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Eroi a Cuba, spie negli Usa

di

Stefano Guerra
René González, Antonio Guerrero, Fernando González, Gerardo Hernández e Ramón Labañino sono cinque agenti della sicurezza cubana. Nella prima metà degli anni ’90 riescono a infiltrare le organizzazioni estremistiche degli esuli anti-castristi di Miami. Nel giugno del 1998 Washington e l’Avana esplorano le possibilità di concludere un accordo di cooperazione. L’obiettivo è di scoprire le trame terroristiche degli oltranzisti cubani nel sud della Florida, per poi mandarne a monte i piani prima che vengano portati a compimento dai mercenari sul loro libro paga. In quest’ambito agenti dell’Fbi si recano a Cuba. A loro vengono consegnate le informazioni di intelligence raccolte dagli infiltrati cubani in Florida facenti parte della “Red Avispa” (“vespa”), ideata dai servizi di sicurezza del governo cubano per sventare azioni violente contro Cuba. Tre mesi dopo, il 12 settembre, l’Fbi arresta i Cinque e altri 5 agenti cubani. Sono accusati fra l’altro di uso di falsa identità, di non essersi registrati come agenti stranieri, di cospirazione finalizzata allo spionaggio e, nel caso di uno di loro, di cospirazione allo scopo di commettere assassinio. Cinque di loro si dichiarano colpevoli. René González, Antonio Guerrero, Fernando González, Gerardo Hernández e Ramón Labañino si dichiarano innocenti. Passano 18 mesi in celle di isolamento. Il processo dura dall’autunno del 2000 al giugno del 2001. Nel dicembre 2001, a Miami, vengono condannati: Gerardo Hernández a due ergastoli più 15 anni; Ramón Labañino a un ergastolo più 18 anni; Antonio Guerrero a un ergastolo più 10 anni; René González a 15 anni; Fernando González a 19 anni. I loro legali ricorrono in appello. Lo scorso 9 agosto il Tribunale d’appello federale di Atlanta revoca le condanne riconoscendo ai Cinque il diritto a un processo imparziale (quindi non a Miami), che verosimilmente non verrà celebrato prima del prossimo anno. Nell’attesa i Cinque restano in carcere. Qui di seguito alcune chiavi per leggere il loro caso. Il contesto Dopo il crollo del blocco dell’Est e la fine dell’Urss, Cuba vive momenti drammatici. Per rilanciare un’economia al bordo del collasso, nei primi anni ’90 la Rivoluzione si apre a dollari, iniziativa privata, investimenti esteri e turismo. Gli oltranzisti di Miami – che da 45 anni tentano con ogni mezzo di rovesciare Fidel Castro – intravedono una nuova possibilità. Tollerate, protette e in taluni casi anche foraggiate da Casa Bianca e servizi di sicurezza statunitensi, le loro organizzazioni (Fondazione nazionale cubano-americana-Fnca, Fratelli alla riscossa1, Alpha 66, ecc.) assoldano mercenari incaricati di piazzare bombe in alberghi (nel ’97 in uno di questi morirà un turista italiano, Fabio Di Celmo) e in altri punti “caldi” di un’industria turistica in piena espansione. Piccoli aerei dei Fratelli alla riscossa violano regolarmente lo spazio aereo cubano, interferendo nelle frequenze radio delle torri di controllo degli aeroporti dell’Avana e Varadero e disseminando le coste di volantini che incitano alla dissidenza. L’Avana manda 23 note diplomatiche di protesta alla Casa Bianca. Silenzio. I voli continuano. Poi, il 24 febbraio 1996, la contraerea cubana abbatte due aerei degli “Hermanos”.2 Il terrorismo Dall’11 settembre 2001 gli Stati Uniti sono in guerra contro il “terrorismo”. Da allora i “falchi” della Casa Bianca hanno accusato più volte Cuba di fomentarlo, in particolare attraverso la preparazione di armi batteriologiche. Orlando Bosch è un terrorista. Cubano, esule della prima ora, nel ’68 viene condannato a 12 anni per aver tentato di affondare una nave polacca nel porto di Miami. Assieme a Luís Posada Carriles (un cubano condannato nel 2004 a Panama per un complotto teso ad uccidere Fidel Castro, poi graziato, ora richiedente l’asilo negli Stati Uniti che finora ha risposto picche alla richiesta di estradizione dell’Avana), Bosch organizza nel ’76 l’esplosione di un aereo della Cubana de Aviación in volo sopra le Barbados (73 morti). Per questo si becca 10 anni, scontati in Venezuela. Tornato negli Usa, è arrestato dall’Fbi. Il Dipartimento di giustizia vuole deportarlo, il presidente George Bush Sr. lo libera e gli concede asilo politico. Oggi Bosch vive tranquillo a Miami. Altro terrorista: Luís Zúñiga Rey. Arrestato nel ’74 vicino all’Avana mentre pianificava un attentato, esule in Florida dopo aver scontato la relativa condanna, membro della Fnca e oggi dirigente del Consejo por la libertad de Cuba, una delle organizzazioni più estremistiche degli esuli di Miami. Nel ’93 ordina a un agente della sicurezza cubana infiltrato nella stessa Fnca di far saltare il cabaret Tropicana all’Avana. Zúñiga Rey per anni ha fatto parte della delegazione nicaraguense alla Commissione per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite. In questo modo l’ex presidente Arnoldo Alemán (che sta scontando una condanna in primo grado a 20 anni per corruzione) lo ricompensava per i soldi ricevuti dalla mafia cubana di Miami durante la campagna elettorale del ’96. Zúñiga Rey nel 2004 era ancora a Ginevra, membro ufficiale della delegazione statunitense alla 60esima sessione della Commissione per i diritti dell’uomo... Giustizia? Durante l’istruttoria gli avvocati della difesa non hanno accesso alle prove presentate dal procuratore. Numerose irregolarità sono commesse durante la procedura penale. Non viene rispettato il diritto degli accusati a un processo regolare e a una corte imparziale. Diciassette avvocati difensori scelti dalla Corte rinunciano all’incarico prima del processo celebrato a Miami: temono rappresaglie da parte degli estremisti anti-castristi. «Nessun giurato a Miami andrebbe contro ai Cubani di destra, perché essi usano il terrorismo contro chiunque si opponga a loro», afferma Andres Gómez, giornalista cubano residente a Miami.3 Numerosi testimoni riconoscono in sede di processo che i Cinque non erano coinvolti in attività di spionaggio. Persino Hectór Pesquera – ex responsabile dell’Fbi nella Florida del Sud e uomo chiave nell’arresto degli agenti della “Red Avispa” – ha ammesso di recente all’anti-castrista Tele Martí che i Cinque non sono mai stati in possesso di informazioni che potessero compromettere la sicurezza degli Stati Uniti.4 Nonostante ciò, i Cinque nel dicembre del 2001 sono riconosciuti colpevoli di 26 reati diversi, tra i quali cospirazione finalizzata allo spionaggio5 e cospirazione finalizzata all’assassinio6. I diritti umani: violati... I Cinque – rinchiusi in altrettante prigioni sparse su tutto il territorio statunitense – trascorrono 33 mesi in detenzione preventiva prima di essere condannati. Diciassette mesi li passano in celle di isolamento (il regolamento carcerario statunitense prevede una detenzione massima di 60 giorni in queste condizioni, e solo per prigionieri con gravi problemi disciplinari). Nel febbraio del 2003, mentre stanno espiando la pena, sono nuovamente rinchiusi in celle di isolamento durante un mese. Ritrovano il regime normale grazie ad una campagna condotta da deputati statunitensi e inglesi e da intellettuali di diversi paesi, tra i quali il premio Nobel della letteratura Nadine Gordimer. Olga Salanueva e Adriana Pérez, le mogli di René González e di Gerardo Hernández, si sono viste rifiutare 12 volte il visto d’entrata negli Stati Uniti. Yvette, la figlia di Olga Salanueva e René González, praticamente non conosce il padre, incarcerato quando aveva 4 mesi. La madre di Antonio Guerrero ha potuto rendere visita al figlio solo un anno dopo la sua cattura. Ad ogni richiesta di visto le autorità dell’immigrazione Usa tergiversano. Della violazione dei diritti umani dei prigionieri e dei loro familiari, Leonard Weinglass – riconosciuto difensore dei diritti civili e legale di Antonio Guerrero – dice: «Non è solamente una violazione dei diritti umani [consegnati nelle convenzioni] internazionali, ma anche una violazione della Costituzione degli Stati Uniti, come riconosciuto recentemente dalla stessa Corte Suprema di giustizia (...), e dei regolamenti dell’Ufficio federale delle prigioni. Il continuo isolamento di Gerardo e René e delle loro famiglie è completamente ingiustificato da un punto di vista legale ed è moralmente inammissibile».7 In maggio anche il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie ha stabilito che l’incarcerazione dei Cinque viola il diritto internazionale. I Cinque, ma anche Guantanamo, Abu Ghraib, tutte le altre prigioni segrete sparse per il mondo, la pena di morte: gli Stati Uniti, paese dei diritti umani e della democrazia? ...difesi? In primavera Olga Salanueva e Adriana Pérez erano in Svizzera. A Ginevra hanno parlato alla 61esima sessione della Commissione dei diritti dell’uomo. Poi sono venute in Ticino, invitate dall’Associazione Svizzera-Cuba. Adriana Pérez e Olga Salanueva hanno denunciato la latitanza di Amnesty International (Ai). All’organizzazione di difesa dei diritti umani il caso dei Cinque è stato sottoposto nel 2002. In quell’occasione, dicono le due donne, Ai avrebbe sì riconosciuto il trattamento crudele, inumano e degradante riservato ai prigionieri e ai loro famigliari, ma da allora nulla si sarebbe mosso. Per questo le mogli dei reclusi tornavano a sollecitare Amnesty affinché verifichi le condizioni di carcerazione dei Cinque e in particolare la questione dei visti negati. Un invito in questo senso lo hanno rivolto alla sezione svizzera di Ai anche le consigliere nazionali Maria Roth Bernasconi (Partito socialista) e Marianne Huguenin (Partito del lavoro). In realtà Amnesty International non ha schivato il caso (come invece stanno facendo la Commissione dei diritti dell’uomo e altre istanze non governative di difesa dei diritti umani). In diverse occasioni, infatti, Ai – che negli ultimi anni non ha certo risparmiato critiche all’Avana sul trattamento riservato a dissidenti veri e presunti – ha scritto alle autorità statunitensi richiamandole ai loro obblighi.8 Il silenzio Il caso dei Cinque sin qui ha faticato a trovare spazio nei mass-media al di fuori di Cuba e degli Stati Uniti. Negli Stati Uniti, a parte gli organi di “informazione” legati agli oltranzisti di Miami, un silenzio quasi assoluto la fa da padrone. La stampa, la radio e la Tv cubane, invece, ricordano quotidianamente che le cinque “spie” sono “los Cinco héroes”, prigionieri dell’Impero. Altrove risulta difficile scovare spazi informativi non invasi dalle propagande di parte, non contraddistinti da silenzi interessati, che situino il caso dei Cinque in un contesto più ampio. In questa battaglia dell’informazione, la Rivoluzione cubana è perdente.9 Alimentato da organizzazioni “pro-democrazia” a loro volta sussidiate generosamente dalla Casa Bianca, un vero e proprio “fronte mediatico” anti-castrista ha la meglio e «contribuisce a trasformare Cuba in una pentola a pressione», aveva detto ad area lo scrittore cubano René Vázquez Díaz (n. 48, 26 novembre 2004). Una delle poche brecce in questo fronte – un annuncio a pagamento pubblicato il 3 marzo 2004 sul New York Times – è costata 50mila dollari ai 240 comitati di solidarietà con i Cinque sparsi in più di 80 paesi. 1 “Hermanos al Rescate”, ufficialmente un’organizzazione di soccorso ai balseros, cubani che con mezzi di fortuna tentano di recarsi negli Stati via mare. 2 Gianni Minà, “Cuba, le syndrome de l’île assiégée”, Le Monde diplomatique, luglio 2003, p. 8. 3 Citato in Kari Ladersen, “The Cuban Five. Terror Wars and the U.S. Double Standard”, 5 marzo 2004, www.americas.org. 4 Granma Internacional, 15 marzo 2004. 5 Secondo l’Fbi, gli agenti della “Red Avispa” agivano su più fronti, tentando fra l’altro di raccogliere informazioni utili per infiltrare la sede del Comando Sud del Pentagono in Florida. 6 Nel caso di Gerardo Hernández, condannato per aver mandato a Cuba informazioni che facilitarono l’abbattimento di due aerei degli “Hermanos”, i Fratelli alla riscossa, nel febbraio 1996. Vedi nota 1. 7 Dal sito www. antiterroristas.cu. 8 Cfr. comunicato stampa del 6 luglio 2004 (news.amnesty.org/index/ENGAMR516072004). 9 Utili per bilanciare propaganda e silenzi anti-cubani sono i siti internet www.antiterroristas.cu e www.freethefive.org.

Pubblicato

Venerdì 26 Agosto 2005

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