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Edilizia, la gente con gli operai

di

Gianfranco Helbling
Era facile immaginarlo, ora un sondaggio lo conferma: nessuno o quasi capisce la decisione dell'assemblea dei delegati della Società svizzera impresari costruttori (Ssic) di non approvare l'accordo sul Contratto nazionale mantello (Cnm) concluso dai vertici della Ssic con i sindacati Unia e Syna. Un accordo che era stato faticosamente raggiunto al termine della mediazione voluta dagli stessi impresari e condotta dalla Confederazione. Le cifre del sondaggio, realizzato dall'istituto Isopublic per conto del quindicinale sindacale Work, parlano chiaro: il 65,6 per cento degli intervistati (due persone su tre) non condivide la decisione della Ssic, mentre solo per il 12,7 per cento essa è condivisibile.

La stragrande maggioranza della popolazione svizzera non capisce la decisione dei delegati della Ssic dello scorso 24 gennaio. Una decisione con la quale gli impresari costruttori hanno spostato molte simpatie nel campo dei lavoratori. Lo evidenzia il sondaggio che Isopublic ha condotto nella Svizzera tedesca e in Romandia (escluso come sempre il Ticino) fra il 31 gennaio e il 2 febbraio su un campione di 501 persone di più di 15 anni. Il dato è chiaro e nulla cambia se si tien conto di un margine di errore del 4,5 per cento: a condividere la decisione della Ssic è rimasto soltanto il 12,5 per cento della popolazione svizzera. Poche le differenze anche fra ceti sociali: a non condividere il njet padronale sono il 68,5 per cento delle persone con reddito modesto o medio-basso e il 62,4 per cento di quelle con reddito medio-alto o alto. Fra Svizzera tedesca e Svizzera francese non si riscontrano significative differenze nel giudicare la decisione della Ssic.
Ancora più chiara la risposta alla domanda se la mancanza del Cnm, che regola anche i minimi salariali, aumenta il rischio di dumping salariale: ben i tre quarti degli intervistati ritiene che la paura di una pressione al ribasso sui salari sia giustificata, e solo il 15,9 per cento pensa che questa paura sia infondata. Assai più marcate qui le differenze regionali: nella Svizzera francese soltanto il 9,1 per cento degli intervistati considera priva di fondamento la paura del dumping salariale, contro il 18,2 per cento nella Svizzera tedesca. E ancora più chiare sono le differenze se si tien conto delle disparità di reddito: mentre "solo" il 68,7 per cento delle persone con reddito medio-alto o alto ritiene fondata la paura di dumping salariale, la quota sale all'82 per cento fra le persone con reddito medio-basso o modesto.
Molto sostegno nella loro lotta i lavoratori edili e i sindacati se lo possono aspettare dalla popolazione: il 66 per cento delle svizzere e degli svizzeri ritiene giusto che le maestranze ricorrano anche allo sciopero per difendere il Cnm. Il 29,1 per cento degli intervistati riterrebbe invece fuori luogo un ricorso allo sciopero. I fautori dello sciopero sono inaspettatamente più numerosi nella Svizzera tedesca (67,1 per cento) che in Romandia (62,4), dove però ci sono anche meno contrari (25,5 per cento contro il 30,2 per cento della Svizzera tedesca). I favorevoli sono più numerosi, seppur non di molto, fra le persone con reddito medio-basso e basso (68,9 per cento) che fra quelle con reddito medio-alto e alto (63,8 per cento).
L'unica domanda sulla quale il campione si è diviso a metà, non fornendo dunque una chiara indicazione sugli orientamenti della popolazione svizzera, è se la consigliera federale Doris Leuthard debba intervenire direttamente per risolvere il conflitto. Il 47,7 per cento ritiene di sì, il 42,7 per cento pensa invece di no. Sono nettamente più favorevoli ad un intervento di Leuthard i romandi (54,9 per cento) che gli svizzero-tedeschi (45,4 per cento).

I sindacati: "Fiducia finita"

Non torniamo sull'esito della mediazione. E siamo disposti ad un'analisi comune della situazione soltanto dopo che i vertici della Società svizzera impresari costruttori (Ssic) avranno risposto a tutta una serie di domande da parte nostra. Questo hanno scritto negli scorsi giorni i responsabili dei settori edilizia dei sindacati Unia e Syna in replica alla Ssic che chiedeva nuove riunioni fra i partner sociali con l'obiettivo, tra l'altro, di riconsiderare l'esito della mediazione (che i vertici Ssic avevano approvato). I sindacati osservano che la loro fiducia nei confronti della Ssic è ormai compromessa. Per ristabilirla si aspettano che gli impresari facciano chiarezza su alcuni punti. Ad esempio: cosa ha davvero deciso l'assemblea dell'Ssic? Perché l'esito della mediazione in quanto tale non è stato sottoposto al voto dei delegati? Perché la direzione della Ssic non ha sostenuto di fronte ai delegati la soluzione da lei stessa elaborata con i sindacati?

"Un importante sostegno"

Per il responsabile del settore edilizia del sindacato Unia Hansueli Scheidegger il risultato dell'inchiesta demoscopica sul conflitto aperto nell'edilizia è chiaro: «esso smaschera la menzogna che nella popolazione non ci sarebbe nessuna comprensione per la resistenza e le misure di lotta degli operai edili». Al contrario. Per Scheidegger l'alto grado di accettazione di uno sciopero dimostra che in molti si aspettano più resistenza e una decisa difesa delle conquiste sociali. Scheidegger si dice inoltre positivamente sorpreso dall'elevato grado di informazione della popolazione e dall'omogeneità delle risposte attraverso le varie regioni linguistiche ed economiche, urbane e rurali e attraverso le classi di reddito e di età e i sessi. I risultati di questa inchiesta «sono un importante sostegno per i lavoratori edili e il sindacato Unia nel prosieguo del conflitto», conclude Scheidegger.

Pubblicato

Venerdì 15 Febbraio 2008

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