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Fermo Posta...

di

Silvano De Pietro
Il piano di ristrutturazione della Posta partirà da Zurigo. Quanto succederà nei centri minori e nelle zone rurali è già stato reso noto il 18 gennaio scorso; ma i veri problemi sorgeranno nelle città, dove la popolazione avvertirà maggiormente gli effetti della soppressione di uffici postali e dove anche le resistenze saranno più organizzate e più forti. Il piano di ristrutturazione della rete postale di Zurigo, comunicato a fine aprile, costituisce quindi un punto di riferimento importante per gli altri centri urbani. In effetti, se l’insieme della rete postale svizzera dovrà essere ridotta entro cinque anni dagli attuali 3 mila 375 a non più di 2 mila 700 filiali, i problemi posti dalle regioni urbane sono diversi da quelli dei villaggi di campagna. Nelle zone periferiche si vogliono sostituire da 600 a 900 piccoli uffici postali, poco frequentati e molto deficitari, con soluzioni alternative più flessibili e meno costose, come il servizio a domicilio o la posta mobile. Nelle città, invece, la soppressione di posti di lavoro sarà netta e lo sfoltimento degli uffici non conoscerà misure compensatorie, se non quelle dovute ad una diversa dislocazione delle sedi postali. La rivoluzione della rete postale nei 17 maggiori centri urbani svizzeri sarà attuata entro il 2006. A Zurigo, il piano "scientifico" approntato dopo aver interrogato 2 mila 105 persone ed averne analizzato esigenze ed abitudini, prevede la chiusura di 22 delle 46 filiali esistenti. In compenso saranno aperte 9 sedi nuove, sicché il numero totale scenderà a 33, con una diminuzione del 28 per cento. La Città sulla Limmat perderà così oltre un ufficio postale su quattro. Circa 30 posti di lavoro, sugli 870 attuali, verranno soppressi. Ma secondo i dirigenti della Posta dovrebbe essere un processo "socialmente sopportabile", poiché si farà ricorso al ricambio naturale degli impiegati, senza licenziamenti almeno tra i dipendenti fissi: a Zurigo l’organico della Posta è attualmente insufficiente e si avverte comunque una certa difficoltà a reperire personale sul mercato del lavoro. I criteri che saranno seguiti nel decidere quali uffici sopprimere e dove collocare i nuovi, costituiscono per il momento una "base di discussione" con le autorità cittadine e con i sindacati Transfair e Comunicazione. In base a tali criteri, saranno soppressi gli uffici periferici troppo lontani dalle zone più facilmente accessibili o troppo vicini alle altre filiali esistenti. La distanza media di un qualunque cittadino dal più vicino ufficio postale dovrebbe aumentare dagli attuali 467 a 549 metri, oppure da 5 a 10 minuti al massimo da percorrere con i mezzi pubblici. Altri criteri di valutazione sono la distanza dal posto di lavoro, le esigenze degli anziani e degli handicappati ed il cambiamento di abitudini della gente. Pare che sempre meno persone escano soltanto per andare alla posta e poi fare ritorno a casa. Sempre più gente, invece, sbriga i propri affari alla posta durante lo shopping o lungo il percorso per andare o tornare dal lavoro. Di conseguenza, saranno privilegiati i luoghi più frequentati o più facilmente accessibili con i mezzi pubblici. Se applicato così com’è stato ideato, il piano di ristrutturazione comporterebbe, secondo i capi della Posta, un risparmio di circa 6 milioni di franchi all’anno soltanto a Zurigo e una quarantina di milioni nelle altre 16 città. Gradualmente, entro la fine dell’anno verranno resi noti i piani concernenti Ginevra, Losanna, Basilea, Berna, Lucerna, San Gallo e Lugano. Nel 2002 conosceremo le intenzioni della Posta relative a Bienne, La-Chaux-de-Fonds, Friburgo, Neuchâtel, Winterthur, Thun, Sciaffusa, Coira e Bellinzona. Come detto, i piani di ristrutturazione saranno discussi con le autorità locali e con i sindacati. Quest’ultimi — ha avvertito il direttore generale della Posta, Ulrich Gygi — "potranno richiamare la nostra attenzione sull’uno o l’altro aspetto sottovalutato o trascurato, ma non sarà egualmente un bazar arabo. In fin dei conti toccherà alla Posta, e ad essa soltanto, decidere". Parole, queste, che fanno già presagire il conflitto. Forti del successo ottenuto l’anno scorso nell’opposizione al piano "Optima", il sindacato della Comunicazione e diversi raggruppamenti politici e associazioni di sinistra, tra cui il gruppo Attac si stanno mobilitando. Riuniti a Berna, hanno vagliato diverse possibilità di lotta, tra le quali anche il progetto di un’iniziativa popolare federale per salvaguardare il carattere di "service public" della Posta. Una decisione definitiva verrà presa il prossimo 16 giugno.

Pubblicato

Venerdì 11 Maggio 2001

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