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Edili, una giornata esemplare

di

Francesco Bonsaver
Un'altra importante pagina della storia del movimento operaio ticinese è stata scritta martedì 20 marzo 2007. Unità e dignità sono i valori centrali espressi dai muratori durante la giornata di protesta cantonale relativa alla rivendicazione di un aumento di 100 franchi generale nell'edilizia.
2 mila lavoratori hanno manifestato per le vie di Lugano a sostegno della richiesta. Oltre la metà dei cantieri cantonali erano chiusi. Numeri che dimostrano la condivisione delle maestranze alle rivendicazioni sindacali e una forte determinazione nel portarle avanti. Un gran successo e una lezione di stile da parte delle maestranze, che rifiutano in blocco l'introduzione dell'aumento basato sul merito. I sindacati e le maestranze hanno approvato una risoluzione che prevede altre mobilitazioni, forse mirate a ditta per ditta. La palla passa dunque agli impresari, che se incapaci di dare una soluzione collettiva tramite la Ssic, si dovrà trovare rimedio individualmente.

La conferma del clima che si respirava nei cantieri ticinesi nei giorni precedenti la manifestazione è arrivata puntuale martedì 20 marzo. Cantieri paralizzati e 2 mila operai edili che hanno invaso la capitale economica cantonale, Lugano. Una giornata di lotta, che ha espresso  valori centrali come solidarietà e dignità.
Nel contesto, un'adesione per nulla scontata, ma indice di una forte condivisione dei lavoratori alle rivendicazioni sindacali. La confusione venutasi a creare nel settore edile rispetto alla disparità di trattamento degli aumenti, avrebbe potuto indebolire l'unità dei lavoratori. Una confusione che ha generato situazioni diverse da ditta a ditta, dove gli aumenti variavano a seconda del datore di lavoro. Alcuni operai non hanno ricevuto nulla, chi qualche franco, altri ancora l'1 per cento per tutti e una parte di "merito" e altri ancora un aumento decente generale per tutti i dipendenti. Partendo da questa disparità oggettiva, non è evidente costruire una mobilitazione su una rivendicazione unitaria.
Invece, almeno 2 mila operai si sono fermati dal lavoro e hanno detto no. I maligni penseranno che i 2 mila siano quelli che l'aumento non l'hanno ricevuto. Ma si sbagliano. Ve lo possono raccontare gli stessi operai, ma anche gli impresari che sanno esattamente quanti cantieri della loro ditta si sono fermati martedì 20 marzo.
Quella dei muratori è stata dunque una grande lezione di solidarietà e unità tra lavoratori. Difficile spiegare in altri termini quanto successo.
La dignità è stato l'altro valore centrale espresso dalla giornata di protesta. La consapevolezza come lavoratori di avere diritto ad un aumento decente che permetta di far fronte alla continua erosione del potere d'acquisto. La dignità di essere trattati e rispettati in quanto esseri umani e di essere pagati decentemente per il proprio lavoro.
Questa la cronaca, molto sintetica della giornata di protesta. Fin dal mattino presto si è capito come si sarebbe svolta la giornata. Alcune ditte, tra le quali molte insoddisfatte dell'atteggiamento della Ssic, avevano autonomamente deciso di chiudere i cantieri. Obiettivo; non esasperare gli animi sui posti di lavoro con un conflitto inutile e ingiustificato. In altre ditte, i lavoratori hanno smesso di lavorare all'arrivo dei sindacalisti. In altre imprese si è cercato di usare le manieri forti da parte padronale, minacciando gli operai di sanzioni. Ma non sembra abbia portato a grandi risultati. Lo dimostra il corteo che alle 14 ha sfilato a Lugano.
Nell'assemblea di martedì all'Edilespo, gli operai hanno votato una risoluzione che mette in luce l'ottima salute di cui gode l'edilizia ticinese sottolineando quanto viene già fatto nei cantieri Alptrasit di Bodio, Faido e Sedrun in cui l'aumento di 100 franchi per tutti è stato elargito. Sulla questione dell'aumento, i lavoratori hanno dato mandato alle organizzazioni sindacali Unia e Ocst «di continuare la mobilitazione per ottenere, a livello cantonale o aziendale, degli adeguamenti salariali che garantiscano un aumento pari a 100 franchi». Questo vuol dire che se la Ssic Ticino continuerà ad ostinarsi con la proposta del merito, i sindacati discuteranno direttamente con le aziende. Molte ditte hanno già dimostrato di voler cercare una soluzione pratica e ragionevole al conflitto, contrariamente alla posizione ideologica dei vertici della Ssic. Un problema di rappresentanza degli impresari costruttori la cui associazione sembra essere incapace di rispondere alle esigenze dei propri membri.
Una difficoltà che emerge dalle reazioni alla manifestazione dalla Ssic. A commentare la giornata di protesta sindacale non è il direttore della Ssic Ticino Edo Bobbià come invece di norma avviene. Per la Ssic parla Nicola Bagnovini, responsabile delle relazioni pubbliche che si limita a ribadire l'ostinazione dell'introduzione del merito da parte della corporazione.
Il rischio attuale è che oltre all'ostinazione ideologica del merito, si aggiunga ora una questione di orgoglio personale da parte dei vertici della Ssic. La paura di perdere la faccia ritornando sui propri passi. Eppure, da parte sindacale e delle maestranze, le concessioni in tal senso sono già state fatte.
Dall'autunno dello scorso anno, la rivendicazione sindacale di aumento è scesa dalla quota iniziale di 220 franchi ai 100 franchi per tutti. A dimostrazione che si può rivedere le proprie posizioni, nell'interesse di chi si rappresenta, senza sentirsi a disagio.

Pubblicato

Venerdì 23 Marzo 2007

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