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Non c’è pace per gli stranieri residenti in Svizzera, soprattutto per coloro che provengono dai cosiddetti Paesi terzi, ovvero quei Paesi che non fanno parte dell’Unione europea. Da anni ormai la legislazione dedicata al tema delle migrazioni – e intendiamo qui soprattutto la legge sugli stranieri e la legge sull’asilo – sembra un cantiere costantemente aperto, una sorta di legislazione d’emergenza esposta a modifiche e revisioni che si susseguono anno dopo anno senza sosta. E naturalmente questo cantiere partorisce norme che conducono sempre più verso un inasprimento delle condizioni di ammissione all’immigrazione, ma anche a regole più restrittive per chi già soggiorna nel nostro Paese.

 

Così, per non smentire questa prassi, il 26 gennaio 2022 il Consiglio federale ha posto in consultazione un’ulteriore modifica della Legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI). E in questa occasione a esser presi di mira, sono i cittadini provenienti da Paesi terzi, quindi tutti coloro che non possono beneficiare del diritto alla libera circolazione delle persone, diritto riservato alle lavoratrici e ai lavoratori Ue. Quest’ultima modifica muove da un postulato della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, adottato l’8 giugno 2017, che incarica il Consiglio federale di verificare le possibilità giuridiche a disposizione della Confederazione per escludere o limitare l’aiuto sociale fornito agli stranieri provenienti da Paesi terzi. Il Governo ha quindi commissionato due studi esterni dai quali è emerso, in sintesi, che gli stranieri provenienti da Paesi terzi fanno maggiormente capo all’aiuto sociale rispetto ai cittadini svizzeri e a coloro che provengono dall’Unione europea. In questo contesto beneficerebbero maggiormente degli aiuti sociali i cittadini di Paesi terzi giunti in Svizzera nell’ambito delle norme che disciplinano il ricongiungimento familiare.

 

Quindi cosa propone il Consiglio federale per ridurre i costi legati all’erogazione di prestazioni di aiuto sociale a cittadini di Paesi terzi? Nient’altro che definire un importo inferiore rispetto a quanto percepiscono i residenti. Nei tre anni successivi all’entrata in Svizzera queste persone, in caso di necessità, potranno disporre di un aiuto sociale, il cui importo è definito da ogni Cantone, in misura minore rispetto ai cittadini svizzeri e a quelli dell’Unione europea. Verrà inoltre inserito nella legge un nuovo criterio per la valutazione del grado di integrazione.

 

Secondo le nuove disposizioni, ci si aspetta che lo straniero incoraggi e sostenga l’integrazione dei propri familiari. Oggi il grado di integrazione è un elemento importante che incide notevolmente sullo statuto legato al soggiorno. Il grado di integrazione è per esempio un elemento decisivo per l’ottenimento del permesso di domicilio (permesso “C”), ma anche per la revoca del permesso. E qui il rischio è che una famiglia possa essere penalizzata perché qualcuno ritiene che lo straniero non abbia incoraggiato e sostenuto a sufficienza l’integrazione dei propri familiari.

 

Ma considerato che il rischio di cadere a carico del sistema di aiuto sociale è presente soprattutto nelle situazioni di ricongiungimento familiare, allora sarebbe stato più opportuno creare misure di sostegno all’integrazione, misure più intense rispetto a quanto fatto fino ad oggi.

Pubblicato il 

03.02.22
 
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