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Fine della strada maestra

di

Gianfranco Helbling
Da lunedì il Gran consiglio ticinese tornerà ad occuparsi dei conti dello Stato. All’ordine del giorno, subito in apertura dei lavori, ci sono infatti l’uso della quota parte destinata al Ticino dei proventi della vendita dell’oro della Banca nazionale e il preventivo 2006 del Cantone. La discussione si prospetta accesa. Sull’oro c’è un rapporto di maggioranza (sottoscritto con riserva dai socialisti) e uno di minoranza della Lega. Sui conti 2006 i rapporti sono quattro: quello di maggioranza di Plr e Ppd e quelli di minoranza di socialisti, Lega e Udc. E sul tappeto, a permeare i dibattiti, ci sarà pure l’aggiornamento delle linee direttive e del piano finanziario di legislatura, approvato in settimana dal governo. Sulla situazione finanziaria del Cantone alla vigilia del dibattito facciamo il punto con la capogruppo socialista in Gran consiglio Marina Carobbio, che è pure membro della Commissione della gestione. L’aggiornamento delle linee direttive e del piano finanziario conferma il “piccolo equilibrio” come obiettivo da raggiungere entro il 2007: per quell’anno l’autofinanziamento non dovrà più essere negativo, ossia il cantone non dovrà più indebitarsi per pagare stipendi e sussidi. Marina Carobbio, il Partito socialista (Ps) condivide questo obiettivo o ritiene che l’uscita dall’autofinanziamento negativo possa avvenire anche più tardi? È chiaro che se si possono risanare le finanze è un fatto positivo. Però se i cittadini hanno dei problemi prioritari (quali l’aumento dei premi di cassa malati o l’occupazione) l’obiettivo dell’autofinanziamento almeno pari a zero non dev’essere necessariamente raggiunto nei tempi posti dal governo. Va migliorata la tendenza, ma non con risparmi sulla socialità o la formazione. Le va bene dunque che il Cantone continui ad indebitarsi per pagare gli stipendi dei suoi dipendenti? È vero che non si deve lasciar crescere in maniera sproporzionata il debito pubblico, ma è anche vero che esso oggi non è comunque drammatico. Ripeto, è una questione di priorità. Quando si è capito questo allora ci si accorge che ci sono dei margini di manovra che si possono ancora sfruttare. La maggioranza invece ha deciso di percorrere un’altra strada. Se però c’è la disponibilità ad uscire dall’autofinanziamento negativo operando non solo sulle uscite ma anche sulle entrate (in particolare fiscali), allora siamo pronti a discuterne e a trovare assieme una soluzione. Ma un debito pubblico di 1,5 miliardi nel 2007 non è un grosso problema? È certamente un problema, perché esso graverà anche sulle generazioni future. Ma il suo abbattimento non è un dogma: se mantenendo questo livello di indebitamento riusciamo anche a risolvere i problemi concreti dei cittadini, allora può essere accettato e sostenuto. Perché il debito pubblico non lo si abbatte soltanto incidendo sulle spese. Ora invece la manovra da 59 milioni che il governo propone per il 2007 è totalmente asimmetrica: soltanto contenimento delle uscite, nessuna nuova entrata. E noi non ci stiamo. Fin qui nulla di nuovo: le posizioni sembrano quelle di tre anni fa… Con una differenza: in mezzo c’è stato il preventivo 2005. Che non era la soluzione di tutti i problemi e sul quale tutti, socialisti compresi, hanno dovuto fare delle concessioni. Ma almeno c’era una strada chiara e si agiva, seppure non in maniera simmetrica, sia sui risparmi che sulle entrate. Ora questa strada è stata del tutto abbandonata: la maggioranza in governo e parlamento di questa impostazione non ne parla nemmeno più. Perché la “strada maestra” del preventivo 2005 è stata abbandonata? La destra non ha il coraggio di dire ai ticinesi che si esce dalla crisi soltanto se si toccano anche le entrate, in particolare le imposte. Si accusa il Ps di populismo: noi almeno abbiamo avuto il coraggio di dire che l’aumento delle imposte per le persone giuridiche e la correzione dello sgravio occulto dovuto al passaggio dalla tassazione biennale e quella annuale dovevano essere duraturi. Abbiamo dato prova di senso di responsabilità, non certo di populismo. Purtroppo siamo alla vigilia delle elezioni: di questi temi si tornerà a parlare, perché si sarà costretti a farlo, nel 2008. Intanto però avranno distrutto lo Stato sociale. Aperture nel senso di una disponibilità da parte borghese a discutere di aumento della pressione fiscale ce ne sono state, sia con la presa di posizione dell’Aiti che con l’interrogazione di Mauro Dell’Ambrogio. Un consenso in questa direzione le sembra possibile? Se queste aperture sono serie vanno prese positivamente. Non sono però d’accordo che si imponga di parlare prima di risparmi e solo in un secondo tempo di aumento delle imposte. E questa è l’impostazione sia dell’Aiti che di Dell’Ambrogio. Queste aperture saranno serie quando si sarà nuovamente disposti a riprendere il discorso fatto con il preventivo 2005 e poi abbandonato. Sono d’altra parte convinta che anche nell’amministrazione vi siano degli spazi di manovra per contenere le spese: penso ai mandati esterni, al credito per l’Ente ticinese per il turismo,… Certo sono margini di manovra ridotti, perché il personale è già stato notevolmente tagliato, il precariato ha già raggiunto livelli importanti, la formazione difficilmente può essere ancora toccata e così via. Forse sui tagli ai mandati un consenso è possibile con la Lega… Il problema è che con la Lega ci sono preclusioni in tutti gli altri ambiti: di aumenti di imposte non ne vuole certo sentire parlare, per non parlare delle sue proposte tese unicamente a ridurre il personale dello Stato e dei settori parastatali. Dunque il Ps rischia di ritrovarsi di nuovo un po’ solo. Il Ps va avanti per la sua strada, lungo la quale il popolo più volte gli ha dato ragione: penso al referendum contro i tagli ai sussidi di cassa malati nel 2004, ma anche al preventivo 2005, che senza il Ps sarebbe stato bocciato alle urne. Forse siamo isolati in parlamento, ma mi pare che una parte dei ticinesi e delle ticinesi questo approccio lo condivida. Se per ridurre l’isolamento dobbiamo accettare che lo Stato abdichi al suo ruolo di redistributore di ricchezza, allora non ci stiamo. Il preventivo 2006 arriva in aula un po’ privo di contenuti, dato che le misure più incisive sono già state votate separatamente. Il Ps presenta un rapporto di minoranza: perché? Proprio per le misure già discusse e da noi non accettate, come il blocco della spesa negli ospedali o nelle case per anziani e per quelle non discusse, ossia il taglio ai sussidi di cassa malati, deciso dal governo senza coinvolgere il parlamento. Noi proporremo un emendamento per rimettere nel preventivo i 20 milioni tolti ai sussidi di cassa malati. Spero che questa volta il parlamento almeno ne discuta, che non siano solo i socialisti a preoccuparsi per l’erosione del reddito dei cittadini. Il preventivo prevede anche una riduzione degli investimenti del 3 per cento: il Ps che ne pensa? Se si devono fare dei sacrifici è giusto prendere in considerazione tutte le possibilità. Ma occorre stare attenti a dove si taglia: ci sono investimenti che sono molto utili nel favorire il rilancio economico e nel creare occupazione. D’altro lato ci sono settori privilegiati: nel turismo si sono tagliati gli aiuti agli investimenti, ma non il credito per la promozione all’Ett. L’aumento delle tasse di circolazione è stato rinviato: qual è la posizione del Ps su questo punto? Il governo si nasconde dietro alla proposta di aumento delle tasse di circolazione per dire che una manovra anche sul fronte delle entrate l’ha fatta. Per noi però un conto è aumentare le imposte, che sono proporzionali ai redditi rispettivamente agli utili, tutt’altra cosa è aumentare le tasse, che sono per tutti uguali indipendentemente dalla capacità economica di ognuno. Inoltre la proposta del governo non teneva conto degli aspetti ecologici che una simile riforma può avere se si introduce un cosiddetto ecobonus. Se l’aumento fosse stato inserito in una revisione complessiva che avrebbe portato ad imporre maggiormente chi più inquina favorendo per contro chi ha comportamenti più ecologici, il Ps l’avrebbe potuto sostenere. In parlamento arriverà anche l’oro della Banca nazionale. Dalla gestione è uscito un compromesso, che giudizio ne dà? È un compromesso fatto per salvare l’alleanza Plr-Ppd che è vacillata diverse volte nelle ultime settimane. Per il Ps il problema non è tanto contabile, ossia più o meno ammortamenti. Il problema è sapere se una parte di questi soldi la si vuole impiegare per progetti concreti. Per ora però il parlamento sembra orientarsi verso la creazione di un credito quadro vuoto di contenuti. Quel che chiediamo agli altri partiti, Plr e Ppd in particolare, è di specificare quali debbano essere questi contenuti. Noi delle proposte le abbiamo fatte (ad esempio con l’iniziativa popolare per l’istituzione di un fondo per la formazione e la richiesta di creazione di patti territoriali). D’altra parte bisogna essere coscienti che quest’oro è un’entrata straordinaria: se non si deve dare l’illusione che essa risani le finanze dello Stato, comunque libera degli spazi di manovra per intervenire con progetti concreti su specifici problemi del paese. Masoni e la maggioranza invece sono disposti a fare questo tipo di interventi solo se c’è un corrispettivo taglio in altre voci di spesa, perché il loro obiettivo è l’autofinanziamento in pareggio entro il 2007 che concretamente significa ulteriori tagli ai contributi che l’ente pubblico eroga nella socialità o nella formazione. E qui non possiamo essere d’accordo. Ecco perché abbiamo firmato il rapporto commissionale sull’utilizzo dell’oro della banca nazionale con riserva.

Pubblicato

Venerdì 9 Dicembre 2005

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