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È suonato il campanello

di

Anna Biscossa
È ricominciata la scuola. Ogni anno è un'emozione nuova, nonostante io frequenti la scuola ormai da decenni (prima come allieva e poi… dall'altra parte dei banchi). Subito dopo l'emozione, però, ecco le avvisaglie dei tempi che cambiano.
Nelle aule, sui lavandini, non ci sono più gli strofinacci e i saponi!  Motivo? Le misure di risparmio che fanno sì che la somma destinata alla pulizia dell'edificio scolastico sia sempre più contenuta. E se il tempo è misuratissimo e va impiegato tutto nelle pulizie indispensabili, non si può perdere tempo nella gestione degli asciugamani e del sapone. Dopo rimostranze varie (che scatenano un po' l'odio dei miei custodi/bidelli, come se si desse loro la colpa di queste assurde taccagnerie) ottengo il sapone liquido. Grande vittoria!
Poi (o meglio contemporaneamente) inizia la lotta per la conquista delle postazioni mobili informatiche. Ed è una lotta all'ultimo beamer, vi garantisco! Nella mia "Area professionale" siamo tre docenti che per insegnare devono far capo a immagini (come si fa a descrivere e insegnare come è fatta una pianta o a riconoscere la stessa senza farla vedere nei suoi diversi aspetti?), siamo molto spesso presenti contemporaneamente e "possediamo" come "Area botanica" appunto, una sola postazione mobile.
Che fare? L'importante è riuscire a conquistare la postazione già attribuita all'"Area"! Per gli altri (i  "perdenti" della lotta) ci sono le postazioni "comuni" che hanno sempre qualche problema di funzionamento. Si scopre poi che le aule delle materie culturali di quella che un tempo si chiamava "Arti e mestieri", hanno tutte una postazione mobile. Perché? Mah, forse i loro allievi "valgono" più dei nostri apprendisti. E il desiderio di "rubare" le postazioni mobili dalle aule di fronte si insinua, come un baco, nella mente dei docenti! Come finirà? Diventeremo abili ladri o troveremo un'intesa con i colleghi che hanno le postazioni sempre a disposizione o, ancora, riceveremo quanto ci serve dal Decs? La trattativa è ancora aperta e l'esito del confronto ancora incerto!
Al di là del tono volutamente "leggero" di questo mio intervento, è purtroppo reale la crescita del disagio nella scuola. Piccole cose (come quelle che vi ho raccontato) si affiancano a situazioni ben più difficili, che coinvolgono direttamente le persone.
Basti solo un esempio: la lentezza di quest'anno nelle risposte sulle richieste di borse di studio (non voluta, ma purtroppo reale anche qui per mancanza di risorse sufficienti rispetto ad un numero crescente di domande) si traduce, per alcuni miei allievi, in problemi concreti di povertà e di profondo disagio sociale. Molti di essi, infatti, si vergognano o non sanno come fare a chiedere un aiuto, ad esempio l'assistenza (fosse anche solo come misura transitoria). E i debiti crescono, in una spirale continua. Prima sono i genitori, di solito, a fornire un aiuto, poi gli amici, poi (se va bene) il datore di lavoro e poi… i debiti si accumulano e lievitano in modo incontrollato.
Acquistare un libro o la dispensa necessaria per seguire la formazione diventa allora un lusso che non ci si può permettere. Del resto i recenti dati sulla povertà tra i giovani non fanno che  confermare questo crescente malessere.
Eppure sui banchi dei parlamenti cantonali e federali si sente sempre dire che investire nella formazione vuol dire investire nel futuro.
E allora perché?

Pubblicato

Venerdì 14 Settembre 2007

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