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Lavoro & Dignità

Edilizia, due visioni opposte di lavoro moderno

Sale la tensione nei cantieri in vista del rinnovo della Convenzione mantello. Il padronato chiede giornate più lunghe, gli operai più corte

di

Francesco Bonsaver

«Un contratto moderno, più leggero e flessibile» invoca Gianluca Lardi, presidente della Società svizzera impresari costruttori (Ssic), annunciando le rivendicazioni padronali in vista del rinnovo della Convenzione nazionale mantello dell’edilizia, in scadenza a fine anno. Una regola non scritta vorrebbe che quando il padronato dice di voler modernizzare il lavoro, converrebbe diffidarne se sei il dipendente. Soprattutto se per moderno intendono una giornata di dieci ore di lavoro.

La parola “moderno” assume un significato diverso a seconda di quale bocca la pronuncia. Si potrebbe concepire moderna la riduzione dell’orario settimanale a profitto di una migliore qualità di vita familiare e sociale dei lavoratori. Alcuni datori condividono quest’idea di modernità, poiché aumenta la produttività e diminuisce il tasso di assenteismo del personale.

 

Per Lardi e associati il concetto di moderno è tutt’altra cosa. L’idea degli impresari di modernità è annualizzare il monte ore di lavoro (oggi determinato mensilmente) per concentrarlo nei mesi di bella stagione, arrivando a chiudere i cantieri nei periodi di gelo.

 

Già oggi le giornate di lavoro sono intense nei cantieri elvetici nei mesi estivi. Prendiamo il caso ticinese, dove si lavora 2.144 ore l’anno. Nell’ultimo mese di maggio, nei cantieri ticinesi si è lavorato 191 ore e quindici minuti. Nove ore e un quarto dal lunedì al giovedì, otto ore e mezza il venerdì. Le ore calano leggermente a giugno per via dei festivi (172), mentre superano puntualmente le 190 nei tre mesi successivi, arrivando alla punta massima di 197 e tre quarti di settembre. È quanto previsto dal calendario sezionale con 90 ore flessibili autorizzate. Novanta ore di flessibilità che non basterebbero, a detta degli impresari.

 

Se la proposta “moderna” del padronato dovesse avere la meglio nelle trattative contrattuali, l’edile ticinese il prossimo maggio potrebbe lavorare ipoteticamente fino a 210 ore. Ciò vorrebbe dire dieci ore al giorno sul cantiere dal lunedì al venerdì, consentite dal limite massimo di 50 ore settimanali previsto dalla legge sul lavoro.

 

Il problema di fondo, riconosciuto dagli stessi impresari, sono i tempi assurdi di consegna imposti dai committenti, pubblici in particolare. Invece di affrontarlo, per paura di perdere i clienti, le imprese vorrebbero scaricarlo sugli operai facendoli lavorare di più.


Per la Ssic «la flessibilizzazione del tempo di lavoro (…) risponde alle aspettative del personale di cantiere». Lo ha scritto Lardi nell’editoriale di “Edilnews”, una pubblicazione speciale padronale distribuita in migliaia di copie sui cantieri elvetici per informare i muratori della bontà della loro proposta.  


Per capire quanto sia apprezzata dal personale l’innovativa proposta padronale di flessibilizzare il monte ore annuale di lavoro, abbiamo accompagnato due sindacalisti di Unia nei loro giri nell’edilizia del Sopraceneri. «Se ci faranno lavorare dieci ore, cambio subito mestiere» dice un giovane muratore. «Va finire come con gli infermieri, dove lavora una mia amica» aggiunge l’edile, facendo riferimento al mondo sanitario dove la metà degli infermieri abbandona la professione dopo 15 anni perché esaurita dalle stressanti condizioni di lavoro. L’idea di allungare le giornate lavorative non renderebbe certamente più attrattiva la professione, una problematica di cui la stessa Ssic lamenta le difficoltà nel reperire manodopera.


In un secondo cantiere, un operaio contesta dal punto di vista economico l’idea di allungare la giornata lavorativa. «Gli impresari sbagliano i conti. Quanto pensano possa rendere un muratore lavorando dieci ore? Soprattutto nei mesi estivi, quando già oggi iniziamo alle 7 perché fa troppo caldo nel pomeriggio? Ma lo sanno che alle due siamo già “cotti”?». E col cambiamento climatico, la situazione non farà altro che peggiorare, conclude l’operaio citando l’ultimo maggio particolarmente “caliente”.  


Non fa breccia neppure la suggestione padronale che l’operaio possa beneficiarne andando a sciare quando i cantieri saranno chiusi d’inverno, come propagandato dalla Ssic. «Chi lavora di più in estate, può compensare il tempo d’inverno facendo un viaggio o andando a sciare» si legge sul giornaletto distribuito dal padronato nei cantieri, nel paragrafo “Orari di lavoro più flessibili per maggiore libertà nel privato e sul lavoro”. «In vacanza voglio andarci con la famiglia, quando i ragazzi sono a casa da scuola, mica da solo» sintetizza un terzo muratore. Insomma, l’idea di flessibilizzare le ore concentrando il lavoro nei mesi caldi, non trova gradimento nel personale, come invece sostenuto dagli impresari.


Per modernità sul lavoro gli operai intendono altro, stando al sondaggio condotto da Unia lo scorso anno. In vista del rinnovo contrattuale, il sindacato ha chiesto a 15mila muratori quali dovessero essere le rivendicazioni principali da portare in trattativa col padronato. Se in Svizzera interna ha prevalso la richiesta di regole chiare per interrompere il lavoro in caso d’intemperie, in Ticino la rivendicazione largamente preferita è stata l’introduzione di giornate lavorative invernali di sette ore e mezza, otto e trenta d’estate. L’esatto contrario di lavoro moderno concepito dal padronato.


Per imporre la sua versione di lavoro moderno, la Ssic lascia intendere di essere disposta a non sottoscrivere il rinnovo contrattuale, lasciando così il settore sprovvisto di regole. Da parte loro, sindacati e operai vogliono invece vedere dei progressi chiari nelle loro condizioni di lavoro. A pesare anche il fattore retributivo, come ci hanno spiegato diversi muratori nel nostro giro. Operai preoccupati per l’aumento del costo della vita, vuoi per l’attuale rincaro del carburante e dei prezzi dei beni di consumo o la già preannunciata stangata autunnale dei premi cassa malattia.

 
Forti della loro storia sindacale, gli edili in Svizzera sanno che il padronato non ha mai regalato nulla e solo la mobilitazione collettiva ha portato a dei progressi sociali reali nel loro lavoro, prepensionamento a sessant’anni su tutti. Nei cantieri visitati, gli operai incontrati ne erano ben consci. Alcuni avrebbero preferito già ricorrere allo sciopero invece della prevista manifestazione nazionale indetta sabato 25 giugno a Zurigo. Il confronto è ormai lanciato. Si vedrà quale concetto di modernità riuscirà a imporsi.

Pubblicato

Giovedì 2 Giugno 2022

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