscale che introduce una degressione delle aliquote per le persone fisiche a partire da un reddito di 300 mila franchi: in altri termini, chi supera quella soglia paga proporzionalmente sempre meno rispetto a chi non ci arriva. Obwaldo, che è diventato così un nuovo paradiso fiscale, non ha inventato nulla: un sistema simile c’è già a Sciaffusa ed Appenzello Esterno, mentre ci stanno riflettendo Uri, Glarona ed Appenzello Interno. La distorsione è evidente: da un lato Obwaldo abbassa le imposte nella speranza di attrarre nuovi ricchi che consentano a loro volta un ulteriore sgravio fiscale; dall’altro però non solo le entrate di Obwaldo dipendono per metà da sovvenzioni federali (versate dunque dai cittadini del resto della Svizzera) ma quel cantone può anche fare a meno di molte infrastrutture perché ad attivarle e a finanziarle ci pensano i cantoni vicini. Il Partito socialista svizzero (Pss) non ci sta e mentre ha deposto una mozione perché la Confederazione vieti le aliquote degressive, preannuncia il lancio di un’iniziativa popolare per una reale armonizzazione delle imposte a livello federale. Entrambe, con le maggioranze che ci ritroviamo, avranno vita dura: lo stesso ministro federale delle finanze, Hans Rudolf Merz, è un fan convinto della concorrenza fiscale. Lo stimolo per riportare giustizia però potrebbe venire da fuori. Al fisco di Berlino ad esempio l’idea che vivano più miliardari tedeschi in Svizzera che non in tutta la Germania piace sempre meno. L’Unione europea sta costruendosi con una certa attenzione proprio per la solidarietà fra Stati (ne sa qualcosa il nostro segreto bancario). Se non ci pensa Berna, potrebbe essere Bruxelles a farci riscoprire uno dei valori fondamentali del federalismo. Con buona pace di chi continua a considerare la Svizzera un modello per l’Europa.

Pubblicato

Venerdì 16 Dicembre 2005

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