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Fatti avanti, target!

di

Cristina Foglia
Chi, io? Certo, anche tu. Siamo tutti bersagli, anzi, “target”, come si dice nel linguaggio pubblicitario. Una massa vestita di maglietta con tanti centri concentrici e un bel punto nel mezzo che non corrisponde a un organo vitale bensì al borsellino. Non sfugge nessuno, o tutt’al più qualche clochard. Ma non si può esserne certi. Chissà, magari anche loro sognano la “playstation”… Ogni target ha la sua categoria, suddivisa in sottoinsiemi etichettati, anche quelli con linguaggio del marketing. Tu dove ti posizioni? “Universo giovani”, “pianeta anziani”, “donne in carriera”, “manager di successo”? Un prodotto per te, stai sicuro lo trovi. O meglio: loro trovano te. Ti scovano dappertutto: sui giornali, in tivù, sulle onde radio, per strada, sull’autobus, con un bombardamento di cartelli che, chissà perché, non percepiamo come una forma di inquinamento ambientale. «Dieta-slim, per chi ama stare in forma, propone questo documentario sulla fame nel mondo»…. Vabbé, non sempre gli abbinamenti sono di ottimo gusto, ma chi se ne frega. Consumare e non pensare, questo è il messaggio. E noi, ubbidienti, eseguiamo. Al punto che se i negozi stanno chiusi per due giorni filati, come capita sotto le feste, il terzo giorno è tutto un frenetico uscire dalle tane e infilarsi nei supermercati per procacciarsi il cibo. Ecco il prodigio della fame mentale, che ha creato più obesi in un ventennio che in tutto il resto della storia. Si mangia a tutte le ore. Rivoltanti snakketti, sani bastoncini alle fibre, barrette di impasti cioccolatosi che gnaf! come cemento a presa rapida sui denti ti divorano prima che li mangi tu. Nessuno sa stare più di due ore senza mangiare. E si beve. È vero che fa bene, ma non fa un po’ ridere questo camminare per strada con la bottiglia da un litro e mezzo in mano, come se fossimo nel deserto? E al cinema, durante la pausa? Telefonino permettendo, è un avventarsi su gelati, pop-corn, sigarette, bibite. Gestori di sale senza ristoro siete avvisati: vi perdete l’equivalente dell’incasso sui biglietti se non potete nutrire il vostro pubblico! Prova delle prove del bisogno mentale di ingurgitare roba è il terzo episodio del Signore degli anelli “Il ritorno del re”: tre ore e venti di proiezione. Oddio, non che gli orchi con la pelle spugnosa e i denti marci facciano venire appetito, ma la pausa dopo oltre un’ora e mezza fa letteralmente scattare sulle sedie i ragazzini che tornano in sala con scoppiettanti sacchetti di pop-corn. Ed è la fine del pathos. Gnam-gnam di mandibole e glu-glu di esofagi si insinuano fra i clangori delle battaglie, gli effetti speciali e gli sguardi preoccupati degli Hobbit. La voglia di dare questi pingui ragazzini in pasto ai Nazgûl e ai Trolls cresce di minuto in minuto. Ma nessuno protesta, segno che va bene così. Al cinema come a casa. Non vorremo privare un bambino di una sana merendina? Se no come fa a crescere sano e forte?

Pubblicato

Venerdì 6 Febbraio 2004

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