Stazioni invernali o infernali, a seconda dell'occhio con cui le si guarda. Il secondo è quello di Roland Zegg, alla testa della società GrischConsulta, che la scorsa settimana ha presentato il suo studio sullo stato di salute degli impianti sciistici del canton Ticino. Il verdetto è chiaro: tutti bocciati. Agli esami di riparazione si potrebbe eventualmente mandare soltanto Airolo – perché favorita dal clima e di facile accesso. Ai consigli del signor Zegg, il Consiglio di Stato ha prestato ascolto ma poi ha preferito una soluzione tutta sua che sostiene Airolo e concede un credito ponte non vincolato durante i prossimi due anni a Carì e Bosco Gurin per progetti ancora da stabilirsi. Per gli altri? Nulla o poco più: la possibilità di un aiuto per progetti a sicuro guadagno (e, detto tra le righe, solo a vocazione estiva). Trattamenti diversi per situazioni fondamentalmente altrettanto gravi. O forse alcune sono più gravi delle altre, anche se poi sono proprio queste ad essere finanziate… Questa la via scelta dal governo per «attribuire importanza teorica alle valli e impostare politiche cantonali adeguate e così riequilibrare la relazione centri-periferia. Le stazioni invernali sono un elemento concreto di attività nelle valli», ha affermato in conferenza stampa la ministra delle finanze Laura Sadis. Una scelta, quella del Governo, che non ha tardato a suscitare reazioni anche e soprattutto tra gli "esclusi". Tra questi la Valle di Blenio. Per capire meglio la situazione e le rivendicazioni bleniesi (Nara e Campo Blenio, ndr), area ha incontrato Walter Gianora, deputato Plr in gran consiglio, molto attivo politicamente anche in valle, già membro del Consiglio di amministrazione dell'Ente turistico di Blenio e attualmente presidente dell'Associazione dei comuni di Blenio.

Signor Gianora, il rapporto presentato dalla GrischConsulta parla di assenza di ricadute per gli impianti di risalita. Lei è d'accordo?
Può sembrare un paradosso ma io globalmente concordo con i risultati dello studio. Il problema, tuttavia, è che l'analisi non tiene sufficientemente conto del contesto cui si riferisce. La GrischConsulta fa un parallelo tra le stazioni ticinesi e quelle situate nella parte nord dell'arco alpino le quali possono vantare notevoli sinergie con diversi settori, come ad esempio quello alberghiero. Un contesto che il Ticino non conosce: da noi vige piuttosto un turismo "mordi e fuggi". Fondamentalmente  non era necessario avere un nuovo studio per conoscere quale fosse la situazione delle nostre stazioni: già lo si sapeva, bastava leggere i bilanci.
Infatti: i bilanci non sono rallegranti, tuttavia non sembrate disposti a chiudere tutto…
Che vi siano poche ricadute non posso negarlo, ma per chi è abituato a vivere di briciole posso assicurarle che quello che raccogliamo è sufficiente. Togliere anche questo poco  significa morire. In un piccolo contesto come il nostro, le stazioni sono da considerare come un piccolo ingranaggio che ne riesce a muovere altri e, di conseguenza, dare vita alla valle. Basta chiederlo ai commerci locali, ai ristoranti…
E in questi giorni lo avete ripetuto spesso, le stazioni hanno anche una "funzione sociale"…
Attorno alle stazioni gira tutto un piccolo mondo: ci sono persone che lavorano tutto l'anno, ci sono gli stagionali e, non dimentichiamolo, anche uno stuolo di volontari che permettono di farle vivere. Inoltre, le stazioni riuniscono in valle diverse scuole del cantone durante le cosiddette settimane bianche; oltre alle scuole di sci e ai diversi sci club che portano in valle giovani, le generazioni di domani, permettono di sviluppare un sano agonismo sportivo, la competizione.... Non dimentichiamo, inoltre, che molti ticinesi hanno la casa secondaria in valle dove restano nei week end o durante le settimane di vacanza creando un indotto anche a paesi che altrimenti si ridurrebbero a semplici dormitori. Se chiudiamo le stazioni tutto questo è destinato a scomparire – penso ai commerci e ai ristoranti – oppure a emigrare nella Svizzera interna. E allora non avremo nemmeno più le briciole.
Dunque, secondo voi lo studio non ha tutti i torti, ma ha dimenticato di considerare gli "aspetti sociali" e il contesto. Ma allora come si sarebbe dovuto procedere?
Occorre innanzitutto rendersi conto di una cosa: gli impianti esistenti sono di due tipi. O sono dei "residui" del concetto di stazione invernale immaginato negli anni '50 in cui si pensava di costruire dei grandi complessi turistici – il Nara ne è un esempio – e che oggi sono ormai anacronistici (è cambiata la domanda, il contesto e anche la situazione climatica, ndr). Oppure, sono stazioni sorte negli ultimi anni. Ed è qui che è stato commesso l'errore: si è infatti ancora deciso di puntare alla grande stazione dimenticando che, in definitiva, possiamo soltanto permetterci delle piccole stazioni regionali, le sole che riducono i rischi (scarso innevamento e giornate di brutto tempo) garantendo comunque quell'offerta necessaria a soddisfare i ticinesi e, al massimo, chi abita al di là del confine.  La domanda che il Consiglio di Stato avrebbe dovuto porsi è questa: visto che in Ticino di stazioni invernali (intese come grandi complessi turistici, ndr) non se ne parla, che cosa facciamo? Smantelliamo tutto oppure rifacciamo i conti in un ottica di politica regionale sedendoci al tavolo con tutti gli attori, con le istituzioni delle valli? Nel nostro caso specifico, il comune di Acquarossa è anche proprietario degli impianti. Perché non contattarci e sentire quali  proposte abbiamo da offrire?
Concretamente cosa avreste suggerito?
Il nostro comune è il primo ad essere interessato a pianificare il futuro e a ridurre i costi. Tanto è vero che abbiamo già dato mandato a una società di progettare il futuro della stazione in un'ottica cantonale prevedendo un drastico ridimensionamento della stazione per adattarla al nuovo contesto. Concretamente si tratterà di ridurre le dimensioni della stazione, eliminando ad esempio quegli impianti costruiti in passato e che scendono fino a 800 metri di altezza dove quasi certamente la neve non arriverà più...
Il Consiglio di Stato è stato informato di questo studio?
Fino ad ora ci ha ignorato. Noi ci stiamo muovendo verso una riduzione massiccia degli impianti. Quello che oggi vorremmo sapere è se lo Stato è interessato o meno a questo progetto.
Laura Sadis ha dichiarato di non voler abbandonare le stazioni ticinesi e di essere pronta a sostenere i progetti che creano indotto…
Il sostegno offerto da Laura Sadis è su un altro piano, un piano che esclude totalmente gli impianti di risalita.
Voi fino a che punto siete disposti ad andare avanti?
Oggi noi stiamo facendo perdurare una situazione che finirà nel 2014 quando scadranno le concessioni per gli impianti e si dovranno fare  investimenti. È in quel momento che sorgerà il vero problema. Per questo motivo abbiamo avviato lo studio per la riorganizzazione, per sapere in che direzione muoverci. Purtroppo per fare correttamente i calcoli e sapere fino a che punto possiamo spingerci, dobbiamo sapere già oggi che sostegno avremo e da parte di chi. È chiaro che se nel 2014 la situazione dovesse essere la stessa di oggi, se lo Stato non dovesse aiutarci negli investimenti, per noi la situazione invernale diventerebbe insostenibile. Altri investitori? Vogliono garanzie in cambio e oggi sono poche…
A voi ha dato più fastidio vedervi "abbandonati" dallo Stato o vedere che altri possono beneficiare di due anni di sicuro sostegno?
Ci sono due cose che ci hanno dato fastidio: innanzitutto, il metodo usato, quello del non coinvolgimento e dell'assenza di dialogo con le istituzioni locali. Secondariamente il fatto che benché lo studio dica chiaramente che Carì e Bosco Gurin siano insanabili si decida comunque di concedere loro ancora due anni di tempo. Se sono insanabili perché metterci altri soldi?
A meno che non si decida di ripensare tutto e si scelga di fare delle rinunce, di ridurre all'osso lo standard e i costi: il problema infatti non è oggi bensì nel momento in cui si dovranno cambiare gli impianti…
Solo riorientando oggi la politica si potrà andare avanti, si permetterà alle istituzioni locali di partecipare e al volontariato di mantenere un ruolo. Fino ad oggi l'asticella è stata messa troppo in alto…
Lo studio della GrischConsulta sostiene, infatti, che vi siano stati errori di management. Col senno di poi ne avete commessi anche voi?
Noi siamo tranquilli perché abbiamo fatto tutto ciò che era possibile e anche in modo trasparente. Non possiamo però negare di aver ereditato situazioni figlie di un concetto di impianti di risalita ormai superato e che oggi dobbiamo cercare di adattare al nuovo contesto. Gli errori dunque sono semmai nelle premesse e nelle visioni del passato. Anche se non dobbiamo dimenticare che a commettere quegli errori si era in tanti: la legge cantonale sul turismo prevedeva infatti articoli specifici per sviluppare e promuovere centri montani….
Ipotizziamo che la situazione economica resti quella di oggi. L'idea di abbandonare lo sci e concentrarvi su altre attività invernali vi disgusta così tanto?
Su quali attività? Pelli di foca o racchette? La nicchia è talmente piccola, lo si vede già oggi al Lucomagno, che l'indotto sarebbe davvero minimo. E comunque non coinvolgerebbe più gli impianti di risalita. La sola villeggiatura? Non basta. E in ogni caso significherebbe dover risvegliare la valle non  in modo individuale bensì collettivamente per trovare degli accordi. E questo è decisamente difficile da realizzare.
Per quel che ne è della villeggiatura già oggi esiste la Blenio TourRustici (operatore turistico impegnato nella gestione e la valorizzazione delle abitazioni della valle, ndr). Non basterebbe per risvegliare globalmente il settore?
La Blenio TourRustici è legata direttamente al Nara, venendo a mancare questa stazione, le vengono a mancare anche un 20 per cento del portafogli. Senza dimenticare che l'associazione esegue anche la contabilità del Nara: senza di essa perderebbe almeno 30mila franchi l'anno utili alla valorizzazione dei rustici e delle bellezze della valle. Ma questo aspetto qualcuno ha dimenticato di inserirlo nei calcoli che ha eseguito…
Puntare tutto sulle terme di Acquarossa è un'idea fuori luogo?
Le terme sono un progetto sicuramente a valenza non solo locale ma in grado di coinvolgere tutto il cantone. Come ente pubblico stiamo tentando di promuoverle attraverso tutta una serie di canali, anche in sinergia con la stazione del Nara. Se queste dovesse scomparire verrebbe meno una forza non indifferente. La questione terme inoltre è una matassa molto intricata: chiama in causa non solo il pubblico ma anche interessi privati e antichi contenziosi difficili da sbloccare. Sono ormai trent'anni che si parla dello stabilimento termale ma ancora non se ne vede che l'ombra…

Il senso di 250mila franchi

Lo studio presentato dalla GrischConsulta – secondo dichiarazione radiofoniche del capo della divisione dell'economia Arnoldo Coduri – è costato alle casse dello Stato 248'660 franchi. Una cifra importante (a titolo di paragone, 200mila franchi sono la cifra che, secondo la stazione dei Campo Blenio, sarebbe bastata per far quadrare il proprio bilancio) per uno studio che va sì più nel dettaglio rispetto a quanto già affermato da quello presentato nel 2003 dall'Istituto ricerche economiche dell'Università della Svizzera italiana, ma che in fondo va più o meno nella stessa direzione (L'Ire diceva: "Airolo sì ma solo per attività mirate, per lo sport di élite"; Bosco: "supporto solo in caso di riorientamento drastico". E per le altre il veto). A questo punto è lecito chiedersi se valeva la pena commissionare ben due studi a distanza ravvicinata se poi alla fine il Governo opta sempre per un'altra soluzione, diversa da quelle proposte dagli esperti (intestardendosi sempre sulle stesse stazioni) quasi a cercare di apparire "più buono" prendendo decisioni meno severe rispetto agli esperti? E che dire della notizia riportata dal Corriere del Ticino secondo  cui il direttore della GrischConsulta, Roland Zegg, è anche vicedirettore della Zermatt Bergbahnen, Sa e della Lenzerheide Bergbahnen Sa, quest'ultima tra le maggiori società che gestiscono impianti nei Grigioni, cantone dove già oggi molti ticinesi si recano a sciare? Chi considerava lo studio troppo severo può forse trovare qui una giustificazione....

Pubblicato il 

03.10.08

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