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Edilizia, chiuso un primo fronte

di

Francesco Bonsaver
Lunedì 18 febbraio, impresari e sindacati hanno firmato un accordo per un contratto cantonale nell'edilizia. Nei contenuti si tratta di un accordo quasi identico a quello partorito dalla mediazione di Jean-Luc Nordmann a dicembre e rifiutato dall'assemblea nazionale padronale a fine gennaio. Lo scopo del contratto è dare tranquillità al settore attraverso regole chiare, per evitare dumping salariale per i lavoratori e per salvaguardare il mercato interno per gli impresari locali. Per capire se l'accordo locale sia una buona notizia per gli operai edili in Ticino e nel resto della Svizzera, area ha intervistato Matteo Pronzini, responsabile Unia dell'edilizia cantonale.

Matteo Pronzini, quale giudizio dare a questo accordo?
Nell'ottica del conflitto nazionale, si constata che il fronte padronale inizia a perdere pezzi. I delegati degli impresari ticinesi avevano sostenuto il loro presidente Werner Messmer nel rifiutare l'accordo scaturito dalla mediazione Nordmann. Questa settimana gli stessi impresari ticinesi hanno firmato un accordo cantonale uguale a quello scaturito dalla mediazione, il medesimo che solo un mese fa avevano rifiutato. Il padronato ticinese ha capito che nella realtà è necessario discutere con i sindacati se si vuole trovare una soluzione. Per quanto riguarda invece il contenuto dell'accordo, si può dire che siamo riusciti a rafforzare una tendenza già preesistente nell'edilizia, quella di dare molta importanza ai salari minimi. Tradotto in soldi significa che l'aumento del salario di tutti gli operai è di 100 franchi, più un eventuale 0,5 per cento al merito, mentre i salari minimi aumenteranno di 150-200 franchi. Ciò permette di tutelare meglio anche il personale temporaneo e distaccato, ostacolando quelle forme di lavoro precario. 
Qual'è il carattere vincolante del nuovo contratto?
Il Contratto cantonale vale per le ditte associate alla Ssic-Ticino e le imprese che firmano individualmente il contratto che sono la stragrande maggioranza. Le ditte che vengono dall'estero con lavoratori distaccati, se vengono a svolgere lavori pubblici, sottostanno al contratto. Nel caso di lavori privati, no. Affinché il contratto abbia una valenza vincolante per chiunque opera in Ticino, chiederemo il decreto d'obbligatorietà al governo cantonale. L'augurio è che l'esecutivo risponda in tempi rapidi alla domanda.
Quale valore dare alla promessa della Ssic Ticino di promuovere all'interno della loro associazione la firma di un contratto nazionale?
La controprova non l'abbiamo. Il 24 gennaio i delegati degli impresari ticinesi avevano votato no ad un accordo nazionale. Oggi hanno accettato a livello cantonale lo stesso contratto che avevano rifiutato in quell'occasione. Vediamo se saranno coerenti a livello nazionale con quanto hanno appena deciso sul piano cantonale. Noi abbiamo offerto la possibilità di avere una stabilità cantonale e di dare un segnale a livello nazionale. A breve vedremo se rispetteranno i patti. Altrimenti ne prenderemo atto e agiremo di conseguenza.
Le ore flessibili sono passate da 75 a 80. Era una concessione inevitabile?
Se lo scorso anno il padronato ha dato la disdetta del contratto per ottenere queste cinque ore in più, probabilmente il conflitto durato dei mesi si poteva evitare. Va poi ricordato che nel contratto cantonale è stato recentemente introdotto, ed è una novità rispetto al resto della Svizzera, l'interruzione dei lavori in caso di canicola. Di fatto, è stato esteso al periodo estivo la possibilità di sospendere i lavori in caso di "nuovi" problemi metereologici quali ozono e canicola per tutelare la salute dei lavoratori. Vista questa nuova possibilità di sospensione dei lavori, la concessione delle cinque ore può essere considerata ragionevole.
E l'introduzione dell'aumento al merito?
Faceva parte dell'accordo Nordmann. Ma anche in questo caso vale lo stesso ragionamento delle 5 ore flessibili in più. Visti gli aumenti sia generali che nei salari minimi, è un compromesso accettabile.
Questo accordo come si inserisce nella ferita sempre aperta del conflitto nazionale?
Nella sua valutazione nazionale, Unia considera che la sua sezione ticinese abbia accumulato un'esperienza e una capacità di mobilitazione importante, frutto di vent'anni di un certo tipo di lavoro sindacale. Malgrado i miglioramenti registrati nel corso delle ultime mobilitazioni, purtroppo Unia non ha lo stesso grado di mobilitazione in tutte le regioni. La partita vera per il contratto nazionale si gioca in Svizzera tedesca. Si è quindi deciso di chiudere un fronte, quello ticinese, alle condizioni dell'accordo Nordmann e di trasferire l'esperienza della sezione ticinese a beneficio delle regioni della Svizzera tedesca. Con ogni probabilità, lo stesso avverrà in Romandia, dove il sindacato è molto forte (il giorno successivo all'intervista è arrivata la conferma, si veda box a lato, ndr). Da quanto si è potuto osservare nelle ultime mobilitazioni, gli operai della Svizzera tedesca sono pronti a battersi, mentre è ancora carente il supporto organizzativo del sindacato.
Non c'è il rischio di contratti a macchia di leopardo sul territorio nazionale?
Sì, il rischio c'è. Ora stiamo cercando di ricomporre il puzzle nazionale. Se ci riusciremo, molto dipenderà dalla nostra capacità di mobilitazione. Uno degli aspetti importanti scaturiti nel corso della recente mobilitazione nazionale nell'edilizia è stato l'inizio di una dinamica molto positiva all'interno dell'organizzazione sindacale. Una dinamica che fa ben sperare per il futuro e per la conclusione della vertenza contrattuale nazionale.

Pubblicato

Venerdì 22 Febbraio 2008

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