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E se l’8 maggio...

di

Gianfranco Helbling
Il Partito socialista ticinese sul carro dell’iniziativa popolare “I soldi ci sono” lanciata dal Movimento per il socialismo ha tentato fino all’ultimo di non salirci. A spingercelo su sono stati il Plr e il Ppd, che hanno rifiutato di entrare nel merito di un controprogetto a quell’iniziativa presentato dal Ps e che era quanto di più moderato si potesse immaginare. Ad aver terrorizzato radicali e democristiani è stata la riuscita del referendum dell’Udc contro il preventivo 2005 e la prospettiva di vedersi sfuggire una fetta importante di elettorato proprio verso l’Udc. Ora, con l’aperto sostegno del Ps, le possibilità di successo dell’iniziativa si fanno decisamente concrete. Resta allora un mistero perché Plr e Ppd abbiano deciso tramite i loro rappresentanti in governo di porre contemporaneamente in votazione popolare l’iniziativa dell’Mps e il preventivo 2005. Forse qualcuno nella prospettiva di un tutti contro tutti, e con un centro che già di suo conta sempre meno e che all’8 maggio ci arriva del tutto isolato, spera che dalla roulette delle urne esca un doppio no che farebbe la gioia dei meno-statisti e di chi, dal ’95 ad oggi, regge le sorti della sempre più boccheggiante politica economica e finanziaria del cantone. Ma chi ragiona così rischia davvero di sbagliare i suoi calcoli. Intanto perché l’unico sondaggio finora pubblicato indica che è molto più probabile un doppio sì che un doppio no. Non solo: quel sondaggio dice anche che un terzo circa degli elettori radicali e democristiani non sa ancora oggi se voterà Plr e Ppd alle elezioni del 2007. Certo gran parte di quegli elettori rientrerà nei ranghi, ma intanto fa capire di essere profondamente delusa per come i partiti di centro abbiano sacrificato sull’altare della defiscalizzazione e dei privilegi la politica di coesione sociale che per decenni avevano saputo condurre. Soprattutto però, più il dibattito si fa concreto e più si stanno rivelando come ampiamente esagerate le prognosi catastrofiste di chi paventa un tracollo dell’economia cantonale in caso di accettazione dell’iniziativa “I soldi ci sono”. Nelle condizioni quadro per far funzionare l’economia infatti il carico fiscale gioca un ruolo secondario: ben più importanti sono un buon sistema formativo, la disponibilità di manodopera, la stabilità sociale, uno Stato con dei servizi e dei tribunali efficienti, infrastrutture che funzionano, cittadini che possono spendere perché non hanno paura del futuro, la qualità della vita e così via. Infine sempre più palese è l’ingiustizia per una ripartizione della ricchezza che sempre meno va a chi quella ricchezza l’ha prodotta con il suo lavoro. L’arroganza di molti capi d’impresa si fa vieppiù intollerabile per un numero crescente di cittadini in difficoltà o anche solo con un certo senso di giustizia sociale. E la rabbia cresce. Tutto lascia dunque credere che il voto dell’8 maggio sull’iniziativa dell’Mps sarà tirato. Se poi l’iniziativa passerà, sarà il centro a dover recitare un doloroso mea culpa. Eppure è da più di un anno che gli elettori svizzeri gli dicono che per costruire alleanze che funzionano deve guardare al Ps e non a destra: perché per i cittadini più importante dei profitti di pochi è la coesione sociale di tutti. Forse un sì all’iniziativa “I soldi ci sono” aprirà gli occhi anche al centro ticinese.

Pubblicato

Venerdì 15 Aprile 2005

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