Le collettività umane sono, in genere, costituite su base volontaria oppure per imposizione esterna. Si tratta quindi di comunità fondate sulla ricerca di un bene comune, che può esprimersi nella promozione e nella salvaguardia d'interessi particolari, di autonomie locali o di progetti societari condivisi, com'è il caso dell'origine della Confederazione elvetica nel famoso Patto del 1291. All'inizio di questo modello societario sta una scelta culturale e politica ben precisa, che accomuna chi ne accoglie i fondamenti normativi ed ne diventa parte più o meno integrante. Se invece la costituzione di un gruppo è determinata da un intervento esteriore, come può essere un atto di forza più o meno esplicito quale un'invasione militare o una dichiarazione d'indipendenza imposta da una minoranza, gli equilibri interni alla nazione cambiano in maniera determinante. Può entrare in tale categoria anche, a titolo d'esempio, l'iscrizione dei propri figli a una squadra sportiva… In buona sostanza, è la decisione iniziale di essere membro o no di un determinato consesso sociale a stabilirne il grado di maggiore o minore accettazione.
Nell'uno o nell'altro caso, sono il senso di appartenenza e la consapevolezza di dover fornire il proprio contributo alla pubblica edificazione a fissare il limite della responsabilità che l'individuo è disposto ad assumere nei confronti della società. Tuttavia, che l'abbia scelto liberamente oppure l'abbia accolto per volontà esterna, il fatto stesso di essere partecipe di un progetto collettivo rende solidale con l'intero corpo ogni singolo consociato. Quale essere geneticamente votato alla civile convivenza (il famoso "animale sociale" di Aristotele!), qualsiasi persona porta in sé un obbligo di cooperazione, ma anche la collettività è tenuta a riconoscerle lo spazio e il ruolo che le spettano, indipendentemente dal suo statuto specifico. La costruzione del tessuto sociale avviene pertanto nella reciprocità dell'impegno a favore di un ideale consensuale. È quanto sta venendo meno, per contro, nel nostro paese, dove la parcellizzazione degli interessi perseguiti ci sta conducendo al graduale sfaldamento della coesione sociale e al conseguente aumento delle tensioni politiche.
Credo che per dare una svolta positiva ad un simile processo in atto sia necessario non solo riscoprire il comune senso d'appartenenza, di responsabilità e di solidarietà, bensì pure compiere un vero e proprio salto di qualità, inserendo nel nostro vocabolario il concetto di empatia. È la capacità d'immedesimarsi nelle condizioni altrui, di mettersi al posto dell'altro, ponendolo al centro e non ai margini dell'attenzione personale e sociale. È un modo diverso di declinare l'universale "regola d'oro": fai all'altro come vuoi sia fatto a te!

Pubblicato il 

11.09.09..

Edizione cartacea

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