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Evviva le malversazioni, le diseguaglianze e la speculazione

di

Silvano Toppi

Con una sequenza di alcuni paradossi  si può tracciare meglio la stravaganza o la inettitudine dell’economia o della politica economica in cui siamo immersi.


• Lo scorso anno le banche svizzere hanno conseguito utili netti per 12 miliardi di franchi. Un aumento del 40 per cento rispetto all’anno precedente. L’evoluzione si spiega soprattutto con il conseguimento di grossi utili (6,7 miliardi) da parte delle due grandi banche, Ubs e Credito. Le banche che hanno infranto la legge in Svizzera o all’estero hanno la possibilità di dedurre le multe (si pensi a quelle americane) nelle dichiarazioni fiscali e, quindi, ricuperare sulle imposte. Forse ci si è accorti che la disposizione sbeffeggiava i cittadini. La ministra delle finanze, sollecitata  da un postulato della socialista Susanne Leutenegger-Oberholzer, chiede di rivedere la legge al Consiglio nazionale. La proposta passa per un soffio. La destra in corpore (liberali-radicali e democentristi), sostenitrice della lobby economica-bancaria, si oppone. Con le solite  minaccianti motivazioni: si indebolisce la banca, si creerà disoccupazione, diminuiranno gli investimenti. Ma con una aggiunta, che illustra senza vergogna lo spirito del tempo: le malversazioni delle banche  hanno generato utili di cui hanno beneficiato tutta l’economia svizzera e la popolazione ed è quindi lecita e doverosa la deduzione fiscale. Attendiamo il rapporto del Consiglio federale sulla revisione della legge per vedere come il paradosso sia stato aggirato.


• Le imprese svizzere quotate in Borsa hanno distribuito lo scorso anno 34 miliardi di dividendi agli azionisti. L’aumento rispetto all’anno precedente è stato, in media, del 5 per cento. Per il 58 per cento delle imprese è stato superiore al 9 per cento. La maggior retribuzione media in un anno dell’altro fattore di produzione, il lavoro, non raggiunge l’uno per cento. I possessori del capitale  (gli azionisti) si aspettavano di più. Gli analisti spiegano che senza aumentare la produttività non si crescerà di più, né in profitti né in dividendi. Aumentare la produttività vuol dire produrre di più con un minor numero di persone o con più flessibilità del lavoro (precariato, minori vincoli lavorativi ecc.). Vuol dire punire il lavoro e liberalizzare maggiormente perché, in tal modo, si aumentano le potenzialità dell’economia. Si deve comunque constatare che più si aprono i mercati più aumentano le diseguaglianze. Tutti vogliono più produttività, occupazione, mercati liberi per prezzi più  bassi, più consumo, società più protettive e più inclusive, innovazione e tecnologia che permettano di  essere competitivi (minor costo) e quindi sostituire in molti settori il lavoro umano  con le macchine. Il problema non è che non si trova la ricetta ma che tutto è costruito sulla quadratura del cerchio.


• Le 25 più ricche persone che devono il loro patrimonio ai fondi speculativi (hedge funds) hanno guadagnano netto lo scorso anno 21,2 miliardi di dollari. Non è il primato raggiunto nel 2009 (25 miliardi), è comunque un aumento del 50 per cento rispetto all’anno precedente. È un dato da rilevare per almeno due motivi: perché si era giurato su tutti gli dei dell’umanità da parte di tutti gli Stati e organismi internazionali che in quei fondi stava il marcio e il grosso pericolo di altre crisi mondiali e bisognava intervenire e porvi rimedio; perché è la dimostrazione che la più bieca oligarchia finanziaria continua a sgominare e che le diseguaglianze  su cui vive creano la fossa alla razionalità economica, alla democrazia e fors’anche all’umanità.

Pubblicato

Giovedì 3 Luglio 2014

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