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È pronta l'iniziativa sull'Avs

di

Gianfranco Helbling
Un'offensiva sul tema delle pensioni. Per parare gli attacchi del consigliere federale Pascal Couchepin al sistema previdenziale svizzero e imporre il diritto al pensionamento flessibile per tutti. La sta per varare l'Unione sindacale svizzera (Uss), la cui assemblea dei delegati il prossimo 9 maggio deciderà il lancio di una nuova iniziativa popolare per il prepensionamento flessibile a partire dai 62 anni. La raccolta delle firme dovrebbe iniziare già prima dell'estate. Al centro dell'attenzione dell'Uss è tornata l'Assicurazione vecchiaia e superstiti (Avs). Dopo aver presentato il rapporto di un suo gruppo d'esperti che propone di dare maggior peso al primo pilastro (dunque alle rendite Avs) a scapito del secondo pilastro (cfr. riquadrato), l'Uss si concentra ora sulla battaglia per la conquista del prepensionamento flessibile anche per i redditi più modesti. Una battaglia per la quale è necessario, secondo l'Uss, scendere subito in campo. E questo perché, malgrado la sconfitta nel referendum contro l'undicesima revisione dell'Avs, Couchepin è intenzionato a ripescarla in tempi molto brevi e con ben poche varianti, rinunciando in particolare a proporre un modello di prepensionamento flessibile che sia socialmente accettabile, ossia realmente praticabile indipendentemente dal reddito. Il testo dell'iniziativa costituzionale in discussione nell'Uss prevede che chi, a 62 anni, cessa ogni attività lucrativa e non percepisce una rendita d'invalidità completa, ha diritto ad una rendita di vecchiaia piena. In ogni caso questo diritto nasce con il compimento dei 65 anni di età. Alla legge verrebbe demandato il compito di regolare una cessazione progressiva dell'attività lucrativa con rendite di vecchiaia parziali e di fissare un tetto massimo di guadagno da piccoli lavoretti a partire dal quale viene ridotta in maniera corrispondente la rendita Avs. L'Uss considera questa iniziativa come modesta, e spera così che essa possa raccogliere un ampio consenso e che, in particolare, non cada in votazione popolare con il pretesto di una difficile finanziabilità. L'organizzazione sindacale riconosce però che questa proposta, se accettata, determinerà dei costi supplementari per le casse dell'Avs, ma sostiene che essi sono sopportabili. Di cifre precise a tutt'oggi non se ne fanno. Ricordiamo però che lo stesso Consiglio federale aveva proposto un modello di pensionamento flessibile, poi sabotato dalle camere, che prevedeva costi supplementari di circa 800 milioni di franchi all'anno: se l'Uss mira a raccogliere un ampio consenso, i costi supplementari della sua iniziativa non dovrebbero discostarsi troppo da questa cifra (la responsabile del dossier presso l'Uss, Colette Nova, aveva anticipato in un'intervista al nostro giornale la cifra di un miliardo, cfr. area n. 1-2 del 14 gennaio scorso). I costi supplementari dovrebbero essere coperti, secondo l'Uss, da un aumento dei prelievi sui salari, eventualmente da un aumento dell'Iva. Ancora da decidere è una questione di non poco conto: se escludere o meno gli alti redditi (circa il 15 per cento della popolazione) dal diritto ad una rendita di prepensionamento flessibile. Fra gli argomenti per l'esclusione: i ricchi vivono mediamente più a lungo e non hanno alcun bisogno che l'Avs faccia loro il regalo di una rendita non decurtata in caso di prepensionamento. Contro l'esclusione degli alti redditi parla però il principio di solidarietà, che garantisce la vasta accettazione fra la popolazione dell'Avs: i ricchi oggi contribuiscono all'Avs proporzionalmente al reddito, mentre c'è un tetto massimo delle rendite che garantisce una certa giustizia sociale. Il rischio è che gli alti redditi, e chi li rappresenta politicamente, si desolidarizzino se si sentono provocati, cosa che metterebbe fortemente in pericolo il primo pilastro. Un pericolo che probabilmente l'Uss non vorrà correre. Rendite? Non sono prioritarie Più peso all'Avs e meno al secondo pilastro. Lo propone un gruppo di lavoro istituito dall'Uss per studiare il futuro del sistema pensionistico svizzero. Obiettivo: garantire un reddito minimo mensile di almeno 3 mila franchi ad ogni pensionato solo, 4 mila 500 alle coppie. Vi si arriverebbe ridimensionando del venti per cento il secondo pilastro e riducendo lo scarto fra le rendite Avs minima e massima. Costo supplementare: 4,7 miliardi all'anno. Per i prossimi anni però l'Uss ha deciso di non impegnarsi in una battaglia per l'aumento delle rendite, concentrandosi su quella per il prepensionamento flessibile. Oggi un pensionato su due dispone di meno di 3 mila franchi mensili.

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Venerdì 8 Aprile 2005

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