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Erano più di 15 mila in tutta la Svizzera

di

Generoso Chiaradonna
Grandiosa manifestazione quella dello scorso 4 novembre. Data che entrerà negli annali della lotta sindacale. Più di 15 mila operai edili, in tutta la Svizzera, sono scesi in piazza e hanno incrociato le braccia per quello che è stato il primo sciopero nazionale del settore da oltre 50 anni. A Bellinzona si sono dati appuntamento circa 4 mila lavoratori in quello che è stato un momento d’incontro, scambio di idee e lotta dopo le rispettive assemblee regionali a Mendrisio, Bioggio e Locarno e la stessa Bellinzona. Un’adesione spontanea e numerosa che ha sorpreso positivamente gli stessi organizzatori (i sindacati Sei e Ocst). Quel lunedì si era immersi in un crogiuolo di lingue e dialetti. Dal bergamasco al napoletano, passando per sonorità balcaniche. È questo il mondo dell’edilizia svizzera, la spina dorsale dell’intera economia. Un settore, quello dell’edilizia, molto importante: sono più di 100 mila i lavoratori in tutta la Svizzera e circa 6 mila in Ticino. Lavoratori che hanno deciso di scendere in piazza dopo il voltafaccia degli impresari costruttori della Ssic (Società svizzera degli impresari costruttori) all’accordo sottoscritto 6 mesi fa sul pensionamento anticipato a 60 anni. Durante il pranzo abbiamo avvicinato alcuni edili italiani che ci hanno dichiarato che, pur non avendo partecipato alla prima manifestazione di qualche mese fa, si sono sentiti in dovere di partecipare a questa e incrociare le braccia perché traditi dai propri datori di lavoro. L’accordo disatteso fa accendere gli animi. Rispetto è la parola d’ordine. Rispetto degli accordi e dei lavoratori, vera ricchezza delle imprese. «Sentivamo la pensione più vicina e la possibilità di una vecchiaia serena. Purtroppo così non è stato. Abbiamo imparato che non ci regalano nulla e che bisogna lottare fino in fondo per ottenere qualcosa». Queste le amare conclusioni di un muratore di 49 anni. «Vorrei dire ai signori impresari che a 50 anni, non a 60, si è già distrutti dalla fatica. Perché, per chi non lo sapesse, molto spesso sono già più di 30 anni che ci spezziamo la schiena sui cantieri» aggiunge un altro lavoratore sconsolato. E come non dargli ragione. Studi indipendenti dimostrano che i lavoratori dell’edilizia hanno meno probabilità rispetto alla media della popolazione, di arrivare sani all’età Avs. Le rivendicazioni Ricapitoliamo la piattaforma rivendicativa: pensionamento anticipato a 60 o al massimo dopo 40 anni di lavoro. Come abbiamo più volte ricordato dalle colonne di questo giornale, i lavoratori edili hanno una speranza di vita minore rispetto a chi lavora in altri settori. Giuste, quindi, le rivendicazioni sindacali per il prepensionamento e la rabbia per un accordo non mantenuto. Ma torniamo al corteo, momento clou di una giornata di lotta iniziata nel corso della mattinata in tutta la Svizzera. In Ticino le sedi per le assemblee locali come ricordato prima erano a Locarno (Palazzetto Fevi), Bioggio (ristorante Nord-Sud) e Mendrisio (mercato coperto). Il corteo è partito comunque dal Palazzetto del Basket di Bellinzona, preceduto da un pranzo in comune e un momento di riflessione sindacale. Sul palco si sono succeduti vari oratori. Sindacalisti del Sei (Sindacato edilizia e industria), dell’Ocst (Organizzazione cristiano sociale) e della Cgil italiana. Quest’ultima sigla sindacale ha partecipato alla manifestazione bellinzonese in segno di solidarietà. Il corteo, coloratissimo e rumorosissimo ha sfilato in modo molto ordinato per le vie del centro cittadino, sotto lo sguardo attonito di alcuni bellinzonesi, toccando i luoghi simbolo del potere politico ed economico del Cantone: Piazza del Governo e la sede della Ssic. “Siamo stanchi” Il raggiungimento di un buon contratto collettivo di lavoro è evidentemente l’obiettivo dei salariati e lo si intuisce anche dalle loro risposte. Un muratore italiano di 50 anni, da 26 anni in Svizzera, ci dice: «vedo di buon occhio il pensionamento anticipato. E sono disposto a continuare la lotta finché non otterremo il giusto». «La Ssic è dunque avvisata – ha ricordato Saverio Lurati, segretario cantonale del Sei – o si fa marcia indietro e si rispettano i patti o la tranquillità sui cantieri potrebbe diventare un ricordo del passato con un crescendo di azioni di protesta e mobilitazioni sindacali». Ricordiamo che alla giornata di protesta hanno aderito i lavoratori edili dei principali cantieri ticinesi. Anche gli operai impegnati nella costruzione dell’AlpTransit, del cantiere di Bodio in agitazione fin dalle 10 della sera precedente. I sindacati invitano gli imprenditori a fare un esame di coscienza e pone una domanda sul futuro del settore: «tutto il settore ha bisogno di manodopera, nessuno vuole più intraprendere la professione, non è forse giunta l’ora di riflettere anche su queste questioni?». E non è una questione di poco conto. Gli addetti sono diminuiti a seguito della crisi economica degli anni ’90, quasi dimezzandosi. La maggior parte di quelli rimasti supera i cosiddetti “anta”. È un settore che invecchia; senza un contratto allettante rischia di essere travolto dagli eventi in atto (gli accordi bilaterali, ad esempio). In definitiva i sindacati si battono per fare diventare i cantieri un luogo di lavoro sicuro, gradevole dove il rispetto dei lavoratori e della parola data viene prima della fretta e dei tempi di consegna.

Pubblicato

Venerdì 15 Novembre 2002

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