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Famiglia si declina al plurale

di

Maria Pirisi
Una nuova legge per le “famiglie” e non per la “famiglia”. Non si tratta di una questione di lana caprina, tutt’altro. La scelta del plurale nella formulazione della nuova Legge sul sostegno alle attività delle famiglie e di protezione dei minorenni (Legge per le famiglie – Lfam) sta ad indicare l’acquisita consapevolezza a livello istituzionale della profonda metamorfosi della famiglia. Si riconoscono, quindi, «le diverse forme di convivenza fra genitori e figli, indipendentemente dallo stato civile dei genitori e dal legame biologico con il figlio». La Legge, privilegiando l’autonomia delle famiglie e la loro responsabilizzazione, intende offrire gli strumenti idonei ai genitori affinché possano armonizzare lavoro e allevamento dei figli. Da anni la sinistra, a più riprese, insisteva sull’urgenza della revisione dell’attuale Legge maternità e infanzia (Lmi, del 1963) e presto l’istituzione familiare avrà una risposta concreta ai suoi nuovi bisogni. Nei prossimi giorni, infatti, il Gran Consiglio sarà chiamato ad esprimersi sul disegno di legge. Il rapporto della Commissione della legislazione sul messaggio del 25 giugno 2002, elaborato dal Dipartimento della sanità e socialità, è stato firmato dai commissari Ps, Ppd e Lega mentre tutti i liberali l’hanno fatto con riserva. Fra le mozioni e iniziative che hanno condotto alla formulazione della nuova legge, determinante è stata l’iniziativa parlamentare presentata il 30 novembre 1998 da Marina Carobbio Guscetti per il Gruppo Ps, denominata “per una legge sul sostegno alle attività delle famiglie” e che «poneva l’accento (…) sulla necessità di sviluppare servizi che garantissero la compatibilità tra famiglia e lavoro». Iniziativa ritirata in quanto buona parte delle proposte sono state accolte dalla Lfam. A Werner Carobbio, commissario Ps della Commissione della Legislazione e firmatario del Rapporto, abbiamo posto alcune domande sulla nuova Legge. Questa Legge arriva grazie alle sollecitazioni provenienti dalla sinistra che ha sempre avuto a cuore la centralità della famiglia. Possiamo definirla una legge targata Ps? Non propriamente una legge del Ps, ma una legge voluta fortemente dalla sinistra, questo sì. Oltre all’iniziativa parlamentare del gruppo Ps nel ‘98, c’è stata in seguito l’azione condotta dal sindacato Vpod sugli asili nido per la quale aveva lanciato una petizione. Senza dimenticare che il messaggio è un’emanazione del Dipartimento della sanità e della socialità. Il progetto originale dell’iniziativa presentata da Marina Carobbio è stato mutato di molto? Il progetto presentato dal Consiglio di Stato è molto ampio e copre due grandi capitoli discussi in Commissione, uno dei quali è dedicato alla protezione dell’infanzia, ossia ai bambini con problemi di natura varia; capitolo già contemplato dall’attuale Lmi ma che durante i lavori abbiamo approfondito e migliorato. Sul tema concernente l’aiuto alle attività delle famiglie, la Commissione ha adottato un nuovo concetto secondo cui l’intervento dell’ente pubblico è sussidiario e non sostitutivo di quello familiare. In pratica lo Stato s’impegna a sostenere le famiglie gravate sempre più da nuovi bisogni non solo finanziari, ma anche organizzativi e di altra natura. È il caso dei coniugi impegnati al lavoro e che hanno il problema della sistemazione dei figli. Come si sono svolti i lavori in Commissione? Non c’è stata una sostanziale opposizione, più o meno l’accordo è stato quasi unanime. Un accordo comunque connotato da accenti diversi. Il Ppd, ad esempio, condivideva il concetto della sussidiarietà ma voleva estenderlo, con alcune disposizioni, alla politica di prevenzione dell’interruzione di gravidanza. Dal canto loro, i liberali pur non ostacolando alcun punto in particolare del messaggio, hanno posto ripetutamente il problema dei costi. In altri termini, il Plr era disposto ad accettare la Lfam in toto a condizione che fosse neutra finanziariamente, non apportasse cioè nuovi costi allo Stato. E la Lfam è neutra finanziariamente? In parte. Non implica infatti costi supplementari, eccezion fatta per quelli previsti in un decreto speciale (credito di 920 mila franchi) per l’implementazione della legge per il periodo 2003-2006. Qual è stato il contributo dei commissari Ps ai lavori? La nostra azione è stata espletata su due fronti: da una parte abbiamo sottolineato come tutta la problematica del sostegno alle famiglie con figli impegnate al lavoro non può essere disgiunta da una problematica più generale, ossia quella della creazione sul posto di lavoro – soprattutto nelle aziende medio-grandi – di asili nido. Problematica caldeggiata dallo stesso padronato svizzero che ha preso posizione a riguardo. Sia ben chiaro: noi abbiamo solo introdotto il discorso, che però va affrontato a livello federale. Dall’altra, ci siamo battuti per introdurre alcune voci contenute nell’iniziativa Ps del ‘98. Una di queste concerne la petizione della Vpod sugli asili nido per i quali siamo riusciti ad introdurre la clausola che prevede che gli aiuti a queste strutture siano vincolati dal rispetto delle direttive emanate dal Dss (sulla base di disposizioni federali), prima fra tutte la presenza di almeno un responsabile qualificato professionalmente. Riguardo poi alle colonie diurne, è passata la nostra proposta che chiedeva di estendere il sussidiamento dalle colonie estive a quelle diurne che stanno acquisendo un’importanza sempre più rilevante. Qui però riscontriamo una resistenza da parte liberale che teme, con quest’estensione, di assistere ad un aumento della spesa. È probabile, perciò, che il Plr presenti un emendamento di stralcio in Gran Consiglio. Crede che questa Legge fungerà da argine alla tendenza sovracantonale ad operare sempre più tagli nella socialità? Sicuramente la Lfam costituisce una base legale importante per opporsi a questa tendenza. Ma, una volta approvata la Legge, il problema rimbalzerà sul versante finanziario. Con un Dipartimento delle finanze propenso ad operare tagli alla spesa, corriamo il rischio di avere una Legge ma pochi mezzi a disposizione che permettano di renderla pienamente operativa. Al momento, a parte i costi dell’implementazione, non si prevedono grossi aumenti di spesa. Certo è però che una volta che entrerà in funzione e diventerà nota, le richieste di sostegno aumenteranno e allora si porrà il problema di un incremento dei finanziamenti. «Una politica moderna è una risposta concreta ai bisogni delle famiglie di oggi, tenendo conto dei cambiamenti avvenuti nel modo di vivere e di lavorare», sostiene il Dss. Secondo lei questa Legge risponde in modo soddisfacente al ritratto multiforme della famiglia d’oggi? Trovo che ci sia una nuova sensibilità nei confronti della famiglia nelle sue diverse espressioni. Abbiamo introdotto anche la problematica del riconoscimento delle famiglie gay ma senza addentrarci perché riteniamo che il tema vada affrontato a livello federale. L’estensione del concetto di famiglia anche agli omosessuali potrebbe entrare in questione qualora un domani, su base legale, la Confederazione adottasse questo principio. Giovani e spazi, un problema irrisolto. Il Cantone non intende intervenire facendo pressione sui Comuni, lasciando così che, ancora una volta, un problema che riguarda tutti i giovani del Cantone sia delegato alla sensibilità o meno dei Comuni (si pensi al caso dei Molini)… Qual è la sua opinione in merito? Sono convinto che il problema vada affrontato a livello cantonale e, come Ps, avremmo voluto più disponibilità al riguardo ma, purtroppo, non siamo riusciti ad ottenere di più. Il rapporto conclude affermando che «La politica familiare è un investimento importante per le future generazioni e per la coesione sociale». Una conclusione che crea molte e giustificate aspettative… Beh, si tratta di una conclusione su cui non si può non essere d’accordo. Il limite del rapporto, a mio parere, consiste nel non mettere l’accento sulla necessità di rafforzare il legame tra la Legge e la realtà economico-sociale esterna. Fino a quando, ad esempio, a livello svizzero non sarà riconosciuto il congedo parentale o stabilito l’obbligo per le aziende medio-grandi di istituire asili nido al loro interno, è chiaro che molti problemi rimarranno ancora insoluti.

Pubblicato

Venerdì 12 Settembre 2003

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