Un clima di frizzante competizione elettorale si impadronisce del Ticino in occasione del rinnovo dei poteri comunali. Candidati ai municipi e ai consigli comunali si affrontano a colpi di comizi, bancarelle di presentazione e, naturalmente, presenze televisive. La corsa ai poteri locali sembra addirittura in grado di smuovere l’ormai radicata indifferenza di gran parte della popolazione nei confronti della politica. Forse quando si tratta di definire le autorità del proprio comune tutti di sentono coinvolti in modo più personale e riservano più attenzione ai singoli candidati, alle simpatie o alle antipatie umane o ai gruppi che esprimono un certo capitale di influenza e di potere, più che alle ideologie (per altro sempre più fumose e difficili da distinguere). Insomma, ogni volta che ci sono le elezioni comunali risorgono come d’incanto in ogni angolo i guelfi e i ghibellini. Guelfi e Ghibellini erano i nomi delle due fazioni che in ogni comune dell’Italia medievale si contendevano il potere, in un’infinita lotta senza esclusione di colpi. In origine (1125) erano i nomi dei due partiti che sostenevano due contendenti alla carica di imperatore: i ghibellini tenevano la parte a Corrado III di Svevia, ed erano chiamati in quel modo a causa del castello di Weibling, dello stesso Corrado; i guelfi, chiamati così perché Guelfo era il nome del capostipite della casa di Baviera, parteggiavano invece per Enrico il superbo, duca di Baviera e di Sassonia. Corrado con l’appoggio della Chiesa aveva ottenuto la carica imperiale, ma il defunto imperatore, Lotario, aveva designato quale suo successore Enrico. Da qui la contesa, che naturalmente la morte dei due rivali non aveva sopito, si sviluppa per secoli snaturandosi. Presto il termine guelfo viene usato per definire ogni sostenitore del papa e della Chiesa, mentre viene detto ghibellino ogni partigiano dell’imperatore. Nella complicatissima storia dei comuni italiani, famiglie, signori, corporazioni e fazioni assumono il nome di guelfi o gibellini per distinguersi e darsi un’identità comune nelle lotte per la supremazia e il controllo del comune. Raramente però si tratta di fazioni con un’ideale politico ben definito e ancor più raramente la definizione di guelfo rispecchia una reale devozione alla causa del papa o quella di ghibellino un vero attaccamento all’imperatore. Di solito le fazioni si compongono e si schierano dietro a precisi interessi economici o di potere locale. Quindi si valuta di volta in volta, seguendo l’opportunità, se appoggiarsi al papa o all’imperatore. I frequentissimi capovolgimenti di fronte, i tradimenti, le alleanze opportunistiche rendono le lotte tra guelfi e ghibellini estremamente intricate, quasi come la nostra politica locale.

Pubblicato il 

02.04.04

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