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Elezioni politiche a Ginevra: sconfitta amara per la sinistra

di

Gianfranco Rosso
Anche Ginevra dovrà fare i conti con l’Udc. Le elezioni di domenica scorsa, che hanno consacrato l’entrata in Parlamento di dieci colonnelli di Christoph Blocher, hanno sconvolto gli equilibri politici del cantone: la sinistra ritorna all’opposizione dopo quattro anni e la destra (e che destra) diventa maggioranza.Con i dieci seggi conquistati in un sol colpo a Ginevra, l’ex partito agrario completa così un’operazione iniziata negli anni Ottanta a Zurigo con un meticoloso lavoro di propaganda. Un’operazione che si è estesa a macchia d’olio in tutto il paese, prima nel resto della Svizzera tedesca e poi in Romandia, dove l’Udc manca ormai solo dal parlamento del canton Neuchâtel. Per capire le dimensioni della crescita, basti pensare che dal 1999 a oggi il partito di Blocher ha guadagnato la bellezza di 105 seggi nei vari parlamenti cantonali. Ora, con le elezioni ginevrine, l’Udc è diventata a tutti gli effetti un partito nazionale, che sarà ancora più forte dopo le federali del 2003. Una prospettiva temutissima dagli altri partiti borghesi (democristiani in particolare, che rischiano la perdita di un Consigliere federale) e che deve suscitare preoccupazione nella sinistra di questo paese. Ad essa spetta di capire perchè nei quartieri operai e popolari l’astensionismo è alto e perchè l’Udc in quel contesto tradizionalmente favorevole alla sinistra raccoglie sempre più consensi. A Ginevra, hanno detto in diversi, la sconfitta avrà per lo meno il merito di costringere la sinistra istituzionale a tornare nelle piazze nel tentativo di costruire un rapporto di forza politico e sociale. Di questo e di altro abbiamo parlato con il Consigliere nazionale ginevrino Patrice Mugny, il quale presto assumerà, con la zurighese Ruth Genner, la presidenza dei Verdi svizzeri. Perché la sinistra ginevrina è stata sconfitta? È sempre difficile rispondere a questa domanda perchè mancano i dati necessari. Si può tuttavia fare una riflessione: io credo che la sinistra abbia lavorato bene durante la scorsa legislatura: si è impegnata in favore dell’assicurazione maternità cantonale, di un reddito minimo garantito e di tutta una serie di miglioramenti per la gente. Inoltre ha denunciato gli scandali della Banca cantonale e dell’Ufficio esecuzioni e fallimenti. Ciònonostante la destra, che era compromessa in tutte queste vicende e che non ha mai proposto alcun progresso sociale, ha ottenuto la maggioranza. E l’ha ottenuta grazie all’elettorato più popolare. Bisognerebbe dunque interrogarsi perchè la povera gente vota per il partito dei miliardari dell’Udc. Vuol dire che la sinistra istituzionale ha perso ogni contatto con la base? Certo, la sinistra fa fatica a comunicare, ma non è tutta colpa sua. Oggi la situazione è tremendamente complessa: non c’è più solo una classe operaia mal pagata da difendere, ma una classe media, modesta, che vede la qualità della propria vita degradarsi, ma che riesce in qualche modo a cavarsela. L’Udc però sembra aver trovato il modo di comunicare... L’Udc, come le altre forze simili nella maggior parte dei paese europei, ha sviluppato una forma di nazionalismo di protesta che fa leva sulle paure delle gente. A Ginevra il partito di Blocher ha speso 400 mila franchi in annunci pubblicitari per raccontare un sacco di menzogne e proporre «soluzioni» semplicistiche. È più facile dire «siamo patrioti, difendiamo il nostro paese» che spiegare una proposta di politica sociale. Come valuta il risultato dei Verdi, che hanno guadaganto un seggio rispetto al 1997? Al di là della tristezza per l’entrata dell’Udc in parlamento e per la perdita della maggioranza, siamo parzialmente soddisfatti perchè il nostro elettorato si è dimostrato fedele. Forse perchè siamo riusciti a presentare in modo chiaro il nostro programma e perchè ci occupiamo di temi (come per esempio la questione degli Ogm) che toccano la gente da vicino. Cosa significa per Ginevra il risultato elettorale di domenica? Significa innanzitutto che la sinistra torna ad essere una forza di opposizione, come lo è stata tradizionalmente. Per il resto vedo il pericolo che la destra tradizionale si faccia trascinare dall’Udc verso una politica ancora più anti sociale. Per fortuna a noi resta l’arma del referendum, che impugneremo in modo sistematico ogni volta che non saremo d’accordo con una decisione. Negli ultimi due anni l’Udc nelle varie elezioni cantonali è passata da 400 a 505 seggi. Cosa si può prevedere per le federali del 2003? È chiaro che l’Udc è un partito sempre più nazionale, che rivendicherà un secondo seggio in Consiglio federale, che probabilmente otterrà. Per il resto devo dire che il parlamento svizzero è già così a destra che faccio fatica ad immaginarmelo ancora più a destra. Ma purtroppo è possibile.

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Venerdì 12 Ottobre 2001

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