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Fart, Rondi non fa primavera

di

Stefano Guerra
Due settimane fa scrivevamo del “Ticino che non cresce” (area, n.37, 10 settembre 2004). Presto la cronaca potrebbe di nuovo accorrere a sostegno di questa tesi. A giorni il Consiglio di Stato designerà i suoi cinque rappresentanti nel Consiglio di amministrazione (Cda) delle Ferrovie autolinee regionali ticinesi (Fart), reduci da un anno tribolato contraddistinto dal fulmineo passaggio in direzione dell’ex responsabile di Autopostale Ticino e Moesano (Atm) Edy Amonini. Il mandato dei rappresentanti del Cantone – già prorogato due volte – è scaduto lo scorso 30 giugno. Il presidente Riccardo Rondi, Ivo Lanzi, Bruno Buzzini, Charles Barras e Antonio Marci si sono già detti pronti ad accettarne uno nuovo per il quadriennio 2004-2008. Se il Consiglio di Stato riconfermerà i cinque, il 30 settembre l’assemblea degli azionisti delle Fart si limiterà a prendere atto della loro nomina (quella degli altri quattro membri del Cda spetta invece all’assemblea stessa). Il presidente Rondi, Ivo Lanzi e Bruno Buzzini esattamente un anno fa si erano attirati gli strali del governo dapprima per essersi opposti a una valutazione esterna dell’idoneità dei tre candidati finalisti alla direzione delle Fart, poi per aver scelto Edy Amonini, appena licenziato senza complimenti dall’Atm. In una lettera spedita nelle scorse settimane, il Consiglio di Stato comunica ai tre, a Barras e a Marci di aver preso atto dei contrasti sorti fra di loro e auspica che il nuovo Cda – prima di riattivare la procedura per la messa a concorso della carica di nuovo direttore delle Fart, dal 1. agosto coperta ad interim, e in vista del rinnovo delle concessioni nel 2006 – elabori una riflessione attorno alle possibilità di collaborazione tra l’azienda, Atm e Ffs. Noi temiano che in questo contesto e nell’indifferenza mediatica si stia scrivendo un penoso quinto atto della tragicommedia “Fart, quo vadis?”. Non ce ne importerebbe nulla se si trattasse di un’azienda privata, ma siccome le Fart sono pubbliche al 93 per cento ce ne importa eccome. Perciò buttiamo giù una traccia della pièce, basata su fatti veri. Attori principali: Riccardo Rondi, il Consiglio di Stato. Nel ruolo di comparse: Edy Amonini, Dirk Meyer. Prologo È il 23 giugno 2003. Ufficio sigillato, una raccomandata con l’ingiunzione di riconsegnare le chiavi, il cilindro della serratura sostituito. Edy Amonini è licenziato. Non è più responsabile di Autopostale Ticino-Moesano. Però è uno dei tre candidati rimasti in lizza per la successione di Dirk Meyer alla testa delle Fart. Il presidente Riccardo Rondi lo vuole, il 24 luglio il Consiglio di amministrazione (Cda) delle Fart lo sceglie: dal 1. gennaio sarà direttore aggiunto. Dirk Meyer lo introdurrà. Primo atto: Consiglio di Stato È il 23 settembre 2003. Il Consiglio di Stato chiede una valutazione peritale esterna sui primi sei mesi di Edy Amonini alle Fart. In caso di mancato ossequio della richiesta, minaccia di revocare il Cda dell’azienda. Perché quando è troppo è troppo. Il governo è stufo, e non gli è piaciuto per nulla che due precedenti inviti (uno di Berna, l’altro suo) ad esperire una valutazione esterna dell’idoneità dei tre candidati finalisti alla direzione delle Fart siano caduti nel vuoto per una decisione «adottata a maggioranza di 5 voti contro 4 con il concorso di tre rappresentanti ufficiali del Cantone (Riccardo Rondi, Ivo Lanzi e Bruno Buzzini)», gli stessi tre che hanno fatto pendere la bilancia per Amonini «pur essendo presumibilmente a conoscenza delle motivazioni che hanno indotto il suo precedente datore di lavoro a interrompere il rapporto professionale». Il Cantone paga, la sua voce conta. Rondi, Lanzi e Buzzini non possono far altro che abbassare la testa: dicono sì a denti stretti alla perizia esterna. Secondo atto: Gaspare & Melchiorre È il 6 gennaio 2004. Il presidente e due membri del Circolo ippico degli ufficiali (Ciu) si travestono da re Magi. A cavallo, scortati da palafrenieri e carrozza con il vessillo del Ciu, portano doni agli ospiti dell’istituto della fondazione Otaf a Sorengo. Non importa chi è Baldassarre. Gaspare è il colonnello Riccardo Rondi, presidente del Ciu e del Consiglio di amministrazione delle Fart (che figurano fra gli sponsor del Ciu). Melchiorre è il maggiore Edy Amonini, da pochi giorni nuovo direttore delle Fart. Non portano oro, né incenso né mirra, ma «tanta felicità, tanta costruttività e tanta prosperità per questo anno 2004 che sicuramente sarà molto fiorente e prospero per tutti», dice un ottimista Melchiorre-Amonini, ignaro del suo destino. Terzo atto: Amonini È il 30 giugno 2004. Rondi manda un fax al Consiglio di Stato. Comunica che Edy Amonini ha deciso di rinunciare alla carica di direttore delle Fart. «Motivi personali», dirà. «Un’esperienza interessante, che ho deciso però di interrompere per orientarmi verso il privato», racconta Amonini a laRegioneTicino. «Una persona simpatica, che ha captato perfettamente il funzionamento dell’azienda», fa l’ex direttore Dirk Meyer. Ma Rondi, Amonini e Meyer non la dicono tutta. O meglio, non la dicono giusta. Tacciono, coscientemente, sull’esito della valutazione esterna. Il perito della Werner T. Rüegg Management & Human Resources Consulting di Pfäffikon aveva appena inchiodato Amonini: non idoneo. Per non perdere la faccia il direttore sotto tutela ha pensato bene di giocare d’anticipo e di togliere il disturbo. Ora si è messo in proprio: vende pneumatici e accessori per auto in via Galli a Locarno, di fronte alla sede delle Fart. Quarto atto: Rondi & Co. È il 2 settembre 2004. Sul Corriere del Ticino (diretto da Giancarlo Dillena, appassionato di equitazione, addetto stampa della Società ticinese ufficiali di cui fa parte il Circolo ippico degli ufficiali di Gaspare-Rondi e Melchiorre-Amonini, ma forse è solo un caso) appare la notizia: «I cinque rappresentanti di nomina governativa nel Consiglio di amministrazione delle Fart [i tre disubbidienti Riccardo Rondi, Ivo Lanzi e Bruno Buzzini e gli allineati Charles Barras e Antonio Marci, ndr] sono tutti pronti ad accettare un nuovo mandato per il quadriennio 2004-2008. (...) La disponibilità a continuare ad operare al vertice dell’azienda di trasporto locarnese è stata comunicata ieri nel corso di una riunione con il Governo. (...) I rappresentanti del Governo sono stati incaricati di riattivare la procedura per la messa a concorso della carica di nuovo direttore [occupata ad interim dal 1. agosto da Mauro Caronno, ndr]». Quinto atto: Consiglio di Stato È fine settembre 2004. Il mandato dei cinque rappresentanti del Cantone nel Cda delle Fart è scaduto il 30 giugno. Il Consiglio di Stato lo ha già prorogato due volte: una prima fino al 30 luglio, la seconda fino al 30 settembre. Non può farlo una terza, perché l’assemblea delle Fart (che di regola si limita a prendere atto delle nomine dei rappresentanti cantonali) si terrà giovedì prossimo 30 settembre appunto. Al governo restano dunque sei giorni. A noi tristi presagi e due domande. I presagi: - che il Consiglio di Stato (o una maggioranza di esso) riconfermerà Rondi & Co. (Lanzi e Buzzini), minacciati solo un anno fa e senza troppi complimenti di essere mandati a casa; - che il Consiglio di Stato (o una maggioranza di esso) avrà il coraggio di far finta di niente, facendoci credere ora che il vero e urgente problema delle Fart è la mancanza di un direttore e non invece – come i fatti dimostrano – l’inadeguatezza del suo presidente; - che il Consiglio di Stato (o una maggioranza di esso) cercherà di convincerci che in fondo sono spesi bene quegli 11,7 milioni di soldi pubblici (4 da Bellinzona, 6,6 da Berna, 1,1 dai Comuni urbani) che nel 2002 sono finiti nelle casse di un’azienda che da almeno un anno naviga a vista, apparentemente senza una visione né una strategia per il suo avvenire. Le domande: 1) Rondi era il santo di Edy Amonini nel paradiso delle Fart, qual è il santo di Rondi nel paradiso di Palazzo delle Orsoline? 2) Perché i deputati Plrt Riccardo Calastri e Venanzio Menghetti (autori dell’interrogazione parlamentare “Nuovo direttore Fart-Santi in paradiso?”, 6 ottobre 2003) o qualche altro loro collega non lo chiedono al governo? Epilogo (?)* * Attendiamo impazienti le nomine del governo. Poi lo scriveremo.

Pubblicato

Venerdì 24 Settembre 2004

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