I nostri media, in parecchi dei quali c’è oramai un larvato filo-leghismo, nei commenti sulle elezioni europee si sono concentrati quasi unicamente sulle vittorie delle destre xenofobe ed euroscettiche.

 

Sia ben chiaro: sono l’ultimo a voler sminuire la portata di questa scioccante affermazione di posizioni fascistoidi, quando non chiaramente fasciste. Sostengo da sempre che queste posizioni vadano affrontate a muso duro: ogni tentativo di “addomesticarle” con posizioni concilianti hanno sempre e solo conseguito il risultato di rafforzare l’estrema destra. Si veda quanto capitato in Francia ed in Inghilterra con Valls e Cameron o da noi, con la famigerata politica di Fulvio Pelli, allora presidente del Plr nazionale, che si illudeva di “addomesticare” l’Udc.


Oltre a piangere sul latte versato, bisognerebbe anche cercare di capire che cosa si deve fare per opporsi alla crescita di questi movimenti. Secondo me una delle ragioni di tutto ciò sta nell’incapacità sempre più marcata della sinistra tradizionale di raccogliere i voti dei delusi, dei perdenti, degli sfruttati: in mancanza di un’alternativa di sinistra, questo voto di protesta si sposta (e la storia l’ha dimostrato altre volte) verso il populismo di destra. Si pensi anche solo alla crescita della Lega in Ticino, avvenuta parallelamente alla scomparsa del Psa.

 

Ma queste elezioni europee ci indicano anche la soluzione: si veda come l’estrema destra olandese è regredita, perché al di là della socialdemocrazia tradizionale si è affermato un partito socialista di sinistra, che ha attratto molti consensi. Ci sono anche altri esempi di successi registrati il 25 maggio con una nuova sinistra, più profilata e “diversa”: questa è rinata, in condizioni molto difficili, in Italia, ha raggiunto globalmente quasi un 20% in Spagna, Portogallo ed Irlanda, ha sfiorato addirittura il 30% in Grecia con Syriza, che sta diventando l’esempio a cui tutte le nuove sinistre “diverse” fanno riferimento.

 

Siccome ci sono diversi partitini che hanno conseguito qualche seggio e che si rifanno a questa galassia di sinistra, non si conosce ancora la consistenza del gruppo di sinistra radicale al Parlamento Europeo: potrebbe darsi che alla fine diventi il terzo gruppo parlamentare più numeroso. Incredibile è il successo registrato dal movimento creato dagli “Indignados” spagnoli (Si Podemos) che nato appena 3 mesi or sono, ha quasi sfiorato il 10%, rifacendosi a posizioni chiaramente di sinistra radicale, anche se presentati in modo non “tradizionale”.


Secondo me è soprattutto questo aspetto comunicativo che spiega, oltre alla confusione politica totale che prevale attualmente nella vicina penisola, l’incredibile exploit di Renzi, che almeno a livello di immagine sembra qualcosa di “radicalmente nuovo”. Nonostante ciò confermo quel mio giudizio negativo su di lui, che avevo espresso su queste colonne un anno fa, giudicando la sua candidatura a segretario del Pd contro Bersani come “tragicomica”. Penso che non sia difficile prevedere che l’iperbole Renzi presto di sgonfierà. Ad approfittarne potrebbe però allora essere, invece di un Grillo ormai azzoppato, la sinistra radicale, che nel frattempo dovrà però essersi dato un movimento come Syriza ed aver trovato un leader come Tsipras. Ma quando si imbocca la strada giusta, i leaders poi appaiono. C’è quindi qualche motivo di sperare. Come diceva Marx, “vecchia talpa, scava ancora”.

Pubblicato il 

05.06.14..

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