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Edilizia: conflitto in vista

di

Francesco Bonsaver
Fallite le trattative a livello nazionale per gli aumenti salariali 2007 nell'edilizia, la Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic) si è limitata a raccomandare ai suoi associati di dare gli aumenti nella misura del 1 per cento generalizzato e dell'0,5 per cento agli operai "meritevoli". Raccomandazione che non costituisce un obbligo proprio perché non siglata nel contratto dall'associazione padronale e dai sindacati Unia e Syna. Nel mese di gennaio però, in Vallese le parti hanno raggiunto un accordo cantonale che concede 100 franchi d'aumento generalizzato. In Ticino c'erano delle speranze concrete di poter raggiungere un accordo simile a quello vallesano. Ma di recente la Ssic Ticino ha annunciato che non è disposta ad entrare in materia, preferendo raccomandare ai suoi associati lo stesso aumento previsto a livello nazionale. Il rifiuto apre ora a probabili scenari di conflitto nei cantieri cantonali. Ne abbiamo parlato con Edo Bobbià, direttore della Ssic Ticino e con Matteo Pronzini, responsabile dell'edilizia di Unia per la Svizzera italiana.

La Ssic Ticino afferma di non voler seguire l'esempio vallesano poiché antidemocratico, visto che contraddice una decisione presa da un organo superiore, l'assemblea generale degli impresari svizzeri. La direzione centrale della Ssic ha invitato tutte le sezioni a rispettare la volontà nazionale, stigmatizzando il caso vallesano. «Di sicuro noi non possiamo fare niente dopo il richiamo di attenersi alle decisioni degli organi superiori» afferma Edo Bobbià. Secondo Matteo Pronzini, tuttavia i margini di manovra esistono. «Nell'edilizia in canton Ticino abbiamo diverse situazioni particolari al di fuori delle convenzioni nazionali (fondo formazione cantonale, orari di lavoro, ore flessibili, ecc). Avere un accordo sugli adeguamenti salariali in Ticino sarebbe stata una continuità con quanto fatto nei decenni passati. Se la Ssic Ticino vuole adeguarsi a delle decisioni ideologiche come quella presa a livello nazionale, è una sua scelta. Se dunque, come ammesso da Bobbià, abbiamo lavorato bene in questi anni tra Ssic Ticino e sindacati, e proprio quando sarebbe stato necessario trovare una soluzione nell'interesse di tutti come fatto in Vallese questa non arriva, ne prendiamo atto e agiremo di conseguenza» Eppure, in occasione dell'assemblea a Lugano della Ssic nazionale a fine novembre, sembrava che da parte degli imprenditori ticinesi ci fosse una maggiore comprensione nei riguardi delle richieste sindacali di aumento (cfr. area n. 47 del 20 novembre 2006)
Edo Bobbià, non c'è stata la tentazione da parte degli imprenditori ticinesi di trovare un accordo cantonale? «Noi abbiamo due grossi problemi: la concorrenza estera e la dinamicità del settore. È un momento in cui le parti avrebbero dovuto concentrarsi su questi aspetti, piuttosto che intaccare la pace del lavoro che ritengo più importante di altre questioni. È pur vero che se siamo democratici fino in fondo, bisogna accettare le decisioni democratiche anche quando si è in minoranza. Lo sforzo che avevamo inizialmente fatto non era stato apprezzato dai sindacati. Da parte sindacale si sarebbe potuto approvare la soluzione e muoversi poi in altri ambiti come la sicurezza sul lavoro. Le rivendicazioni salariali sembrano essere le uniche importanti per i sindacati e questo mi delude un po'». Ma Pronzini replica: «In base al contratto nazionale mantello entrato in vigore nel 2006, quest'anno è possibile discutere unicamente di questioni salariali. E non corrisponde al vero che ci occupiamo solo dei salari. In Ticino, di concerto con la parte padronale, abbiamo discusso di altri aspetti. Un esempio: l'anno scorso siamo stati gli unici a livello nazionale a concludere un accordo scritto sull'interruzione dei lavori in caso di caldo eccessivo. È un accordo esclusivo ticinese nel contratto nazionale mantello dell'edilizia. Lo stesso Bobbià pubblicamente lo ha citato come un esempio positivo».
In un recente comunicato, la Ssic Ticino constata che i salari nell'edilizia non sono bassi. «Possono esserlo sulla carta, ma è indiscutibile che il potere di acquisto è diminuito.» Osserva Pronzini, che aggiunge: «Da qui la necessità di aumenti ragionevoli. Tenuto conto poi che l'edilizia va a gonfie vele, i 100 franchi sarebbero stati un accordo minimo nel rispetto della dignità dei lavoratori» dichiara Pronzini. Per quanto concerne invece i problemi settoriali cantonali sollevati da Bobbià, la concorrenza estera e i relativi controlli, non sarebbe stato utile alzare i salari? «Trovare un accordo sarebbe stato anche nell'interesse degli impresari» afferma Pronzini: «Non avere dei salari definiti contrattualmente, favorisce una concorrenza sleale, fatta di speculazione sui salari dei lavoratori. Si pensi alle sole agenzie interinali che non sono obbligate a seguire la raccomandazione della Ssic. Non definire contrattualmente gli aumenti è un ulteriore grimaldello per precarizzare il mondo del lavoro nel settore. Negli scorsi giorni sono usciti i dati che confermano un aumento della richiesta di permessi di lavoro di corta durata in Ticino. Lo stesso Bobbià aveva segnalato l'anno scorso pubblicamente questa problematica. La decisione della Ssic Ticino alimenta proprio la precarietà invece di contribuire alla ricerca di una stabilità nel settore».
Anche per il direttore della Ssic Ticino sarebbe stato opportuno trovare una soluzione nazionale: «Davanti alla piccola differenza di aumento tra richiesta sindacale e offerta padronale, si sarebbe potuto accettare l'aumento per dare priorità ad altre questioni, garantendo la pace del lavoro e tranquillità sui cantieri e in definitiva una maggiore produttività. È un peccato. Mi spiace perché è un buon momento di congiuntura ma delicato. Le forze sociali dovevano lavorare insieme per il bene di tutti. Ora spero che la decisione, pur se non condivisa, venga accettata. Vedremo cosa decideranno i sindacati». Già, i sindacati, come procederanno ora davanti al rifiuto padronale di intavolare discussioni su un eventuale aumento regionale? «Attualmente stiamo raccogliendo informazioni per verificare quale aumento è stato dato nel mese di gennaio. Per noi è chiaro che le imprese devono dare 100 franchi di aumento per tutti. Se si configura che non l'hanno dato o che è insufficiente, discuteremo con gli operai come procedere su quale strategia di lotta sia la migliore. Ma è chiaro che non staremo con le mani in mano; discussioni approfondite con i lavoratori e in seguito la costruzione di una mobilitazione seria» conclude Pronzini.

Pubblicato

Venerdì 9 Febbraio 2007

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