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Salute & Lavoro

Edilizia, basta coi tempi folli

12mila edili interpellati dal sondaggio organizzato dal sindacato non hanno dubbi: i pressanti termini di consegna sono fonte di grossi problemi

di

Francesco Bonsaver

«Rispettate le norme di sicurezza, dicono in ditta. Poi però aggiungono: “Dovete essere veloci, veloci”. Conciliare le due cose è impossibile: non si può lavorare sempre più velocemente e prendersi il giusto tempo per garantire tutte le misure di sicurezza». A parlare è Mario, capomuratore, a cui compete la responsabilità del “suo” cantiere. Otto capicantiere su dieci condividono la sensazione che i tempi di consegna siano un problema grave.

È dunque un vero grido d’allarme quello che emerge dal sondaggio realizzato dal sindacato Unia a cui hanno partecipato oltre 12mila edili e capimuratori tra l’estate e l’autunno dello scorso anno, ossia il 15% di tutti gli attivi nel ramo. L’obiettivo della vasta inchiesta era essenzialmente uno: conoscere l’opinione dei lavoratori sui tempi di consegna e le eventuali ripercussioni nella loro vita professionale e personale. Il risultato di questa inchiesta esplorativa tra coloro che sono al fronte nei cantieri, lo riassumiamo nella grafica sottostante.


Quel che balza all’occhio, è la netta sensazione che la pressione sui tempi di consegna nell’edilizia sia notevolmente aumentata negli ultimi anni. L’enorme pressione si traduce poi in ritmi folli nei cantieri, dalle conseguenze importanti per la salute dei lavoratori, la qualità di vita al di fuori della professione e la sicurezza sul lavoro. Non a caso, tre quarti degli edili pensa che i tempi di consegna delle opere siano un pericolo e vadano affrontati con urgenza. Un’opinione espressa in modo così compatto dai cantieri, dovrebbe far riflettere.

Un morto ogni dieci giorni
Secondo sei capimuratori su dieci, non è possibile rispettare tempi di consegna senza ricorrere a ore supplementari che allungano a dismisura la giornata lavorativa, e prolungare la settimana pure il sabato. Più della metà degli edili intervistati pensa che la sicurezza sia pregiudicata dai ritmi imposti. Un dato per nulla confortante in un ramo professionale dove, sebbene siano calati gli incidenti di lieve entità negli ultimi anni, quelli gravi restano ancora molto elevati rispetto ad altri settori. Ogni dieci giorni sui cantieri elvetici si registra un decesso. È la brutale media degli ultimi dieci anni registrata dalla statistica della Suva per le categorie dell’edilizia principale, genio civile e lavori speciali. Nel corso del 2018 vi sono stati 36 decessi che, riassunti nella cinica media statistica, equivalgono a un incidente mortale ogni dieci giorni, festivi compresi.
L’imposizione di giornate particolarmente intense nei mesi più caldi dell’anno, quelli più produttivi nell’edilizia, causa inevitabilmente stanchezza nei lavoratori e quindi un calo della concentrazione verso le norme di sicurezza.


L’obbligo di chiudere rapidamente i lavori, costituisce spesso un grave dilemma per i capimuratori, legalmente responsabili della sicurezza degli operai nei loro cantieri. La cronaca giudiziaria degli ultimi anni, lo ha dimostrato in più casi. Quando avviene un incidente grave in un cantiere, a pagarne le conseguenze penali è sovente il capocantiere, molto raramente l’impresa o i suoi vertici. Capocantiere che alla fine si trova nella disgraziata posizione di dover scegliere fra l’incudine della velocità e il martello della sicurezza.
A risentirne dei ritmi della velocità imposta, non è la sola sicurezza, ma pure la salute dei lavoratori (logorio da ritmo forsennato) e la qualità delle opere.

Le responsabilità
Ma chi è il responsabile della folle corsa ai tempi di consegna? Fatto piuttosto raro, sindacato e padronato sono concordi: i committenti. L’indice è puntato sia contro i privati che quelli pubblici, Ffs e Ustra in particolare. Lo conferma Nicola Bagnovini, direttore della Società svizzera impresari costruttori sezione Ticino. «In particolare i committenti pubblici delle opere delle vie di comunicazione, poiché incitano la rapidità già dai concorsi, premiando un programma dei lavori stretto. Ffs è in parte comprensibile, poiché la pianificazione del traffico ferroviario internazionale è molto complicata e richiede un largo preavviso. Mentre per le strade, va detto, gli enti pubblici subiscono la pressione degli automobilisti sempre più insofferenti». Possibili soluzioni? «Come associazione, chiediamo sia inserito il criterio dell’attendibilità dei programmi di lavoro nei concorsi pubblici. Il cosiddetto criterio killer, ossia quando la tempistica dell’offerente è irrealistica, dev’essere automaticamente escluso dal concorso». Bagnovini dissente però dai risultati emersi dal sondaggio realizzato da Unia. «Riconosco che il muratore è un mestiere duro, ma sullo stress, non concordo. Nei muratori non esiste. Gli unici che vedo correre a ritmi forsennati, sono i ferraioli e casseratori, ma perché sono cottimisti nascosti». Di tutt’altro avviso invece, i lavoratori.

Pubblicato

Venerdì 13 Marzo 2020

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