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È stato un bel sogno. E adesso?

di

Anna Biscossa
In tanti ci abbiamo creduto. Franco ha fatto di tutto  e di più per aiutarci a crederci e per trasformare il sogno in realtà. Un bel sogno per il quale dobbiamo ringraziare profondamente Franco per la sua generosità, per la sua tenacia, per il suo impegno personale a tutti i livelli, per la sua instancabile convinzione, per il suo grande lavoro, per la sua splendida passione politica.
Alla fine però ha vinto Lombardi e questa vittoria è un dato di fatto preoccupante, al di là della sconfitta di Franco. Perché non si tratta di una sconfitta tra persone, ma piuttosto di una sconfitta tra modelli di  società e questo non può che preoccuparci molto. Credo allora che si possano raggruppare almeno in tre elementi gli spunti su cui riflettere: la mobilitazione efficacissima e compatta della destra, il mancato sostegno a Franco dell'ala radicale, l'ottimo e impensabile risultato, ancora una volta, della Lega dei ticinesi.
Se il primo elemento (la compatta mobilitazione della destra) è abbastanza facilmente spiegabile con una voglia diffusa e mobilitante di rivalsa per quanto avvenuto in aprile con l'estromissione di Masoni dall'esecutivo cantonale, gli altri due elementi credo dovrebbero essere motivo per una profonda e dialettica riflessione da parte del fronte progressista.
Una riflessione più che mai necessaria per capire con chi e come andare avanti e soprattutto quale visione politica progressista si voglia proporre al nostro Cantone.
Per questo spero possa essere utile (e lo faccio da semplice militante di base del Partito, basandomi su quanto letto, sentito o visto sui giornali, alla radio e alla televisioni) proporre qualche spunto.
Durante la legislatura, a più riprese, è sembrata esserci, da parte del nostro Partito, una sorta di asse preferenziale nei confronti del Plrt che non sempre è apparsa del tutto comprensibile. Penso in particolare (ma è solo l'esempio  più evidente, tra i tanti possibili) alla "tolleranza" dimostrata a proposito di tutta la vicenda Masoni, che non ci ha visto fare quegli "affondi" che ci si poteva aspettare da chi, come noi a livello politico, aveva contrastato per molti anni modi e contenuti di un certo modo di far politica  proprio della destra del nostro Paese. Perché si è fatta quella scelta? Perché si è data a tratti l'impressione che si fosse perso un po' di vista il tema dell'etica della politica, quasi si prendesse atto che "così fan tutti" e che erano dunque altri i terreni di confronto? E quali sono stati questi altri terreni di confronto su cui si pensava utile posizionarci? Si è riusciti a farlo? Con che esiti?
Perché, dopo questa scelta di campo che sembrava aprire una porta ai radicali, si è deciso di affermare con autorevolezza che tra Masoni e Sadis politicamente non vi era una gran differenza?   
E ancora, perché ancora in questi giorni, leggendo i commenti al voto di domenica, si sente il bisogno di sottolineare come sbaglino i liberali a non riconoscerci come partner affidabili? Perché ci sentiamo in dovere di dover dimostrare qualcosa? Non abbiamo forse una storia, un modo di essere e lavorare politicamente che ha dimostrato in passato e dimostra nel presente la nostra serietà e affidabilità?
Perché, piuttosto che preoccuparci di cosa pensano gli altri di noi, non ci preoccupiamo di sottolineare quali sono le nostre priorità, di dimostrare ai più deboli da che parte stiamo e quali interessi difendiamo (così come ha fatto Franco durante la sua campagna)?
E in tal senso (e vengo al terzo ed ultimo elemento) come può non preoccuparci quel pesantissimo 14 e passa per cento fatto dalla Lega in questo ballottaggio? Perché chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, chi ha paura per il proprio posto di lavoro, chi non ce la fa a pagare i premi di cassa malati o si vede decurtare la rendita AI, esce di casa per andare a votare Lega (senza alcuna speranza di eleggere il proprio rappresentante, soprattutto al ballottaggio) e non si sente invece rappresentato da noi? Dove e quando si è rotto questo rapporto privilegiato con le classi meno abbienti del Cantone?
E potrei continuare con altri aspetti, ad esempio in campo economico.
Ma lo spazio disponibile mi obbliga a fermarmi qui.
Credo che queste riflessioni siano davvero urgenti. Porsi i necessari interrogativi e cercare insieme le giuste risposte è importante. E non si tratta di un problema di persone! Si tratta piuttosto di un problema di contenuti politici, o meglio delle priorità politiche su cui è necessario tornare a porre gli accenti.
Il mio sincero augurio è che questa voglia (costruttiva e solidale) di confronto politico possa  tornare a trovar posto nel nostro Partito.

Pubblicato

Venerdì 23 Novembre 2007

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