Enrico Borelli

Segretario regionale Unia Ticino e Moesa

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L'opinione
24.02.2016

di 

Enrico Borelli

La sfrontatezza di Federcommercio non ha limiti. Da vent'anni si rifiuta categoricamente di intavolare trattative con i sindacati per l'adozione di un Contratto collettivo di lavoro (Ccl) per il settore del commercio al dettaglio, ma, a cinque minuti da mezzanotte cioè pochi giorni prima della votazione di domenica prossima sulla nuova Legge cantonale sull'apertura dei negozi, si dichiara improvvisamente disponibile a compiere questo passo.

La tempistica è perlomeno sospetta agli occhi di qualsiasi persona du buon senso, tenuto conto che il Gran Consiglio ticinese ha deciso di vincolare l'entrata in vigore della legge all'adozione di un Ccl di obbligatorietà generale. Un'operazione non certo pensata per il bene delle lavoratrici e dei lavoratori, ma un vero e proprio ricatto. In sostanza, si cerca di imporre al personale della vendita un enensimo peggioramento delle sue già precarie condizioni di lavoro attraverso un'estensione degli orari di apertura dei commerci e del lavoro festivo e domenicale in cambio di un contratto dai contenuti ancora tutti da definire.

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