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Edilizia, cantieri bollenti

di

Francesco Bonsaver
MartedÌ, ore 12 in un grande cantiere a Lugano. Sta per iniziare la pausa pranzo. Gli operai staccano la cinta ai fianchi, posano gli attrezzi e scendono nello scantinato del garage, dove è stato organizzato il locale per mangiare. Arrivano alla spicciolata. Intravvedono il sindacalista di Unia che li sta aspettando. «Sciopero! Sciopero!» gridano i primi. «Non un giorno, ma una settimana dobbiamo fermarci» gridano degli altri. L'ambiente è "caldo". Ognuno si ferma per dire una battuta al sindacalista. Prendono le loro gamelle con il cibo e si siedono ai tavoli. Sono una trentina. Sanno già le novità delle trattative di lunedì. La Società svizzera impresari costruttori Ticino non vuole concedere l'aumento di 100 franchi generalizzato. Al massimo gli impresari sono disposti a concedere l'1 per cento per tutti e lo 0,5 per cento al merito. Per un salario di 4mila e 500 franchi corrisponde a 45 franchi "sicuri". Il resto a discrezione del datore di lavoro. Se vuole sì, altrimenti no. Dire che gli operai non siano contenti della proposta padronale, è un eufemismo. Il sindacalista fa notare che è ancora meno di quanto avevano offerto a livello nazionale in autunno dello scorso anno, prima che le trattative fallissero. I lavoratori vogliono sapere dal sindacalista come si svolgerà la giornata del 20 marzo, la "giornata di protesta cantonale edile". «Come sindacato siamo organizzati in gran numero per picchettare i cantieri più ostici, quelli dove il padronato cercherà di imporre delle contro misure. Buona parte dei cantieri si fermeranno spontaneamente. Sappiamo per certo che in molti cantieri i lavoratori non si presenteranno neanche sul posto di lavoro. Arriveranno direttamente all'Edilespo di Lugano. Calcolate che dalle nove del mattino, l'Edilespo sarà aperta. L'assemblea inizierà alle 11, seguita da un pasto. Da bere ci sarà vino, birra e acqua. Poi faremo un corteo per le vie di Lugano». Per il posteggio come si fa?, domanda un operaio. «Nessun problema, abbiamo tutta l'area posteggi a disposizione». Un altro operaio, tra i più anziani, si alza e chiede la parola. «Vorrei che ci guardassimo in faccia e che ognuno di noi dica cosa vuole fare quel giorno, se lavora oppure no. Propongo di alzare la mano chi si fermerà». Si alzano subito le mani. 100 per cento di adesione alla giornata di protesta. Altri operai segnalano che l'incognita è il capo cantiere, che mangia da solo in un'altra baracca. Si tratta di sapere se il cantiere resterà chiuso fin dall'inizio o bisognerà raggiungere ugualmente il posto di lavoro per fermarsi dopo. La decisione spetta al capo cantiere. Il sindacalista lo raggiunge per capire la sua posizione. «Buongiorno capo, volevo comunicarti che tutti gli operai hanno appena deciso di aderire alla giornata di protesta di martedì. Bisogna solo capire se il cantiere resta chiuso o se gli operai devono ugualmente venire qui». Risponde il capo cantiere: «Se le cose stanno così, va bene. Devo comunicarle all'assistente di questo cantiere e vediamo cosa risponde. Tocca a lui decidere». Scambio di numeri di telefono tra capo cantiere e il sindacalista per tenersi in contatto, per avere un canale d'informazione. Si torna dagli operai per comunicare quanto discusso con il capo e che comunque, nei prossimi giorni il sindacalista tornerà per vedere come vanno le cose. «Un ultima cosa colleghi, informa il sindacalista, chi non lotta ha già perso, chi lotta può vincere, ma anche perdere. È bene essere in chiaro sulle possibilità di come andrà a finire." Gli operai ci salutano, qualcuno inizia ad intonare "Bandiera rossa", subito seguito dagli altri. Va detto che non in tutti cantieri che abbiamo visitato l'ambiente era euforico come quello appena descritto. Ma questo meritava di essere  raccontato.

Malumore fra gli impresari

Il malumore per la piega che sta prendendo il conflitto sui cantieri serpeggia anche tra gli stessi impresari. Ne abbiamo parlato con un imprenditore del Sopraceneri di una ditta di una certa importanza. Cosa pensa del fallimento delle trattative per l'aumento e dell'imminente giornata di protesta?
Mi dispiace. La cifra dell'aumento su cui si discute è la stessa, con o senza merito. I problemi a cui andiamo incontro ora sono molti. Se non c'è la pace sul lavoro, qualche strascico resta sempre. Sia da una parte che dall'altra.
Quali possono essere i problemi attuali per la categoria degli imprenditori?
Se non c'è unanimità sulle paghe agli operai, si crea della confusione nella categoria. Ad esempio c'è una disparità nelle offerte al committente; il prezzo base, composto dal salario, ora varia a seconda dell'aumento dato o meno. C'è anche il rischio che ci sia un fuggi fuggi di operai da una ditta all'altra per 20 o 30 centesimi all'ora. Ma i nuovi assunti non sono subito operativi al 100 per cento. Devono integrarsi nella ditta, conoscere il magazziniere, l'autista, il macchinista, il capo cantiere, l'assistente tecnico, il titolare ecc. Sono tante le persone coinvolte in un cantiere. Ci vuole tempo. E tutto ciò ha un prezzo. Infine, a lungo andare, si rischia di compromettere il Contratto collettivo di lavoro nell'edilizia. E senza Ccl, come facciamo a combattere la concorrenza estera?
La questione del merito è stata centrale per il fallimento delle trattative. Che parere ha sul concetto di merito?
Nella nostra ditta, il merito lo diamo 2 volte all'anno: all'inizio e a fine giugno. In gennaio abbiamo dato degli aumenti ad alcuni operai perché ritenevamo giusto premiarli per il loro lavoro o perché si sono impegnati a formarsi. E questo lo facciamo indipendentemente dagli aumenti decisi a livello contrattuale. Non ho bisogno che me lo dica il sindacato o la società impresari. Non capisco perché ci si è impuntati per inserire una quota di merito nell'aumento. Il costo della giornata di protesta e gli strascichi che seguiranno ci rubano del tempo prezioso per una preoccupazione inutile.
Dei maligni dicono che se ci fossero stati alla trattativa di lunedì degli imprenditori edili invece dei dirigenti della Ssic, probabilmente un accordo si sarebbe raggiunto.
Noi paghiamo una tassa annuale per delegare alla Ssic il compito della trattativa. Ma probabilmente non ha tutti i torti. Se ci fossero stati 3 o 4 imprenditori delle ditte maggiori, la discussione sarebbe stata un'altra. L'attuale esigenza di noi imprenditori è la tranquillità sui cantieri. Il conflitto invece ci distoglie dalla nostra principale preoccupazione: acquisire lavori per mantenere la struttura e gli operai.

Pubblicato

Venerdì 16 Marzo 2007

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