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Fionda la sonda

di

Mauro Marconi
Tempo di elezioni, tempo di sondaggi. Si sondano gli umori della gente, le sue preoccupazioni, le sue aspirazioni, le sue aspettative, i suoi comportamenti elettorali, le sue intenzioni di voto, e chi più ne ha più ne metta. Beh, quando vedo un sondaggio sul giornale, salto bellamente le pagine. Francamente: non me ne frega molto di cosa pensa la gente. Ho le mie idee ed i miei valori e mi basta condividerle con quelle persone che mi onorano della loro amicizia, e con un sacco di altre persone che non conosco ma con le quali so di fare lo stesso cammino. D’accordo, questa è una mia posizione personale, di cui il lettore farebbe volentieri a meno. E, se mi limitassi ad un simile pensiero, non avrebbe torto a sentire puzza di egocentrismo sullo stile ci ho la mia rubrica e giudico il mondo. Ma ci sono altre considerazioni, questa volta un po’ più scientifiche, che possono essere fatte. Tecnicamente, il sondaggio è uno dei sette tipi attraverso qui è possibile svolgere una ricerca sociale. E’ un tipo di ricerca in cui la raccolta e l’analisi statistica dei dati è volta alla verifica delle ipotesi di partenza elaborate dal ricercatore. Il rischio che il ricercatore voglia dimostrare di aver ragione è molto forte e può fortemente condizionare il risultato del sondaggio. E’ un problema di metodo importante. Personalmente mi è capitato di assistere ad un’intervista in cui veniva fatto passare un questionario su come vengono percepiti i distributori automatici dall’utenza delle Ferrovie Federali Svizzere. Ho sentito l’intervistatore chiedere cosa pensa dei distributori? li trova belliutiliinteressanti? C’è poi il problema del committente: chi paga il sondaggio? Già, perché per quanto bravi e simpatici possano essere i ricercatori, non sono mica dei fessi: sono anche loro dei lavoratori che si fanno pagare per i loro servizi. E sappiamo tutti come alle volte siamo accondiscendenti con chi ci paga (non ditemi che tutte le barzellette che racconta il vostro capo sono sempre divertenti…). E per concludere questa breve carrellata di critiche ai sondaggi, segnalo un problema di fondo legato alla rappresentatività. Intendiamoci, non si tratta di capire se le varie parti, categorie, classi, ecc., della popolazione siano equamente rappresentate dal campione che partecipa al sondaggio (anche perché se non lo fosse, i sondaggisti vi direbbero in ogni caso che è così). Il problema è un altro: ammesso e non concesso che il campione sia rappresentativo, le opinioni non hanno tutte lo stesso valore. Ci sono opinioni che contano di più (perché hanno il potere di dire e di fare) ed altre che contano di meno (perché possono solo dire). Una riflessione questa, che ci viene da Pierre Bourdieu che non aveva esitazioni quando affermava che “l’opinion publique n’existe pas”.. Bene, ora sarei felice di conoscere il vostro parere su queste mie riflessioni. Anzi dopo aver mandato alcuni e-mails ad amici e parenti sono in grado di darvi i primi risultati: il 90% degli intervistati trova che come scrivo io non scrive nessun altro, mentre il 10% è convinto che io scriva con due dita (però velocemente!).

Pubblicato

Venerdì 21 Marzo 2003

Edizione cartacea

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