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Edilizia, è ora di fermare il degrado

di

Francesco Bonsaver
Caporalato, paghe inferiori a quelle previste dal contratto, subappalti a iosa. Unia denuncia un quadro dell'edilizia cantonale allarmante.

Il degrado delle condizioni di lavoro all'inizio si manifesta con fenomeni quasi impercettibili. Lentamente però si diffondono, e diventando pratica comune, appaiono impossibili da sradicare. Prendiamo a esempio un recente fatto di cronaca: l'accusa del sindacato Unia a un'impresa di costruzioni bleniese, la Casada Sa, di avere ingaggiato degli operai per lavori di casseratura tramite un intermediario. Quest'ultimo, al momento del versamento del salario ai dipendenti, avrebbe intascato una percentuale sulla paga degli operai. Caporalato, dunque. Notifiche e buste paghe sono a norma di legge, ribatte la ditta. Anche il sindacato è stato chiaro fin dall'inizio su questo punto: le carte sono in regola, ma ciò non significa che tutto sia legale.
Purtroppo i segnali che arrivano dal mondo edile della vicina Lombardia dicono che i più navigati caporali usano la stessa metodologia: carte a norma, pizzo fuori busta. Incastrarli diventa difficile, poiché la prova certa arriva solo al momento della flagranza di reato, cioè se il caporale viene colto con le mani nel sacco mentre si prende la sua parte. Un compito da corpo di polizia e non da sindacato. Se non si vuole un poliziotto in ogni cantiere, l'alternativa è una reazione della società civile. Impresari e lavoratori devono rifiutare coi fatti lo sfruttamento dell'uomo attraverso il caporalato. E questo, ci dice Saverio Lurati, segretario regionale di Unia Ticino, è il senso principe della nostra denuncia.

Ditte meteore

Dalla storia della denuncia emerge un particolare interessante. Gli operai assunti dall'impresa bleniese con contratto temporaneo di novanta giorni, sono stati licenziati agli inizi di settembre dalla Casada Sa per essere riassunti da un'altra ditta: la Emme casseri di Lugano. Si fa notare che la ditta è nata proprio qualche giorno prima del passaggio di operai tra le due imprese. Tempismo perfetto. Interpellati da area un mese fa, il fiduciario Fabio Bassi, gerente della Emme casseri ci aveva risposto: «Quanto sia successo prima non lo possiamo sapere. Noi garantiamo che il loro salario sarà regolarmente versato in base al contratto in vigore». Purtroppo non sono partiti con il piede giusto. Nella domanda inoltrata all'ufficio permessi per tre degli ex dipendenti Casada, alla voce salario sono indicate cifre inferiori di 400 franchi di quelle previste contrattualmente. Molto probabilmente, l'ufficio cantonale avrà segnalato alla ditta l'errore, chiedendone la correzione prima di concedere i permessi. Peccato però che i permessi di lavoro ora saranno inutilizzabili. La Emme Casseri, ricordiamo nata il 14 settembre, ha licenziato questa settimana tutti gli operai in precedenza impiegati presso la Casada. Forse ora è più comprensibile cosa intendeva Unia quando affermava di non voler divulgare le prove per non metterle in pericolo i lavoratori.
Ma restiamo sulla Emme Casseri. Il nome scelto è esplicativo della loro specialità: lavori di casseratura. Per chi non fosse del mestiere, i casseri sono gli involucri in legno nel quale si getta il calcestruzzo. Fa parte delle normali mansioni di un muratore su un cantiere. O almeno, faceva parte. Oggi le imprese, almeno nei grandi cantieri, hanno deciso di parcellizzare le opere, ricorrendo a ditte che forniscono manodopera esclusivamente per alcuni tipi di lavori: posa del ferro, casseratura e via discorrendo.

Il ritorno del cottimo?

Sindacalisti e muratori coi quali abbiamo parlato non nascondono la preoccupazione davanti alla nuova parcellizzazione del lavoro. Si teme un ritorno del lavoro a cottimo nei cantieri ticinesi. In realtà c'è chi sostiene sia già radicato. Ma mancano le prove per documentarlo. Per inciso, ricordiamo che il primo articolo delle disposizioni materiali del contratto cantonale dell'edilizia vieta espressamente il lavoro a cottimo. Più di cento anni fa, nel 1903 per la precisione, gli scalpellini della Riviera lottarono a lungo per abolire il cottimo, considerato strumento di schiavitù.
Lasciamo perdere le voci di oggi, almeno fino a quando non saranno dimostrabili, e torniamo agli specialisti di casseri. Tempo fa, il ricorso a ditte esterne per singole mansioni nei cantieri in Ticino era soprattutto limitato ai ferraioli. Oggi sono comparsi gli addetti alla casseratura.
Ad agosto, una ditta del bellinzonese, la Maurer at Work, pubblica il seguente annuncio su un giornale ticinese: «Per completare il proprio team, cerca muratore a cottimo». L'annuncio non passa inosservato. La conseguenza sarà un controllo della commissione paritetica presso la Maurer at work. Sorpresa, la ditta non ha dipendenti. Per svolgere i lavori, fa capo a altre ditte (soprattutto svizzero-stedesche e almeno una ticinese). Il titolare della Maurer farebbe quindi solo da intermediario. Non è chiaro il meccanismo di questo modo di funzionare. Non si comprende perché le imprese ticinesi debbano far capo a un intermediario (che per i suoi servigi avrà un guadagno) e non trovino degli accordi direttamente con le ditte. L'impressione è quella delle scatole cinesi.
Nel sito, la ditta vanta le referenze pubblicando fotografie di opere realizzate in cantieri ticinesi. Si scopre così che ad aver beneficiato dei servigi della Maurer at work sono importanti imprese cantonali. Alcune occupano ruoli di prestigio all'interno della Commissione paritetica e della Società svizzera degli impresari costruttori ticinesi. Dal controllo della Maurer at work non è emerso nulla d'irregolare. Resta il fatto che l'azienda abbia pubblicizzato l'assunzione di muratori a cottimo (il titolare sembra si sia giustificato con errori linguistici). Lasciamo al lettore il giudizio sulla ditta e i suoi importanti clienti ticinesi.

Capo cantiere sottopagato

Sul comportamento non esemplare delle imprese ticinesi però, Unia segnala un altro caso. Una rinomata ditta del bellinzonese, che occupa posti di rilievo nella Commissione paritetica cantonale quale rappresentante degli impresari, ha sottopagato per anni un suo capocantiere. Non si parla di bruscolini, ma di una paga di gran lunga inferiore a quelle prevista. Per chiudere la vertenza in modo bonale, l'impresa ha recentemente versato cinquantamila franchi netti all'ex dipendente quale accordo di differenza salariale. Oneri sociali e tasse sono a carico della ditta.
Tra denuncie di caporalato, di aziende improvvisamente create, di annunci di muratori a cottimo e imprese blasonate che sottopagano il personale, il quadro dell'edilizia cantonale non è molto confortante. Secondo Unia è allarmante e occorre correre ai ripari se si vuole mantenere decente il contesto dei cantieri ticinesi. Oggi (venerdì) è prevista una conferenza stampa di Unia proprio su questo tema.


«Lo spezzatino dei subappalti»

Dario Cadenazzi, responsabile edilizia Unia Ticino, perché c'è questo imbarbarimento?
La resa. I termini di consegna sono sempre più stretti, si punta molto sulla velocità dell'esecuzione a discapito del rispetto delle norme contrattuali e di sicurezza. Inoltre, visto che il settore tira e le possibilità di guadagno sono alte, ci sono dei falchi pronti a buttarsi nella mischia senza la minima conoscenza del settore. Faccio riferimento a ditte di subappalto, come può essere la Maurer at work, che entrano nel gioco.
Se questo avviene in un momento di alta congiuntura, cosa succederà quando il settore conoscerà l'inevitabile rallentamento?
Proprio per questo motivo abbiamo cercato una reazione forte della commissione paritetica, così come solleviamo la discussione nei cantieri con gli operai. Vogliamo ribadire la centralità del contratto mantello e la possibilità di migliorarlo col rinnovo del prossimo anno, anche sul piano dei diritti sindacali. Dobbiamo denunciare questo degrado del lavoro, che ci viene confermato dagli stessi operai, dai capi e dai tecnici. Ci sono imprese che hanno praticamente solo tecnici mentre per gli operai fanno capo a varie ditte in regime di subappalto. Nei cantieri c'è uno spezzatino di ditte, di subappalti, dove regna una situazione talmente confusa che col gioco delle scatole cinesi le responsabilità vengono diluite e diventa impossibile identificare l'eventuale colpevole.
I tempi di consegna sono diventati così stretti?
Quando abbiamo un'autorità politica che ci mette venti anni per legiferare una costruzione di uno stabile e poi esige che in sei mesi sia pronta, abbiamo un problema. E stiamo parlando del pubblico. Vi lascio immaginare cosa succede nel privato. Un muratore mi ha detto: "Quando si alzano le modine, abbiamo già sei mesi di ritardo". È una battuta, ma è molto vicina alla realtà. Tutti possono osservare che le gru iniziano a girare al mattino sempre più presto, che gli operai non si fermano sul mezzogiorno e il cantiere chiude la sera tardi. È un problema di società.

Pubblicato

Venerdì 22 Ottobre 2010

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