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Falsi campioni e falsi telecronisti

di

Libano Zanolari
Durante le vacanze estive, in seguito a una tragedia familiare che poteva capitare in ogni altro campo della vita, abbiamo vissuto momenti di somma ipocrisia e spudorato trasformismo: il "wrestling" è stato messo alla gogna da quegli stessi giornali (vero, cara "Gazzetta dello Sport"?) che in occasione dell'arrivo dei vari Rey Misterio, Undertaker e compagnia bella: non solo lanciavano alla grande l'avvenimento, ma stampavano pure le figurine per i bambini, grandi fruitori dello spettacolo. Appunto, spettacolo, se proprio vogliamo e a seconda dei gusti personali. Ma di certo, non sport, non competizione, non realtà. E qui sta il punto. I piccoli non sono in grado di capire la finzione e si identificano con i loro eroi da fumetto: i buoni, i cattivi, gli sleali, i generosi, ecc. Nessuno nel mondo dei mass-media ha fatto la distinzione fra vero agonismo (vale per qualsiasi sport) e messinscena, "show". Ogni sfida è stata presentata come vera, ogni colpo come autentico. Il peggio è stato il commento televisivo, la telecronaca. Riassumiamo brevemente: la sfida non è autentica, i colpi, come dimostrato da un documentario dietro le quinte della Bbc, sono studiati e allenati per fare più effetto ottico che male, gli arbitri sono a loro volta finti e coprotagonisti del grottesco teatro: e i giornalisti-telecronisti? Ohibò: finti anche loro! Commentano le varie prese, gli strangolamenti, le passeggiate sulla schiena e sulla pancia, i corpi buttati fuori dal ring, ecc. come se ciò che accade fosse autentico: e, massimo del cattivo gusto e della prostituzione, hanno pure un commentatore tecnico che avvalla e conferma in ultima analisi la cronaca. Sentire un grande tecnico del basket come Dan Peterson commentare il "wrestling" è stata una pena che non dimenticherò mai: a tanto siamo arrivati pur di vendere qualche patacca e fare indice di ascolto. Nel frattempo il grande Dan si è pentito, tutti hanno scoperto (ma guarda!) che quelle montagne di muscoli sono a loro volta falsi, che 65 morti sui 40-50 anni di età in 10 anni (dal 1997 al 2007) sono troppi per rientrare  nella norma della vita, e persino, che il "wrestling" è diseducativo. Nel frattempo le Tv private che hanno portato in Italia (e nella Svizzera Italiana) lo "show" hanno interrotto lo spettacolo e i giornali continuano a stampare pezzi critici.
Stupisce il comportamento dello spettabile pubblico, che in democrazia ha sempre ragione: la sfida fra John Cena e Hulk Hogan attirò a Detroit nel 1987 93'173 paganti. Il mitico Hulk proprio in questi giorni ha proposto la rifondazione su basi "etiche" del "wrestling" sotto una nuova sigla. Hulk sostiene di poter racimolare un capitale  di partenza di 40 milioni di dollari: Hulk ha capito senza aver mai letto il "Gattopardo": "cambiare tutto affinché non muti nulla". Il problema grosso è che si fa sempre più fatica a distinguere fra vero e falso: poveri noi, grandi e piccoli fratelli del 2000…

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Venerdì 24 Agosto 2007

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