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Eroi per un giorno o carne da macello

di

Loris Campetti
Operai, nient'altro che operai. Appendici delle macchine, sostituibili molto più facilmente delle macchine perché l'offerta di braccia è più alta della domanda. Operai emiliani, meridionali, marocchini, indiani. Dipendenti in fabbriche di due distretti industriali, quello biomedicale e quello agroalimentare, che tirano alla faccia della crisi. Siringhe e parmigiano reggiano non sembrano temere lo spread. I primi quattro operai sono morti nella notte di domenica 20 maggio alla prima scossa devastante del terremoto che sta mettendo in ginocchio l'area più industriale d'Italia, e più democratica perché nell'Emilia rossa le relazioni sindacali sono mediamente civili: i diritti vanno rispettati, in cambio gli operai devono identificarsi con il loro lavoro e farlo con passione. Anche di notte perché qui si produce a ciclo continuo, anche di domenica. C'è chi è morto subito dopo la prima scossa perché è rientrato per mettere in sicurezza le macchine ma è stato travolto da una seconda scossa: più responsabili di così… Sono crollati i capannoni costruiti senza normativa antisismica perché qui fino a pochi anni fa si diceva che il rischio terremoti era escluso. I tetti sono caduti in testa agli operai, quelli dei capannoni pre-antisismica hanno retto meglio di quelli che si sarebbero dovuti costruire a regola d'arte.
L'Emilia laboriosa non si ferma, non si può fermare. Subito dopo il disastro del 20 maggio si sono rimessi tutti al lavoro per ripristinare le attività e liberare le macchine dai detriti. Qualche operaio aveva paura ma il suo padrone non ne aveva e se sei precario, se sei migrante e con il lavoro rischi di perdere anche il visto di soggiorno allora la paura te la tieni e obbedisci. Il padrone ha fatto fare una verifica da tecnici di sua fiducia che hanno garantito: il capannone tiene, no problem. Invece è arrivato il cataclisma e di operai ne sono morti altri 10.
Adesso fanno notizia perché muoiono in gruppo gli operai, a Modena come alla ThissenKrupp e tra l'amianto di Casale, se perdono la vita da soli sono solo uno dei più di mille omicidi sul lavoro in Italia. Al massimo un trafiletto sul "manifesto" e "Rassegna sindacale". Adesso l'intero paese, da Napolitano al padroncino emiliano, piange i caduti in tuta blu. Come le donne sono sante o puttane, così gli operai bruciati da un capitalismo rapace sono o eroi per un giorno o carne da macello per tutta la vita. Diritti, tutele, prevenzione nel territorio e nel lavoro sono lacci e lacciuoli.
N.b.: Le multinazionali, Fiat compresa, stanno tentando di portare via i macchinari dalla bassa modenese verso altre fabbriche, perché il mercato non può aspettare il risanamento. E gli operai della Fiom tornano fare il loro mestiere bloccando i cancelli per difendere macchine, lavoro e dignità.

Pubblicato

Venerdì 8 Giugno 2012

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