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Edilizia, sicurezza vittima della fretta

di

Stefano Guerra
Ponteggi esterni senza protezioni, baracche a mezz’aria, trampoli invece di ponteggi mobili, accessi al cantiere perlomeno arditi. Sono alcune delle situazioni a rischio fotografate sui cantieri ticinesi dai funzionari del sindacato Unia nei primi sei mesi del 2005, funestati da una serie di gravi infortuni (vedi tabella sotto). La regola? Gli impresari costruttori dicono di no e parlano di pecore nere, i sindacati di fenomeno assai diffuso. I primi tendono ad addossare la responsabilità ai lavoratori stessi, rei a loro avviso di sottovalutare le misure di auto-protezione. I secondi, invece, sostengono che gli infortuni (e le situazioni che li hanno originati) sono da addebitare innanzi tutto a condizioni strutturali, ovvero alla precarizzazione delle condizioni di lavoro nel settore edile dove la concorrenza impone termini di consegna sempre più stretti, ritmi frenetici, subappalti a catena e il ricorso frequente a lavoratori interinali o ad altri lavoratori a statuto precario. Le statistiche mostrano un calo costante del numero degli infortuni professionali nell’edilizia negli ultimi 10-15 anni in Svizzera. Nel 2004 secondo la Suva sono stati 213 su ogni mille operai impiegati a tempo pieno in Ticino (la media nazionale è di 208), un’altra volta in diminuzione rispetto all’anno precedente. Mancano dati in merito, ma tutti o quasi concordano nel dire che l’incidenza degli infortuni tra i lavoratori temporanei è maggiore. Oltre alle fotografie che documentano alcune situazioni a rischio rilevate in Ticino, nel dossier potete leggere tra l’altro la testimonianza di Salvatore Nucifora, operaio edile da vent’anni attivo sui cantieri a sud delle Alpi, e un’intervista a Dario Mordasini di Unia che situa la problematica degli infortuni professionali nell’edilizia in un contesto più ampio. Dario Mordasini, responsabile in seno al sindacato Unia dei temi sicurezza del lavoro e protezione della salute, raccoglie alla centrale di Berna le osservazioni trasmesse dai funzionari sindacali che visitano i cantieri e parlano con i lavoratori edili dei rischi di infortunio e dei pericoli di malattia. Nell’intervista concessa ad area traccia i contorni della questione, collegando le problematiche della sicurezza e della salute con le condizioni di lavoro nell’edilizia. «Sovente più importanti dei rischi d’infortunio sono oggi i rischi per la salute dei lavoratori», spiega. «Da questo punto di vista i problemi principali sono le sollecitazioni musculo-scheletriche (dovute ad esempio a lavori ripetitivi), le sollecitazioni psichiche (dovute a stress, ritmi di lavoro elevati, ecc.) e le sostanze nocive (amianto, polveri fini, ecc.). Una parte importante dei rischi deriva dall’aumento dell’improvvisazione sui cantieri. Un’improvvisazione determinata dai tempi sempre più stretti di pianificazione ed esecuzione dell’opera che fanno sì che il tempo per preparare a fondo un lavoro manca». Dario Mordasini, il numero degli infortuni e delle malattie professionali (espresso in casi per mille lavoratori a tempo pieno e per anno) è in costante calo da 10-15 anni a questa parte. Perché Unia continua a martellare sul tema della sicurezza nell’edilizia? Non mettiamo in dubbio che vi sia un calo degli infortuni. E questa tendenza non può che rallegrarci. Ci preme comunque sottolineare che le statistiche – nel modo in cui sono elaborate attualmente – non tengono presumibilmente conto di diversi fattori, tra i quali vanno citati i lavoratori interinali (i cui infortuni sono registrati in una statistica a parte, non in quella dell’edilizia) e il probabile aumento della percentuale dei dipendenti in ditte edili che non lavorano sui cantieri ma nell’amministrazione, nella contabilità, nel marketing, ecc. e i cui infortuni (ovviamente meno frequenti di quelli degli operai sui cantieri) sono presi in considerazione per calcolare il tasso di infortuni nel settore dell’edilizia. Per questi e altri motivi probabilmente il calo reale degli infortuni è più modesto di quanto dicono le statistiche. Ma ripeto: non si tratta di mettere in discussione i passi in avanti compiuti negli ultimi anni. Cosa constatano i funzionari sindacali nelle loro visite sui cantieri e nei colloqui con i lavoratori? Una premessa: a nostro avviso le osservazioni dei funzionari sindacali costituiscono un elemento – significativo, benché empirico – di un’analisi dei rischi d’infortunio e di danni alla salute sui posti di lavoro. Esse ci dicono innanzi tutto che sovente più importanti dei rischi d’infortunio sono oggi i rischi per la salute dei lavoratori. Da questo punto di vista i problemi principali sono le sollecitazioni musculo-scheletriche (dovute ad esempio a lavori ripetitivi), le sollecitazioni psichiche (dovute a stress, ritmi di lavoro elevati, ecc.) e le sostanze nocive (amianto, polveri fini, ecc.). I nostri funzionari constatano poi che una parte importante dei rischi deriva dall’aumento dell’improvvisazione sui cantieri. Un’improvvisazione determinata dai tempi sempre più stretti di pianificazione ed esecuzione dell’opera che fanno sì che il tempo per preparare a fondo un lavoro manca. Va inoltre detto che per varie ragioni (appunto i termini di consegna viepiù ridotti, o delle carenze nell’istruzione della manodopera, ecc.) il numero di misure di protezione eseguite in modo approssimativo aumenta. Sui cantieri si assiste spesso anche a una mancanza di coordinazione tra le ditte presenti. Ciò è dovuto tra l’altro a una pianificazione affrettata dei lavori e al dilagare di sub- e subsub-appalti. Infine, l’impiego di personale non qualificato e/o non istruito e soprattutto di personale interinale è in aumento, e anche questo è un fattore di rischio importante. Negli ultimi anni però sono stati compiuti molti passi in avanti in quanto a prevenzione, soprattutto per quel che riguarda la formazione. Cosa manca ancora? La formazione in materia di sicurezza sul lavoro e di protezione della salute va ampliata. Quale fatto positivo va segnalato in questo campo l’obbligo di prevedere la sicurezza sul lavoro e la protezione della salute nella formazione degli apprendisti, obbligo fortemente voluto dai sindacati. Si tratta ora di concretizzare tale obiettivo nella fase di stesura dei nuovi regolamenti professionali, resasi necessaria per tutte le professioni con l’entrata in vigore della nuova legge sulla formazione professionale. Inoltre, l’attuale obbligo di formazione per i gruisti va esteso a tutti i conducenti di macchine da cantiere (una nuova Ordinanza in tal senso è in fase di elaborazione). Decisamente insoddisfacente è invece la formazione in materia di sicurezza sul lavoro/protezione della salute dei lavoratori interinali. Oltre a quella riguardante la formazione, quali sono le principali rivendicazioni del sindacato Unia in quanto a sicurezza e salute sui cantieri edili? Sulla base di quanto constatato sui cantieri, ma anche tenuto conto dei recenti sviluppi nel campo della protezione della salute e della prevenzione degli infortuni sui posti di lavoro, ci sembra importante innanzi tutto accordare alla protezione della salute lo stesso peso della prevenzione degli infortuni. La protezione della salute si limita ancora quasi esclusivamente alle malattie professionali riconosciute. In alcuni casi si assiste addirittura ad un’assurda negazione del problema: vedi ad esempio i tentativi di revocare l’obbligo di filtri contro le particelle di fuliggine per le macchine da cantiere. Tra i progetti attuali del nostro sindacato in questo campo va citata la campagna di sensibilizzazione e informazione dei lavoratori sui rischi legati all’amianto in caso di ristrutturazione o demolizione di edifici. Fondamentale è anche estendere l’impegno per garantire la sicurezza sul lavoro e la protezione della salute ai committenti (o ai loro rappresentanti). Ricerche a livello europeo mettono infatti in evidenza come le cause dei due terzi dei casi di infortunio mortale nell’edilizia siano da ricercare in decisioni prese prima dell’inizio dei lavori. Nella nuova “Ordinanza sulla sicurezza e la protezione della salute dei lavoratori nei lavori di costruzione”, che dovrebbe entrare in vigore quest’anno, è previsto un articolo in tal senso, combattuto fino a poco tempo fa da architetti, ma anche dagli impresari costruttori. Unia insiste da tempo sulla necessità di garantire la partecipazione dei lavoratori e dei sindacati nella definizione di misure atte a prevenire gli infortuni e a proteggere la salute sui cantieri. Cos’è stato fatto finora? Studi a livello europeo hanno evidenziato come in ditte con un alto tasso di sindacalizzazione si registrino meno infortuni professionali. Ciò nonostante si riscontrano ancora parecchie resistenze a coinvolgere attivamente i lavoratori (e soprattutto i sindacati) nella definizione, realizzazione e valutazione di misure di prevenzione degli infortuni e di protezione della salute. Il nostro sindacato ad esempio aveva proposto (e continua a farlo) apposite Commissioni di sicurezza sul lavoro/protezione della salute sui cantieri Alptransit con la partecipazione dei lavoratori e dei sindacati. La proposta non è mai stata realizzata a causa della forte opposizione dell’associazione padronale [ma dopo le ferie sui cantieri Alptransit di Bodio e Faido cominceranno a funzionare delle commissioni aziendali miste lavoratori/sindacati/Consorzio Tat che, attraverso le osservazioni quotidiane dei lavoratori, valuteranno ed eventualmente modificare l’applicazione dei concetti di sicurezza, ndr].

Pubblicato

Venerdì 1 Luglio 2005

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