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Elezioni 2007, il ruolo dei socialisti

di

Werner Carobbio
Ho letto con particolare interesse gli interventi su area dei compagni Tita Carloni (24 novembre e 8 dicembre ) e Pietro Martinelli  (1. dicembre) in margine alle questioni della lista per il Consiglio di Stato e del congresso del prossimo 20 gennaio. Trattasi di interventi particolarmente significativi e importanti perché contribuiscono ad avviare finalmente il dibattito sui contenuti politici e sul ruolo dei socialisti nell'imminenza delle prossime scadenze elettorali del 2007, cantonali e federali, con l'appendice delle comunali nel 2008. Un dibattito necessario e indispensabile anche per uscire dalle secche della composizione delle liste più o meno forti e rappresentative. Con il rischio, per non dire la certezza, di sprecare la possibilità di valorizzare il lavoro svolto in questi anni sui principali problemi del cantone: dalla fiscalità, alla difesa della socialità, dell'occupazione, alla politica energetica.
Sono d'accordo con Carloni quando afferma nel suo articolo del 24 novembre, opinione del resto condivisa anche da Martinelli, che «non bisognerà andare al congresso a fare una battaglia di nomi. Al congresso semmai si dibattono idee, programmi, contenuti politici». O quando, nell'articolo dell'8 dicembre, sostiene che «né il territorio, né l'elaborazione politica, né le elezioni sono oggi affari elementari. In ogni caso non sono riconducibili al principio delle rappresentazioni e delle rappresentanze regionali». Così come sono d'accordo con Martinelli quando (area n. 48 del 1. dicembre) afferma che «la politica, e il partito, appaiono sempre più assenti» su un tema importante come quello di «come favorire lo sviluppo della nostra economia».
È vero. Su queste e altre tematiche importanti nel partito, a tutti i livelli, occorre riflettere e discutere. Ad esempio sulla necessità di investire, anche dal punto di vista economico, sulle aggregazioni urbane e periferiche. O sulle proposte di modifica della LRilOcc fatte dal gruppo parlamentare. Condivido quindi il suo auspicio che «il congresso di gennaio potrebbe essere – dovrebbe essere aggiungo io – l'occasione per ribadire la nostra volontà di cercare,assieme ad altri, una risposta a (queste ) domande vitali per il futuro del Cantone». Quali, tra le molte citate da Martinelli, la politica fiscale, la produttività del settore privato e pubblico, della formazione e della ricerca, degli agglomerati urbani.
A quelle domande ne vanno però aggiunte altre che riguardano il contesto generale in cui il futuro del cantone s'inserisce. A cominciare dagli indirizzi dominanti su piano federale ed europeo in materia economica con la sequela di ristrutturazioni e licenziamenti, di liberalizzazioni-privatizzazioni dei servizi pubblici quali le telecomunicazioni, la posta, l'energia (con la produttività e redditività delle aziende ancora in mano pubblica erette a dogmi con tutte le conseguenze negative sul piano dei servizi e dell'occupazione per regioni periferiche come il Ticino), in materia di diritti e protezione delle lavoratrici e dei lavoratori che vede il diffondersi di condizioni sempre più pesanti di precarietà, di fragilizzazione delle reti di protezione sociale quali l'assicurazione invalidità, il sistema pensionistico con le riduzioni dei tassi di conversione.
Insomma per farla breve il discorso sul futuro del cantone non può essere valutato al di fuori di un contesto più ampio e del ruolo che gli attori politici e sociali, quelli cantonali compresi, giocano nelle scelte politiche federali. Si vedano le posizioni della Camera di Commercio ticinese sulla questione degli assegni per figli. O dei liberali di Fulvio Pelli e del Ppd svizzero sulla liberalizzazione-privatizzazione delle telecomunicazioni o dell'energia. Il che porta a porsi la domanda dove si trovano e chi sono quegli "altri" richiamati da Martinelli, assieme ai quali i socialisti dovrebbero ricercare le risposte alle domande sul futuro del cantone. Al centro o a sinistra ? Nel paese con le associazioni padronali o prioritariamente con i sindacati e i movimenti che operano sul terreno? Insomma a porsi il problema delle alleanze, prima ancora che politiche/istituzionali, sociali.
Se il congresso di gennaio, superando le questioni dei nomi per la lista del Consiglio di Stato, affronterà anche solo parzialmente queste problematiche daremo al paese e quindi all'elettorato un messaggio importante di forza politica che vuole avere un ruolo attivo sui problemi che preoccupano la gente, le lavoratrici e i lavoratori, i giovani, gli anziani, al di là dell'obiettivo, legittimo, del secondo seggio in governo.

* deputato socialista al Gran Consiglio

Pubblicato

Venerdì 15 Dicembre 2006

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