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Enti e istituti in un vicolo cieco

di

Stefano Guerra
Approdato in Gran consiglio già alleggerito di elementi sostanzali (come i tagli sui sussidi cassa malati, oggetto di un decreto esecutivo e pertanto sottratti all’esame parlamentare), il pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali varato in giugno dal Consiglio di Stato è stato sottoposto tra lunedì e martedì a una raffica incrociata di critiche. Alla fine però ce l’ha fatta: della dozzina di decreti di sua competenza (per una ventina di milioni di franchi su un totale di 73,1 milioni nel 2006), il parlamento ne ha bocciati due, rinviati altrettanti in commissione e approvati otto. Tra questi ultimi vi è quello che limita allo 0,5 per cento l’aumento della spesa per i contributi che il cantone versa agli enti sussidiati. Una misura controversa della quale area si era già occupata (cfr. n. 37, 16 settembre 2005) e sulla quale torna in questa edizione con un ulteriore approfondimento. Schierati su posizioni opposte in parlamento, il socialista Mario Ferrari e il liberale-radicale Mauro Dell’Ambrogio faranno entrambi le spese del decreto che limita i contributi cantonali agli enti sussidiati. Ferrari è direttore della Diamante, una fondazione che favorisce l’integrazione sociale e professionale delle persone portatrici di handicap. Mauro Dell’Ambrogio invece è direttore della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi). Il primo ha votato contro il decreto blocca-sussidi, il secondo – co-relatore del rapporto di maggioranza sul messaggio governativo – lo ha invece sostenuto nella forma emendata (accolta poi dal plenum) che almeno teoricamente lo limita al 2006 e risparmia ai comuni un ulteriore riversamento di oneri (vedi box sotto). In una pausa del dibattito svoltosi tra lunedì e mercoledì in Gran consiglio, area li ha incontrati e li ha messi a confronto sulle implicazioni che il decreto potrebbe avere sui contratti di prestazione tra cantone ed enti sussidiati. Mauro Dell’Ambrogio (MDA), lo ammette il governo e lo riconoscete voi della maggioranza in Commissione della gestione: plafonare allo 0,5 per cento l’aumento dei contributi cantonali agli enti sussidiati vuol dire limitare alcune prestazioni, rinunciare ad altre, andare a toccare le retribuzioni del personale. Tutto questo non vi interessa? Gli enti che sono ben gestiti dispongono di riserve che permettono loro di assorbire le conseguenze di un tale “taglio” senza grossi contraccolpi. Riorientare la spesa a medio termine è importante: ciò significa rivedere le prestazioni o incidere sulle modalità di gestione, ivi compresi posti di lavoro e retribuzioni. Nel rapporto di maggioranza ipotizzate che a partire dal 2007 la scelta delle prestazioni venga delegata agli enti sussidiati: «Lo Stato si limiterebbe a decidere quanto è disposto a dare per ciascun settore, mentre gli enti deciderebbero liberamente cosa “produrre” con quei dati soldi». In sostanza proponete una perversione del rapporto tra Stato – che abdicherebbe così alle proprie responsabilità – e privato sussidiato. MDA: Può anche essere segno di un rapporto di fiducia. Quando un committente costruisce una casa, se ha fiducia nel proprio architetto può anche dirgli: “posso spendere mezzo milione, fammi il miglior progetto possibile con questi soldi”. Non dico che questa sia la soluzione ideale. Dovrebbe essere l’ente pubblico a definire le prestazioni. Però in un momento in cui esso è politicamente impotente e assolutamente paralizzato nella definizione effettiva delle prestazioni, penso che si possa ipotizzare una gestione alternativa. Una gestione sicuramente migliore di quella in cui il mandante vorrebbe definire le prestazioni a altri parametri, ma poi si limita a tagliare i contributi. Mario Ferrari (MF): Così il meccanismo viene rovesciato. Nel contratto di prestazione lo Stato affida agli enti la loro “missione”: il numero e il tipo di prestazioni da fornire, e in base a queste viene fissato il contributo. Va detto anche che il decreto stesso è uno strumento inappropriato: la logica del contratto di prestazione impone che il Consiglio di Stato contratti con i singoli enti, settore per settore, gli obiettivi a breve e a medio termine. Nel 2006 la misura è sopportabile, lo dice anche il Dss [Dipartimento sanità e socialità, ndr]. Ma a partire dal 2007 diventerà problematico mantenere l’obiettivo. Il Consiglio di Stato ha approvato delle pianificazioni settoriali (case anziani, cure a domicilio, ecc.). Se si vogliono sviluppare questi settori, nello 0,5 per cento di aumento non ci sta nulla: la sola dinamica salariale (rincaro più scatti) ammonta all’1,4 per cento. Dovranno pertanto essere fatti risparmi sul personale, ma non sarà sufficiente: probabilmente bisognerà arrivare a un blocco dello sviluppo delle strutture. Che senso ha plafonare l’aumento dei sussidi in modo lineare, incidendo senza distinguo su grossi enti come l’Eoc [Ente ospedaliero cantonale] o la Supsi e su un asilo nido, o su un servizio ambulanza? MDA: È l’unico modo per conseguire un risultato in fretta. In un paese esposto alle lobby e con un governo semiparalizzato dai conflitti interni, aprire la discussione sulle priorità significherebbe non farne nulla. Non sono assolutamente un sostenitore dei tagli lineari: hanno il terribile svantaggio di fregare chi è stato “economico” e di privilegiare chi ha speso troppo. Riconosco però che a breve termine questo è l’unico strumento praticabile. La speranza è che si avvii poi il discorso sulle priorità. Gli enti sussidiati hanno passato anni – e speso parecchi soldi – a prepararsi al contratto di prestazione, uno strumento che ora lo stesso Stato che l’ha voluto di fatto rimette in discussione. La maggioranza della Gestione se ne rende conto? MDA: C’è sempre una buona ragione per ritenere di essere svantaggiati. Tutti hanno capito che andando a gridare in piazza quando il fondo del proprio barile è già stato grattato c’è qualche speranza in più di dirottare su altri le necessità di risparmio. Un gioco infantile al quale come responsabile di un ente finanziato dallo Stato non mi presto. MF: La Fondazione Diamante aveva già sperimentato per tre anni un contratto di prestazione con l’Ufas [Ufficio federale delle assicurazioni sociali, ndr]. Quando sono entrate in vigore le misure di risparmio della Confederazione, il contratto di prestazione è stato soppresso. Ora corriamo lo stesso rischio a livello cantonale: tre anni di lavoro per prepararci al nuovo contratto di prestazione, e ancor prima che entri vigore [il 1. gennaio 2006, quando sarà applicato a tutti gli enti sussidiati dal Cantone ad eccezione delle scuole comunali, ndr] il meccanismo è già stato boicottato da questo decreto. Ed è paradossale perché il contratto di prestazione, se ben usato, può essere uno strumento utile per ragionare sulle modalità di risparmio a medio termine, per premiare chi lavora bene e in un certo senso penalizzare chi lavora male. L'Eoc: 2007, sarà dura Nessun problema per il 2006, ma all’orizzonte del 2007 si profilano «molte nubi minacciose». L’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) è preoccupato. In una lettera spedita una decina di giorni fa al governo cantonale, il consiglio d’amministrazione (cda) dell’Eoc ribadisce i timori per le conseguenze a medio termine del decreto che blocca i contributi cantonali agli enti sussidiati approvato martedì dal Gran consiglio. «Dubitiamo che sarà possibile adeguare l’offerta ai nuovi bisogni della popolazione e al progresso medico e garantire parimenti l’attuale livello di qualità delle prestazioni», scrive il presidente del cda Daniele Lotti. Che in qualità di deputato Plrt, pur preannunciando misure impopolari nel settore ospedaliero pubblico a partire dal 2007, martedì in Gran consiglio non si è sentito in dovere di votare contro uno dei decreti più controversi del “pacchetto” di misure per il riequilibrio delle finanze varato dal Consiglio di Stato e approvato con qualche ritocco dal parlamento. Il decreto blocca l’incremento delle spese per contributi a enti, associazioni, istituti, fondazioni e aziende autonome entro limiti che non superino gli importi di preventivo 2005, aumentati dello 0,5 per cento annuo per il 2006 e per il 2007. L’ammontare dei sussidi erogati dal Cantone a enti terzi che svolgono compiti di utilità pubblica (Ente ospedaliero, Usi, Supsi, case per anziani, servizi di aiuto domiciliare-Sacd, enti d’appoggio, istituti per invalidi, antenne per tossicodipendenti, ecc., ma anche comuni e consorzi) verrà ridotto rispetto al Piano finanziario di legislatura di 14,2 milioni di franchi nel 2006 e di 25,1 milioni nel 2007. Il settore ospedaliero pubblico perderà 2,6 milioni nel 2006, 6,6 nel 2007. Un emendamento che avrebbe teoricamente limitato gli effetti del decreto al 2006 è stato respinto martedì da una maggioranza del parlamento. La riduzione del contributo cantonale rende «assai arduo» il lavoro di preparazione del preventivo 2007, scrive Daniele Lotti al Consiglio di Stato. Se le condizioni quadro non dovessero cambiare e si prospettasse per il 2007 un ulteriore contenimento delle spese, l’Eoc non esclude la necessità di mettere in atto, «per quanto impopolari», le misure suggerite dal Consiglio di Stato nel relativo messaggio, in particolare quelle che prevedono il “ridimensionamento dell’offerta anche in presenza di una domanda crescente” e il “ridimensionamento degli standard qualitativi delle prestazioni”. Un’ulteriore conseguenza dell’ossessione “risparmista” che anima la maggioranza borghese di governo e parlamento, tanto impegnata a grattare il fondo del barile della spesa pubblica e a tagliare a destra e a sinistra da perdere di vista l’evoluzione dei bisogni della popolazione a medio e lungo termine.

Pubblicato

Venerdì 30 Settembre 2005

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