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Emigrazione ed immigrazione: paradossi italici

di

Dino Nardi
In Europa e, per quanto ci concerne, alle nostre latitudini in particolare, in Italia e Svizzera, l'argomento "immigrazione" è un tema che ricorre ormai quotidianamente nei media e nelle discussioni della gente. La stessa Unione dei lavoratori emigrati veneti (Ulev) in Svizzera ha organizzato lo scorso fine settimana, a Berna, un interessante convegno proprio sul tema "Le politiche migratorie: l'emigrazione e l'immigrazione" introducendo così ufficialmente, e per la prima volta in Svizzera, un dibattito su tale argomento anche nella comunità veneta e, più in generale, italiana. Una comunità che negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, quando nella Confederazione "italiano" era sinonimo di "immigrato" e viceversa, ha pagato sulla propria pelle la negazione o la limitazione di determinati diritti civili, politici, sociali e previdenziali; il lavoro nero; i lavori più umili; le retribuzioni più basse; gli affitti esosi per locali di pochi metri quadrati e spesso in case fatiscenti: la solitudine e la ghettizzazione. Ma ha anche dovuto sopportare l'onta d'essere ritenuti dei pericolosi delinquenti, facili all'uso del coltello; degli approfittatori di ragazze minorenni; sfruttatori delle assicurazioni sociali; ecc. ecc.. Adesso, in Svizzera, la comunità italiana in parte si è certamente integrata oppure è composta di seconde e terze generazioni, non è più la componente straniera maggioritaria essendo stata superata numericamente da quella originaria dai Paesi della ex Jugoslavia e non è più nel mirino degli ambienti più xenofobi della Confederazione, anzi! Non di rado si sentono, oggi, commenti del tipo "gli italiani si che erano bravi e dei gran lavoratori!"
Partendo da questo dato di fatto storico, che è solo uno spaccato della storia migratoria italiana che dalla seconda metà dell'Ottocento sino agli anni più recenti ha visto milioni di italiani andare a cercare lavoro e fortuna in ogni continente (dalle statistiche risulta che vi sono nel mondo quasi quattro milioni di cittadini italiani e ben sessanta milioni di persone di origine italiana), diventa estremamente difficile comprendere e giustificare quanto sta avvenendo oggi in Italia divenuta, ormai, da qualche lustro un Paese di immigrazione, soprattutto dai Paesi a sud del Mediterraneo. Un Paese che, dimenticatosi della sua storia anche recente, sta vivendo e gestendo l'immigrazione, sia a livello istituzionale (vedi la legge Bossi-Fini) che di popolazione, con schizofrenia e comportamenti xenofobi veramente paradossali. Alcuni esempi? Si è sempre reclamato da parte dell'Italia parità di diritti, quantomeno in ambito socio-previdenziale per i suoi emigrati (anche nei confronti della Confederazione) ottenendo quasi sempre soddisfazione e poi da anni il parlamento italiano non approva la convenzione di sicurezza sociale con il Marocco a causa dei costi che tale accordo comporterebbe, oppure frena per gli stessi motivi altri accordi analoghi ancora con Paesi dai quali provengono altre comunità di emigrati; non si vuole una scuola egiziana a Milano quando in tutto il mondo, e non solo in Svizzera, i nostri emigrati hanno voluto ed ottenuto delle scuole italiane sia statali che private; si protesta per la costruzione di moschee, quando ovunque nel mondo (anche in molti Paesi islamici), ove più forte è la presenza italiana, vi sono luoghi di culto cattolici e/o cristiani; un'immigrazione fuori da ogni controllo; manodopera in nero sottopagata ed impiegata nei lavori più faticosi e pericolosi senza alcuna protezione socio-previdenziale ed assicurativa; ecc. ecc.. Tanto da far rivalutare ed apprezzare, oggi, come la Confederazione abbia affrontato e gestito l'immigrazione in questo Paese dove tuttora la presenza di stranieri (escludendo i naturalizzati) ammonta a ben il 20 per cento della popolazione autoctona, a fronte di quella in Italia che è ancora limitata al 4 per cento. Ma il tragico è che in Italia tutto questo discutere sui "problemi" legati all'immigrazione sta facendo dimenticare, certamente alla popolazione, e, spesso, anche alle stesse istituzioni, che nel mondo vi sono tuttora milioni di emigrati e di cittadini italiani con tutta una serie di problemi che attendono una soluzione: da qui il ruolo importante che hanno le strutture e gli organismi di rappresentanza degli italiani all'estero quali i Comites, il Cgie e gli stessi diciotto parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero affinché ciò non avvenga!

Pubblicato

Venerdì 24 Novembre 2006

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