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FC Ticino, è davvero una necessità?

di

Antonio Bolzani
Il doppio derby calcistico di Cornaredo, di inizio novembre, ha riacceso il dibattito sulla creazione di un FC Ticino, come possibile rimedio alle attuali difficoltà finanziarie dei nostri quattro maggiori club. Dico subito che sono contrario ad una squadra unica cantonale e questa mia opinione ha avuto modo di rafforzarsi proprio in occasione delle due ravvicinate sfide cantonali, quando ho incontrato molti tifosi delle quattro compagini contenti di gustarsi un pomeriggio all’insegna di quella sana e storica rivalità che soltanto un derby può e sa regalare. E poco importa se questa rivalità è diventata da serie B o da prima lega; Lugano – Bellinzona o Chiasso – Locarno, così come tutti i derby, indipendentemente dal contesto in cui hanno luogo, sono e restano delle partite “diverse” dalle altre. Certo, per le generazioni più giovani sarebbe forse più facile accettare un FC Ticino, ma una società unica cancellerebbe di fatto la storia gloriosa e quasi centenaria delle quattro squadre più blasonate del nostro cantone. Ed è proprio questa storia che non si può e non si deve trascurare; probabilmente ci attendono delle stagioni di “magra” calcistica ma fin quando vi sono delle risorse umane e finanziarie è giusto andare avanti. È giusto per tutti quei ragazzi dei nostri migliori settori giovanili che hanno la concreta possibilità di giocare in prima squadra ed è giusto per tutte quelle persone che hanno consentito al Lugano, al Bellinzona, al Chiasso ed al Locarno di vivere fino ad oggi. I problemi economici degli ultimi anni hanno provocato un generale e drastico ridimensionamento di obiettivi e di ambizioni; ebbene, se in tempo di crisi è doveroso trovare delle soluzioni, questi rimedi non devono nuocere ad un movimento calcistico che può risollevarsi mantenendo degli attrattivi poli di formazione in ogni regione del cantone. Il football svizzero di serie A sta in piedi però anche grazie a queste realtà di dimensioni ridotte, come ad esempio il Wil, il Thun ed il Delémont, capaci di non sfigurare e di non demeritare in un campionato che, Basilea e Grasshoppers a parte, è stato finora generalmente equilibrato. E proprio degli esempi come il Wil ed il Thun devono spronare le nostre squadre di punta ad andare avanti con le loro gambe e con i loro scarsi… mezzi, magari per qualche anno ancora ai margini del calcio che conta ma con la consapevolezza che la strada, prima o poi, potrà essere nuovamente in discesa. A patto di lavorare seriamente ed in modo coerente, di dotarsi di strutture valide e di poter fare affidamento su dirigenti e allenatori all’altezza. La fretta di ottenere subito degli obiettivi rischia di compromettere un lavoro che si poggia sulla lunga durata. Occorrono pazienza, coraggio ed una buona dose di idealismo; se si è disposti ad “investire” in queste qualità, ci si accorgerà che il FC Ticino non ha motivo di esistere.

Pubblicato

Venerdì 29 Novembre 2002

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