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Ffs e sindacati, dialogo tra sordi

di

Silvano De Pietro
«Disdetta necessaria per nuove trattative». Così la direzione delle Ferrovie federali svizzere (Ffs) ha titolato il suo comunicato stampa con il quale, il 28 marzo scorso, ha annunciato di avere regolarmente disdetto i due contratti collettivi di lavoro (Ccl) del personale delle Ffs e di Ffs Cargo. Di solito, questo genere di convenzioni tra partner sociali se non vengono esplicitamente disdette con sei mesi di preavviso rispetto alla loro scadenza (per i due contratti in questione: la fine del 2006), si considerano tacitamente rinnovate. La mossa delle Ffs non arriva inattesa, perché era stata preannunciata in gennaio; ma ciò non toglie che il sindacato dei ferrovieri, il Sev, parli di «apertura delle ostilità nei confronti del personale». «Considerato che i sindacati non sono disposti a negoziare modifiche dell’attuale contratto collettivo di lavoro», scrivono le Ffs per giustificare il loro gesto. «Avremmo potuto – replica il Sev – continuare a vivere con gli attuali Ccl, i quali offrono all’impresa abbastanza flessibilità. Siamo disposti a negoziare, ma non accetteremo lo smantellamento previsto dalle Ffs». Dialogo tra sordi, verrebbe da dire. Ma questa non è solo una battuta: c’è una reale, sostanziale differenza nel modo di giudicare le condizioni economiche ed aziendali nelle quali le Ffs ed il loro personale si trovano ad operare. Le Ferrovie hanno adottato uno stile rivendicativo, ponendo in anticipo le loro condizioni, per far pressione psicologica sul personale. E denunciando le convenzioni collettive, l’azienda costringe i sindacati a trattare sulle sue condizioni. Che cosa vogliono le Ffs? In sintesi: diminuire salari e indennità, allineandoli a quelli applicati nelle piccole imprese ferroviarie ed in altri settori; aumentare il tempo di lavoro, reintroducendo le 41 e in alcuni settori persino le 42 ore settimanali; smantellare la protezione sociale ed assicurarsi il diritto di poter licenziare liberamente. «Non lasceremo effettuare un tale smantellamento», ha reagito il Sev. «Da anni il personale delle Ffs subisce le conseguenze della soppressione di posti di lavoro e dell’aumento costante della produttività, nell’ambito dei Ccl in vigore. Ma tutto questo non basta per le Ffs, le quali considerano il personale come “troppo caro”». D’altra parte, il capo del personale delle Ffs, Hannes Wittwer, ha indicato che il rafforzamento della competitività delle Ffs e di Ffs Cargo rappresenta il nocciolo delle trattative. «Non può esistere che gli stessi sindacati negozino con i concorrenti delle Ffs contratti che favoriscono quelle aziende ferroviarie», ha detto Wittwer. «Non è inoltre tollerabile che nel settore della manutenzione del materiale rotabile vigano per le Ffs condizioni differenti di quelle esistenti per le industrie delle macchine. Regole ormai superate dell’epoca del diritto del pubblico impiego dovranno essere abolite». «Le Ffs trascurano il loro dovere di occuparsi dei collaboratori che hanno lavorato tutta la vita al loro servizio e che, visto la formazione specifica, hanno poche possibilità di ritrovare un posto sul mercato attuale del lavoro», scrive il sindacato dei ferrovieri. «Nelle trattative vogliamo ottenere un contratto collettivo applicabile a tutta l’impresa, il quale continuerà ad offrire a tutti i collaboratori condizioni equivalenti a quelle attuali». Da parte sua, l’azienda ferroviaria crede di poter migliorare le condizioni di lavoro imponendo la rinegoziazione del contratto su basi più modeste. «Anche il nuovo Ccl dovrà assicurare il partenariato sociale e garantire che le Ffs continuino a essere un datore di lavoro affidabile», ha sottolineato Wittwer. «Contemporaneamente il nuovo contratto dovrà permettere anche in futuro il successo aziendale delle Ffs e gettare le basi per il mantenimento di posti d’impiego attrattivi e moderni». Ambedue le parti auspicano di concludere con successo il negoziato, in tempo per assicurare l’entrata in vigore dei nuovi contratti a partire dal 1° gennaio 2007. Se così non fosse, dice il Sev, «ci troveremo nella situazione di un vuoto contrattuale. I sindacati non saranno quindi più legati al rispetto della pace del lavoro». "Assurdo parlare di concorrenza" Giorgio Tuti è vicepresidente del Sev. A lui area ha chiesto se i primi incontri con la direzione delle Ffs previsti in marzo ci sono già stati e se del caso con quali esiti. Da gennaio a ora ci sono stati diversi contatti per dirci su quali punti intendevano negoziare il nuovo contratto. Vorrebbero flessibilizzare di più la durata del lavoro, togliere alcune indennità (in pratica, abbassare i salari) e relativizzare la protezione contro i licenziamenti. Su questa base, gli abbiamo detto, noi non possiamo neanche entrare nel merito. E visto che loro intendono comunque negoziare su questa base, hanno disdetto il Ccl perché secondo loro solo così si può fare un negoziato serio. Abbiamo preso atto di questa disdetta, abbiamo replicato che su questa base non si troverà mai un accordo ed abbiamo iniziato la mobilitazione che continuerà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Nel comunicato le Ffs parlano di recupero di competitività rispetto a ferrovie private ed altre società estere, che godrebbero di contratti di lavoro più concorrenziali, cioè peggiori per il personale. Perché allora il sindacato non s’impegna a migliorare tali contratti? Anzitutto, nel settore ferroviario i Ccl esistono dal 2001. Prima c’era per le Ffs lo statuto del funzionario; e tutte le altre imprese cosiddette “private”, cioè parastatali, si attenevano in linea di massima alle condizioni di lavoro date dallo statuto del funzionario. Che ci siano sempre state delle differenze tra la grande azienda pubblica delle Ffs e le piccole aziende private, non è una novità. Quello che abbiamo fatto a partire dal 2001 è stato di firmare un Ccl con le Ffs, e poi abbiamo cercato, ed abbiamo raggiunto in parecchi casi, di salvaguardare le condizioni di lavoro attuali con la prospettiva di armonizzare il tutto, non verso il basso ma verso l’alto. Questa è sempre stata la politica contrattuale del Sev. A noi sembra molto strano che oggi le Ffs ci vengano a parlare di concorrenza, quando abbiamo a che fare in Svizzera con un settore ferroviario in cui sono occupate circa 31 mila persone, delle quali 28 mila presso le Ffs. L’azienda più grande dopo le Ffs è la Bls, la ferrovia del Lötschberg [che nel gennaio 2005 contava 1’861 dipendenti, ndr]. Sembra dunque assurdo parlare di concorrenza attualmente, mentre le Ffs detengono ancora un monopolio. Per quanto riguarda il settore Cargo la situazione è differente, è vero. Ci sono più concorrenti e stanno aumentando anche quelli stranieri. Il capo del personale delle Ffs, Hannes Wittwer, vi accusa però di favorire i concorrenti dell’azienda federale. Ma Hannes Wittwer non dice però chi sono questi concorrenti. Sono una Oensingen-Balsthal-Bahn con 14 dipendenti, per esempio? Insomma, non dicono mai chi intendono per concorrenza. Tra le 22 o 23 aziende ferroviarie che operano sul mercato svizzero, ci sono le Ffs ed un numero notevole di “Tochtergesellschaften”, società affiliate alle Ffs, ed in più ci sono la Bls e la Südostbahn [467 dipendenti, ndr]. Il settore è questo. Di conseguenza, il punto di riferimento sono le Ffs, e non certo aziende piccole con 20 o 30 dipendenti che non sono una reale concorrenza per le Ffs. È vero che alla Bls lavorano un’ora in più alla settimana, ma Wittwer non parla dei salari, che alla Bls sono più alti. Pare di capire che il clima di lavoro all’interno delle Ffs stia peggiorando. È così? Guardi, posso dire che da quando è stata ufficializzata la disdetta del Ccl i dipendenti delle Ffs sono rimasti delusi dal proprio datore di lavoro. Ed anche un po’ scioccati. Il tutto ha provocato una certa demotivazione, accompagnata chiaramente da una reazione. Dopo l’aumento della produttività, l’attaccamento all’azienda e la grande disponibilità dimostrata, la gente ora è stufa veramente ed è disposta a lottare per non subire questi notevoli peggioramenti. Pronta a lottare fino allo sciopero? Lo sciopero non è il nostro obiettivo, che rimane invece quello di avere un contratto di lavoro degno di questo nome. Se ciò non sarà possibile, dal 1° gennaio 2007 ci sarà il famoso vuoto contrattuale e decadrà anche l’obbligo della pace del lavoro. Da quel momento non ci sarà da escludere più nulla.

Pubblicato

Venerdì 7 Aprile 2006

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