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Edili, fra canicola e flessibilità

di

Stefano Guerra
Negli scorsi giorni è scattato per la prima volta l’allarme ozono in Ticino. Difficile che la torrida estate del 2003 si ripeta, ma anche quest’anno – e non solo a sud delle Alpi – canicola e ozono metteranno a dura prova la resistenza dei lavoratori, in particolare di quelli dell’edilizia. Da poco meno di un anno, le aziende possono far valere il diritto all’indennità per intemperie prevista dalla Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (Ladi) anche in caso di cessazione del lavoro dovuta alla calura eccezionale, e non più solamente in caso di pioggia. Ma è una possibilità finora pressoché inesplorata. E un terreno vergine anche per il Sindacato edilizia & industria (Sei), che continua a rivendicare senza successo la definizione di valori limite vincolanti oltre i quali il lavoro sui cantieri verrebbe automaticamente interrotto. Il padronato, intanto, non fa mistero di voler risolvere il problema canicola-ozono con l’aumento della flessibilità già imperante nel settore. Nel dossier di area le coordinate della questione, la testimonianza di un lavoratore edile, le rivendicazioni del Sei e la posizione degli impresari costruttori. Maurizio (Il nome è fittizio. La vera identità è conosciuta alla redazione) trattiene a stento il sorriso quando scorre le domande del formulario che il Sindacato edilizia & industria (Sei) ha distribuito recentemente nei cantieri della Svizzera romanda e tedesca. Pause supplementari quando fa troppo caldo? «Macché. Sono diminuite!» Acqua potabile fresca messa a disposizione gratuitamente dal datore di lavoro? «Mai vista. Ho sempre pagato tutto di tasca mia». Lavori più pesanti anticipati al mattino in estate? «No». Datore di lavoro e lavoratori discutono di come affrontare il forte caldo e le alte concentrazioni di ozono? «Mai nessuno ci ha detto: “Fa caldo, state attenti”». Lettino o sdraio sui cantieri da usare in caso di malori? (sorriso, senza risposta) Creme di protezione solare? «Lavoriamo tutto il giorno in mezzo alla polvere, come fai a metterti la cremina? Ti si appiccicherebbe addosso». Ventisette anni, originario della Campania, Maurizio è frontaliere. Ha ottenuto in Ticino il diploma di costruttore stradale e dal ‘93 è stato alle dipendenze di due ditte di pavimentazione del cantone. Va subito al dunque, che non riguarda né canicola né ozono: «in questi anni – dice – la manodopera è diminuita parecchio e all’operaio si chiede sempre di più: i lavoratori devono essere polivalenti, lavorare a ritmi elevati, per questo sono più stressati di una volta». Canicola o no, ozono o no, i lavoratori del ramo pavimentazione stradale «hanno il fiato sul collo già al mattino presto: in magazzino sono già tutti “sclerati”», dice Maurizio. Certo, le pressioni diventano ancor più difficili da sostenere sotto il sole cocente, soprattutto per i lavoratori meno giovani: «Già noi giriamo al 50 per cento, pensa a chi ha 55 anni e oltre!». L’estate 2003 è stata effettivamente più dura delle altre – la differenza la si è sentita –, ma anche quando la calura e le concentrazioni di ozono non raggiungono livelli tanto elevati (come sembra essere il caso quest’anno, almeno sin qui), il corpo sopporta a fatica: «Immagina una persona al mare che passa 9 ore al sole. È la nostra situazione: la mattina va ancora, ma il pomeriggio spesso hai l’impressione di essere ubriaco. Arrivi a casa la sera che sei una mummia: finché c’è adrenalina stai in piedi, poi crolli». Per Maurizio una diversa organizzazione del lavoro potrebbe aiutare ad alleviare i disagi. Disagi che nel ramo della pavimentazione stradale sono minori durante i lavori preparatori, di regola eseguiti il mattino: «quando si lavora alla muratura, ai selciati, ai cordoli oppure alla rimozione dell’asfalto da sostituire, è più facile resistere. Durante il getto della colata d’asfalto, invece, il caldo è quasi insopportabile. Ed è l’asfalto il nostro lavoro, un lavoro che però solitamente viene effettuato il pomeriggio, nelle ore più calde». Diversa organizzazione del lavoro, aree di riposo, accorgimenti logistici sui cantieri e misure protettive individuali sono sì misure utili (anche se alcune di esse difficilmente attuabili in cantieri “volanti” come quelli della pavimentazione stradale), ma destinate ad avere un impatto parziale se non accompagnate da una regolamentazione degli orari di lavoro meno elastica di quella attuale. «Bisognerebbe suddividere meglio il lavoro sull’arco dell’anno – osserva Maurizio –. Adesso nel settore lavoriamo 9 ore e mezzo da aprile a ottobre, 9 ore in novembre e 8 in dicembre. Poi noi spesso stiamo a casa nei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Le ore flessibili vengono caricate sui mesi estivi». «L’ideale – auspica Maurizio – sarebbe lavorare 8 ore durante tutto l’anno. In estate sarebbe dalle 7 a mezzogiorno e dalle 13 alle 16». In questo modo si favorirebbe lo spostamento al mattino dei lavori più pesanti, si schiverebbero i picchi di ozono (che si verificano di regola tra le 16 e le 18) e allo stesso tempo si farebbe opera preventiva: «Perché tra le 15.30 e le 17.30 – spiega Maurizio – ormai sei cotto, nel vero senso della parola, e il rischio di incidenti è più alto». Mordasini: "salute sottovalutata" L’estate 2003 Dario Mordasini l’ha passata tutta alla sede centrale del Sindacato edilizia & industria (Sei) a Zurigo. La calura eccezionale ha fatto squillare più del solito il suo telefono: «Da tutta la Svizzera abbiamo ricevuto molte chiamate da parte dei nostri segretari e funzionari. Chi domandava se esistevano criteri in materia, chi chiedeva cosa fare se il datore di lavoro faceva pagare il litro d’acqua due franchi ai lavoratori sul cantiere, chi voleva sapere se era possibile lavorare in tali condizioni, chi diceva di essere costretto a lavorare nelle cabine delle gru con una temperatura di 60 gradi, ecc.». Il delegato del Sei per la sicurezza sul lavoro e la tutela della salute sa che sin qui sono stati mossi solo pochi passi nella prevenzione dei rischi di canicola e ozono per i lavoratori dell’edilizia. L’eccezionalità dell’estate 2003 (che considerati i mutamenti climatici in atto non sembra però destinata a restare un caso isolato) ha sì determinato una certa presa di coscienza in materia, ma il ritardo accumulato non si recupera in breve tempo: «La discussione finora è stata focalizzata quasi esclusivamente sugli infortuni – spiega Dario Mordasini –. Sovente i problemi di salute sui posti di lavoro e sui cantieri – e non solo quelli legati a caldo e ozono – sono ancora molto sottovalutati». I rischi delle alte temperature combinate con umidità, ozono e raggi ultravioletti, sono al centro dell’azione di sensibilizzazione lanciata in vista dell’estate dal Sindacato edilizia & industria (si veda anche articolo accanto e area sindacale, n. 4, 18 giugno 2004). Un’azione attraverso la quale il sindacato intende in primo luogo denunciare una situazione che in realtà con canicola e ozono ha poco a che vedere: l’eccessivo carico di ore flessibili (il contratto collettivo ne prevede 75 all’anno) sui mesi estivi. «Nell’edilizia – rileva Dario Mordasini – la posizione è ancora troppo spesso quella di dire che l’estate è la stagione di lavoro principale e che non c’è spazio per interruzioni del lavoro. Le ditte fissano con i committenti dei termini di consegna molto stretti, scadenze fissate senza tener conto che anche in estate ci potrebbero essere delle interruzioni a causa della canicola». Sulla ricetta degli impresari costruttori Mordasini è categorico: «Per alcuni di loro il problema ozono-calura sui cantieri si risolve con una maggiore flessibilizzazione degli orari di lavoro. Noi diciamo esattamente il contrario». In tutte le sue manifestazioni (orari irregolari, ritmi di lavoro elevati, ricorso al lavoro su chiamata, ecc.), la flessibilità per far fronte agli imperativi della concorrenza – che costituirà nel 2005 uno dei punti più controversi nelle trattative sul rinnovo contrattuale dell’edilizia – è il problema che preoccupa maggiormente il sindacato: «è il nocciolo della questione, e bisognerebbe riuscire ad incidere su di esso. È difficile farlo perché diventa subito una questione di costi. Però sono convinto che dimostrando quanto costano veramente gli infortuni, i problemi di salute sui cantieri, si scoprirebbe che ci sarebbe un ampio margine per fare una prevenzione migliore», rileva Dario Mordasini che sottolinea: «sul terreno l’impressione è che le misure immediate (ad esempio, mettere a disposizione gratuitamente dell’acqua) non rappresentino un problema. È un problema invece tutto ciò che comporta dei ritardi sui lavori: se non ci sono delle situazioni estreme, le misure di protezione da caldo e ozono vengono adottate in misura insufficiente. Lì siamo ancora lontani dall’optimum». Ma i lavoratori non hanno anch’essi una parte di responsabilità per la mancata adozione di alcune misure protettive? «In un certo senso sì – risponde Mordasini –. Le cremine, ad esempio, non fanno parte della cultura del settore della costruzione. Io non me la sento di rispondere con un “no” alla domanda, però mi chiedo subito quali strumenti ha la persona per potersi proteggere in modo adeguato. Va fatta un’informazione sistematica: un punto importante in questo senso è l’alimentazione». E poi, aggiunge il sindacalista, per i datori di lavoro ci vogliono «dei criteri chiari che li aiutino a prendere delle decisioni». Di tali criteri, però, padronato e autorità per ora non vogliono sentir parlare. L'orario di lavoro è il punto Un formulario per verificare se sul posto di lavoro vengono prese le misure necessarie contro i rischi per la salute provocati dal forte caldo e dagli alti livelli di ozono. È con una check-list distribuita nei cantieri che il Sindacato edilizia & industria (Sei) ha lanciato nelle scorse settimane in tutta la Svizzera un’azione di sensibilizzazione all’insegna del motto “Un’estate rovente, ma nessuna voglia di scottarsi!”. L’azione – che rientra nella campagna incentrata sul settore della costruzione lanciata a livello europeo dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro – prende spunto dalla canicola estiva dello scorso anno e viene a colmare in una certa misura le lacune del volantino informativo divulgato questa settimana dal Segretariato di Stato dell’economia (si veda anche articolo sopra). «La prima cosa da dire è che gli orari di lavoro in estate sono troppo lunghi, anche perché è su questi mesi che vengono caricate ore flessibili», scrive nel testo che accompagna la check-list il sindacato che non esiterà ad «esigere, quando le condizioni meteorologiche metteranno in pericolo la salute dei lavoratori, l’interruzione dei lavori». In Ticino, invece, il Sei ha optato per una strategia diversa, non legata esclusivamente a canicola e ozono. Già nel corso del mese di marzo il sindacato aveva lanciato una vera e propria campagna di prevenzione ad ampio spettro sui rischi legati alle intemperie: distribuzione di materiale informativo, discussione sui cantieri e nelle assemblee dei lavoratori, affissione di manifesti informativi, un corso di sensibilizzazione sul cantiere stradale del Generoso, un numero verde al quale annunciare situazioni di disagio legate a pioggia, calura e ozono. L’azione del sindacato ha un duplice obiettivo: da un lato si tratta di incidere concretamente sulle condizioni di lavoro in caso di intemperie («il numero verde è stato usato pochissimo, ma attraverso i messaggini Sms abbiamo effettuato decine di interventi sui cantieri quando pioveva», dice Enrico Borelli del Sei), dall’altro di rafforzare la presenza del Sei sui luoghi di lavoro in vista del rinnovo del contratto collettivo dei settori edilizia, pavimentazione e granito. «Visti i segnali provenienti da più parti, e in particolare dal padronato del ramo pittura e gesso, è necessario attrezzarsi e organizzarsi subito – afferma Enrico Borelli –. Il padronato prende spunto da un problema reale, quello delle intemperie, per rivendicare maggiore flessibilità. Quindi noi stiamo preparando il terreno per combattere tale richiesta, rivendicando invece il livellamento dell’orario del lavoro (la giornata lavorativa di 8 ore durante tutto l’anno), che oggi è uno dei problemi più sentiti dai lavoratori».

Pubblicato

Venerdì 2 Luglio 2004

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