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Edilizia ticinese: niente accordi

di

Francesco Bonsaver
Nell'edilizia ticinese non ci siamo. La questione degli aumenti, sull'onda del fallimento delle trattative nazionali, ha una coda ticinese.
La Società svizzera impresari costruttori (Ssic) ha invitato le sue sezioni a raccomandare ai propri associati di concedere un aumento del 1 per cento generale e dello 0.5 per cento al merito. Ha raccomandato, non obbligato. In Vallese, sindacati e padronato locale, hanno trovato un accordo di 100 franchi di aumento per tutti. Lo stesso accordo lo ha firmato il consorzio Tat, il gruppo di imprese che gestiscono i cantieri Alptransit. In Ticino, invece, la sezione locale Ssic si è limitata a seguire la raccomandazione della propria centrale. I sindacati Unia e Ocst hanno raccolto le buste paga di gennaio per capire quanto fosse stato l'aumento concesso nel 2007. Risultato: l'89 per cento delle imprese ticinesi non ha concesso nulla, mentre l'11 per cento ha dato degli aumenti tra lo 0,1 e 1,5 per cento.
Visti i magri risultati, le organizzazioni sindacali hanno indetto una giornata di azione sindacale per il 20 marzo. «Potrebbe anche trattarsi di una settimana intera di protesta, delocalizzata in varie regioni in giornate diverse» ha precisato Matteo Pronzini, responsabile Unia edilizia. Insomma, si va verso lo scontro. Malgrado le belle parole di «ottima collaborazione con i sindacati» la Ssic ticinese rimane sulla sua posizione, adducendo come unica scusante «dobbiamo rispettare la centrale».
Ma gli ambienti sindacali parlano di malumore all'interno degli stessi imprenditori ticinesi, arrabbiati contro la propria organizzazione perché incapace di garantire una pace sociale sui cantieri in nome di una presunta collegialità nazionale che cozza contro gli interessi reali degli stessi imprenditori.
Pace del lavoro significa in fin dei conti Nell'edilizia ticinese non ci siamo. La questione degli aumenti, sull'onda del fallimento delle trattative nazionali, ha una coda ticinese.
La Società svizzera impresari costruttori (Ssic) ha invitato le sue sezioni a raccomandare ai propri associati di concedere un aumento del 1 per cento generale e dello 0.5 per cento al merito. Ha raccomandato, non obbligato. In Vallese, sindacati e padronato locale, hanno trovato un accordo di 100 franchi di aumento per tutti. Lo stesso accordo lo ha firmato il consorzio Tat, il gruppo di imprese che gestiscono i cantieri Alptransit. In Ticino, invece, la sezione locale Ssic si è limitata a seguire la raccomandazione della propria centrale. I sindacati Unia e Ocst hanno raccolto le buste paga di gennaio per capire quanto fosse stato l'aumento concesso nel 2007. Risultato: l'89 per cento delle imprese ticinesi non ha concesso nulla, mentre l'11 per cento ha dato degli aumenti tra lo 0,1 e 1,5 per cento.
Visti i magri risultati, le organizzazioni sindacali hanno indetto una giornata di azione sindacale per il 20 marzo. «Potrebbe anche trattarsi di una settimana intera di protesta, delocalizzata in varie regioni in giornate diverse» ha precisato Matteo Pronzini, responsabile Unia edilizia. Insomma, si va verso lo scontro. Malgrado le belle parole di «ottima collaborazione con i sindacati» la Ssic ticinese rimane sulla sua posizione, adducendo come unica scusante «dobbiamo rispettare la centrale».
Ma gli ambienti sindacali parlano di malumore all'interno degli stessi imprenditori ticinesi, arrabbiati contro la propria organizzazione perché incapace di garantire una pace sociale sui cantieri in nome di una presunta collegialità nazionale che cozza contro gli interessi reali degli stessi imprenditori.
Pace del lavoro significa in fin dei conti una migliore produttività. E in un periodo florido come quello attuale nell'edilizia, ostinarsi a non voler concedere un aumento ragionevole è difficilmente sostenibile.
I sindacati dal canto loro intensificheranno la presenza e la lotta sui cantieri in vista delle giornate di fine marzo. «Non volere discutere con noi un accordo significa portare i conflitti sul posto di lavoro» aggiunge Pronzini. Già da subito è stata aumentata la presenza di funzionari sindacali nei cantieri ticinesi, per informare gli operai di quello che sta succedendo sul loro salario. Volantinaggio, assemblee e riunioni sono ormai all'ordine del giorno nei calendari dei funzionari sindacali.
Previsto anche l'aggiornamento costante delle informazioni ai delegati sindacali attraverso l'invio dei messaggi sui cellulari. La lotta nei cantieri è dunque iniziata, con i vecchi e moderni metodi. L'unica cosa che potrebbe fermarla, sarebbe trovare un accordo ragionevole. Ancora Pronzini: «Vediamo se entro il 20 marzo se ci sarà un cambiamento da parte della Ssic. Noi continuiamo sulla nostra strada».
La Ssic Ticino, per bocca del suo vicedirettore Vittorino Anastasia, risponde così: «Attualmente stiamo verificando la situazione con dei sondaggi presso i nostri associati ma, da i primi dati raccolti, le proporzioni indicate dai sindacati in merito al numero di ditte che non hanno versato l'aumento non corrisponde con le cifre da noi raccolte. È pur vero, che le ditte a noi associate sono abituate a dare aumenti in base all'accordo nazionale. In assenza di quest'ultimo, alcune ditte in gennaio non lo hanno versato, in attesa di un eventuale accordo o meno. Ma le trattative non ci saranno più, immagino quindi che le ditte seguiranno poi la raccomandazione della Ssic». Mi scusi, ma lo immagina o è una certezza? «Dato che l'obbligo non esiste, è un auspicio». Poi aggiunge: «Probabilmente ci incontreremo con i sindacati nella prima metà di marzo. Non siamo chiusi nei loro confronti, ma bisogna capire su cosa si vuole discutere. Se l'obiettivo è di 100 franchi per tutti senza merito, credo non ci sia spazio per una discussione».

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Venerdì 2 Marzo 2007

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