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Elezione del Consiglio federale: l'impossibile è possibile

di

Andreas Gross
Ernst Bloch, il grande filosofo tedesco dell'utopia, non è soltanto il padre del "principio speranza", di cui, lo ammetto, ci sono evidenti tracce in questo articolo. Bloch distingueva anche il "vero futuro" da quello "falso". Del futuro falso erano vittime, secondo Bloch, quelli che possono immaginarsi il futuro soltanto come prosecuzione del presente. Del vero futuro invece si occupano coloro che nel futuro cercano un'altra qualità e che non soltanto se la possono immaginare, ma fanno anche qualcosa affinché di questo futuro, non soltanto diverso a veramente migliore, se ne possa realizzare il più possibile.
Oggi fra una settimana il prossimo mercoledì sarà già l'altroieri. Siccome il prossimo mercoledì a palazzo federale per quanto riguarda la politica interna è la misura di tutte le cose già da diversi mesi ("Elezioni federali come elezioni anticipate del governo", "Piano segreto"), ecco che vale la pena chiedersi in rapporto al 12.12.2007 che cosa sarebbe il vero futuro e cosa esso potrebbe rendere possibile, rispettivamente impedire. Detto con una formula: ora si tratta di scrivere quel che fra una settimana dovreste poter leggere qui su quanto successo due giorni prima, cioè l'elezione del Consiglio federale.
Vale la pena di fare questo sforzo di prevedere la retrospettiva sul (vero) futuro per almeno sei ragioni. In primo luogo mercoledì prossimo non si deciderà soltanto di sette ministeri e di un po' più di sette persone: si tratterà soprattutto della domanda su quanto seriamente prendiamo i principi e i concetti fondamentali che regolano il funzionamento del nostro Stato e di cui parliamo sempre. Così nelle settimane e nei mesi passati molte cittadine e molti cittadini hanno notato che la concordanza non si lascia ridurre ad una formula matematica. È soprattutto ed in primo luogo la disponibilità a trovare intese con coloro che la pensano diversamente, a rispettare loro e la Costituzione, i diritti umani e le conquiste del diritto internazionale, che assieme limitano il proprio potere politico nell'interesse di tutti. Christoph Blocher come consigliere federale e capo dell'opposizione s'è preso gioco di questi valori e in questo modo ha discreditato sé stesso e il suo partito quali membri di un governo di concordanza. Ultimo esempio: il comunicato dell'Udc di martedì, il cui tenore è "o state al nostro gioco oppure ce ne andiamo". Lo stesso ricatto della domenica elettorale dell'ottobre 2003.
La seconda ragione è che prevedere un'elezione obbliga uno a fare dei calcoli. Chi calcola e parla con questo o quello dei 246 parlamentari federali nota che oggi Blocher nell'Assemblea federale ha meno parlamentari disposti a rieleggerlo di quanti non fossero i suoi elettori nel dicembre del 2003. Le esperienze hanno fatto capire qualcosa ad alcuni parlamentari borghesi. Hanno notato che certo, l'Udc parla tanto di concordanza, ma che in realtà essa con la sua azione quotidiana non solo la mette in discussione, ma non la vuole neppure: Blocher&Co vogliono il comando e nient'altro.
In terzo luogo dare un'occhiata alla procedura di elezione del Consiglio federale aiuta a capire che anche qui fare il Neinsager non basta. Chi vuole impedire la rielezione di Blocher deve mettersi d'accordo su una controcandidatura. Questo pone il Ppd al centro dell'attenzione, perché è quel partito a cui quattro anni fa Blocher ha sottratto un posto in governo. Un candidato Ppd che gode di una grossa maggioranza nella sua frazione è in grado di trovarne una anche mercoledì prossimo nell'Assemblea federale. Sarebbe sostenuto da tutti i socialdemocratici e da tutti i verdi così come dagli evangelici e dagli ecoliberali. Quei sette o più democristiani che preferiscono Blocher perfino ad un loro amico di partito verrebbero compensati da almeno altrettanti radicali e liberali che si rifiuteranno di votare per Blocher anche contro la parola d'ordine del loro partito. In questo modo il candidato del Ppd avrebbe 128 voti, Blocher soltanto 118. Questi 128 voti contribuirebbero alla rielezione di tutti gli altri consiglieri federali – quei voti che a Couchepin&Merz mancherebbero dal Pss e dai Verdi verrebbero più che compensati dal Plr.
Ci si deve dunque chiedere (quarto) perché il Ppd non abbia già sfruttato da tempo questa straordinaria occasione e non si sia messo d'accordo su un candidato convincente. È forse per l'intuizione che la blocherizzazione del proprio partito è già assai più avanzata di quanto molti non credano e si teme che un Blocher fuori dal Consiglio federale e totalmente all'opposizione spaccherebbe il Ppd? Oppure la storica avversione nei confronti della sinistra è più forte dell'esperienza vissuta sulla propria pelle della mancanza di rispetto blocheriana, così che preferiscono non avere nessun consigliere federale piuttosto che un secondo eletto con i voti della sinistra? Oppure è semplicemente la comodità che induce a credere che è piuttosto la vecchia e superata concordanza matematica che darà più tardi un secondo seggio in governo e che governare a fianco dell'Udc è meno impegnativo che governare contro l'Udc?
Quinto: rimangono ancora cinque giorni per rispondere a queste domande affinché il vero futuro nell'interesse di tutti sia comunque più probabile che il falso futuro. Ciò che a sua volta dimostrerebbe che è in grado di rendere possibile il possibile chi è almeno disposto a pensare l'impossibile.

* consigliere nazionale (Pss Zurigo), cocuratore del libro "Fahrplanwechsel" che illustra le alternative all'Udc (cfr. area n. 41 del 12 ottobre 2007)

Pubblicato

Venerdì 7 Dicembre 2007

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