Nel fiume delle parole udite e/o lette sul vertice della Fao, tenutosi a Roma la scorsa settimana, sono riuscito a trattenere solo alcuni dati, tanto semplici quanto essenziali. Il primo di tutti è l'evidente fallimento dell'impegno assunto nel 1996 e poi ribadito nel 2000 dalle Nazioni Unite di dimezzare entro il 2015 il numero degli affamati. Al contrario quanti "vivono" (si fa per dire) con meno di un dollaro al giorno sono più di prima, e secondo la Fao vanno contati in almeno 860 milioni.
La tragedia della fame è diventata la vera emergenza mondiale, su questo sono tutti d'accordo, affamati e affamatori. Perché, e questo è il secondo dato da tenere sempre presente, parallelamente all'estendersi ed aggravarsi di questa tragedia, sono andante rimpinguandosi  le capaci casse delle multinazionali dell'agro-businness, che hanno visto crescere i loro introiti dal 35 al 70 per cento in un anno. Ne consegue che parlare della tragedia della fame come di un'emergenza temporale, da affrontare con un'iniezione di miliardi in aiuti, non serve alla soluzione del problema, che va affrontato in modo strutturale. Se una volta, alle nostre latitudini, le riforme agrarie si basavano sul principio "la terra a chi la lavora", spezzando i latifondi improduttivi, oggi la rinascita dell'agricoltura del Terzo e Quarto mondo passa attraverso la liberazione dei contadini dai ricatti dei poteri locali e globali, dalla dipendenza, forzata, dall'industria agro-alimentare. E non solo.
Durante il dibattito che si è svolto nei giorni del vertice della Fao, è emerso un altro dato, fra i più importanti di quelli che ho tenuto a mente, quello dei "futures alimentari". È come con il petrolio o altre materie prime. Quando i prezzi tendono al rialzo, si gioca in Borsa acquistando a termine determinati quantitativi di un determinato prodotto. È pura speculazione finanziaria. Nel caso dell'agricoltura l'affare si presenta quanto mai lucroso. I prezzi dei prodotti cerealicoli sono in continua ascesa e la richiesta di biocarburanti alimenta questa corsa al rialzo. Niente di più sicuro che puntare su questa nuova fonte di ricchezza. Negli ultimi mesi alla Borsa di Chicago (il tempio mondiale della finanza nel settore alimentare) sono affluiti miliardi di dollari, orfani dei mutui sulle case, alla ricerca di investimenti sicuri. Sicurezza per gli investitori, ma più fame per i disperati del pianeta.
Tanto disperati da ricorrere sovente al suicidio. 150mila, tenete a mente questo numero. Tanti sarebbero, secondo quanto è emerso a Roma (e mi riferisco essenzialmente a quanto è stato denunciato nell'ambito dei lavori del Forum parallelo Terra Preta) i contadini che si sono uccisi perché indebitati oltre ogni misura. Vittime anche della Fao che ha favorito e appoggiato la diffusione delle sementi ibride delle multinazionali, a cominciare dalla Monsanto. Queste sementi, per essere coltivate, richiedono grandi quantitativi di pesticidi per diserbare e controllare gli insetti nocivi, gli agricoltori non hanno soldi, sono costretti ad indebitarsi. I campi si impoveriscono, per renderli produttivi occorrono crescenti quantità di prodotti chimici, in una spirale debitoria senza fine. Il fallimento del mercato agroalimentare controllato dalle multinazionali e favorito dalla liberalizzazione non poteva essere più totale di così.
Altro tema da sempre all'ordine del giorno è quello delle sovvenzioni concesse agli agricoltori negli Stati Uniti e in Europa. Sono anch'esse un fattore di impoverimento per i contadini dei paesi più poveri. In quanto non solo rendono non concorrenziali le esportazioni dei loro prodotti, ma accade che le merci importate dal ricco Occidente siano talvolta più convenienti di quelle prodotte localmente. La realtà è che in nome del libero scambio viene imposto l'abbassamento delle tariffe delle importazioni agricole, mentre con le sovvenzioni ai loro agricoltori i Paesi ricchi eliminano di fatto un gran  numero di agricoltori di altri paesi. «Perché certa gente per acquisire la ricchezza del Mondo passa tutte le frontiere dell'umanità e dei valori morali? Perché certa gente si comporta così?». Parole del presidente Ahmadinejad di cui si è parlato solo in relazione alle sue posizioni nei confronti "dell'entità sionista".
Il documento finale sottoscritto a Roma non offre alcuna soluzione, «non riempirà alcun piatto», per usare le parole di un partecipante al Forum di "Terra Preta".  I principali nodi, quelli cruciali, non sono stati affrontati, a cominciare da quelli della speculazione finanziaria, o si è accennato ad impossibili compromessi "fra sfide e opportunità degli idrocarburi" ai quali è largamente imputabile l'impennata dei prezzi dei cereali.
La soluzione, dicono i diretti interessati, i contadini dei paesi poveri, è rilanciare l'agricoltura ecologica, familiare, abbandonando le monocolture, destinate all'esportazione, imposte nei decenni scorsi. Un'agricoltura di sussistenza, come quella che in Africa fino agli Anni Sessanta garantiva l'autosufficienza alimentare. A Roma è stata avanzata anche la proposta di considerare crimine contro l'umanità, la negazione del diritto al cibo, fino ad arrivare all'avvio di procedimenti penali contro approfittatori e speculatori. Non si è forse davanti ad un vero genocidio, che resta totalmente impunito?

Pubblicato il 

13.06.08

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato