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Farmaci senza controllo

di

Sylvie Coyaud
Era l’estate di cinquant’anni fa e Città del Messico era ancora la capitale di un paese del terzo mondo. Era anche il posto che il figlio di emigrati italiani in Uruguay, Alejandro Zaffaroni, finiti gli studi di biochimica negli Stati Uniti, aveva scelto due anni prima per fondare un piccolo laboratorio di ricerca in farmacologia, la Syntex, ma di ricercatori non c’era traccia in tutto il paese. In compenso gli Stati Uniti erano pieni di profughi dal nazismo, giovani e brillanti, che non avevano molte speranze di carriera, vuoi per un certo antisemitismo, vuoi perché erano sospettati di filocomunismo e il senatore MacCarthy stava per rendere loro la vita difficile. Fatto sta che quell’estate Carl Djerassi (profugo austriaco), George Rosenkrantz (profugo ungherese) e lo studente messicano Luis Miramontes stavano lavorando come bestie. Perché lo volevano: il motto della Syntex era fate quello che vi pare (nel campo degli ormoni steroidei), e poi spartitevi i brevetti, ma fatelo. E loro facevano. Nel giugno 1951, per esempio, avevano creato il cortisone di sintesi, rendendo accessibile a tutti un farmaco prima costosissimo e riuscendoci prima dei ricercatori di famose università – Harvard, Oxford, l’Eta di Zurigo – per non parlare di quelli di case farmaceutiche altrettanto famose. Avrebbero potuto accontentarsi di quel successo e andarsene al mare ad Acapulco, invece cercavano di ottenere il noretindrone. Il 15 ottobre, usciva l’articolo scientifico firmato dai tre. Fieri di sé, i tre giovani fecero una conferenza stampa: avevano creato il primo contraccettivo orale. Il seguito lo sapete: la pillola messa a punto dal Dottor Pinkus e messa in vendita negli Stati Uniti dopo dieci anni di studi clinici. Per le donne, le ricadute sono state a volte problemi circolatori e altri danni alla salute, ma anche libertà di avere rapporti scegliendo se avere figli o no, senza l’angoscia di rimanere incinte se non lo volevano. Oggi sono mezzo miliardo al mondo a preferire queste libertà. C’è stata un’altra conseguenza, più sottile: nel tempo e nella mente delle donne, la pillola ha separato il rapporto sessuale dalla contraccezione, quindi tra sessualità e riproduzione. La separazione sarebbe proseguita con la fecondazione in vitro e domani, forse, con la clonazione umana. La pillola ci ricorda la prima legge della farmacologia: tutti i medicinali efficaci hanno effetti collaterali, non sempre dannosi né controllabili. Cinquant’anni dopo, la Bayer ci ricorda la prima legge del mercato. Quando si vende una merce – anche una merce particolare come un farmaco – il successo economico dipende dalla soddisfazione chi l’acquista e la consuma, non dai mercati finanziari internazionali. I dirigenti dell’azienda hanno un bel dire che hanno richiamato il Lipobay solo ora per proteggere i propri azionisti, è difficile crederci. La legge, in sintesi, è questa: un prodotto che fa male al cliente, fa male anche all’azionista.

Pubblicato

Venerdì 31 Agosto 2001

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