Forse l’articolo di legge che regola i termini per l’ammortamento dell’eccedenza passiva di un bilancio comunale è cambiato. Forse. Così, perlomeno appare nel caso che stiamo per raccontarvi che sicuramente costituisce un precedente. Abbiamo già parlato di un ricorso presso il Consiglio di Stato presentato da due consiglieri comunali di Mezzovico-Vira, Mauro Bartoli e Marco Minelli. Ripercorriamo un attimo l’antefatto. Tempo fa Bartoli e Minelli avevano ricorso contro alcune irregolarità riguardanti il consuntivo 1999 e la relazione di chiusura del centro Comunale di Mezzovico. Di quest’ultimo ci siamo precedentemente occupati (cfr. area n. 27 del 20 settembre 2002). Il ricorso è stato vinto ma anche questo lo abbiamo già raccontato. Ora più che altro vorremmo soffermarci su un particolare segnalato nella parte del ricorso concernente l’approvazione del Consuntivo 1999. L’eccedenza passiva, al primo gennaio 1999, ammontava a 3 milioni e 597mila franchi (senza considerare le modifiche apportate dal Consiglio di Stato). Nell’ottobre del 2001 è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato. Quanto ai Consuntivi 1999 il CdS, tra le altre cose, constata il mancato ammortamento dell’eccedenza passiva di cui sopra. Ciò «è in contrasto con quanto sancito dalla Loc (Legge organica comunale) e dalle direttive contenute nel Manuale di contabilità per i comuni ticinesi». Si conferma che il disavanzo d’esercizio, non coperto da capitale proprio, dev’essere ammortizzato a medio termine. E si specifica che per «medio termine si intende un lasso di tempo di 4/5 anni al massimo». Con tuttavia una possibilità di deroga: «Nei casi in cui l’eccedenza passiva risulta essere di entità rilevante, questo lasso di tempo può estendersi su di un periodo massimo di 8/10 anni». Tenete a mente questo termine massimo. Facciamo un piccolo balzo avanti. Il 30 agosto 2002 Bartoli e Minelli spediscono una lettera al Consiglio di Stato. Nella missiva in questione fanno notare che il 21 maggio 2002 il Consiglio comunale di Mezzovico-Vira è stato convocato e che in quell’occasione è stato presentato il Piano finanziario 2001-2008. Purtroppo tale Piano «non prevede l’ammortamento dell’eccedenza passiva». Nel Messaggio municipale riguardante il Preventivo 2002 dell’amministrazione comunale si può leggere che: «il Municipio di recente ha chiesto al Consiglio di Stato una deroga al tasso di ammortamento previsto dalla Loc (…) onde consentire per un determinato periodo di anni di poter ridurre l’onere a carico della gestione corrente per “ammortamenti ordinari” (…) conseguentemente aumentando l’utile di gestione corrente da destinare – fissando l’ammontare a preventivo – per azzerare o almeno ridurre drasticamente l’eccedenza passiva nell’arco dei prossimi sette anni». Il 10 giugno i due ricorrenti spediscono una lettera anche alla Sezione degli enti locali segnalando il fatto che il Preventivo 2002, approvato dalla maggioranza dei membri del Consiglio comunale di Mezzovico, non contempla alcuna quota di ammortamento dell’eccedenza passiva. Finalmente il 26 settembre del 2002 arriva la risposta della Sezione enti locali alla lettera di Bartoli e Minelli. In quella lettera la Sezione anticipa ai due consiglieri comunali i contenuti della risposta data dal Dipartimento delle istituzioni (Di) al Municipio in seguito alla richiesta di deroga. Andando subito al dunque vediamo che è confermata la possibilità di una deroga sul periodo entro il quale il Comune deve abbattere l’eccedenza passiva che, normalmente, come si diceva anche nella sentenza del Consiglio di Stato sul ricorso di Bartoli e Minelli, dev’essere fatta «a medio termine». La Sezione degli enti locali, sempre citando lo scritto del Di, aggiunge che «contrariamente al passato non si intende più essere categorici in quest’ambito». E qui si inserisce la svolta storica: «considerati i risultati d’esercizio previsti il termine di rientro dell’eccedenza passiva può essere stimato in 12-15 anni». E non più 8/10 anni come è scritto nella sentenza (cresciuta in giudicato) del Consiglio di Stato, autorità gerarchicamente superiore al Di. Il problema è che questa decisione evidentemente potrebbe avere l’effetto di aprire la strada ad altre richieste di deroghe che vadano oltre i termini massimi consentiti dalla Loc. Ne abbiamo chiesto conferma a Pierre Spocci, economista e funzionario presso la Sezione degli Enti locali: «sì, in effetti questa decisione potrebbe rappresentare un pericoloso precedente». D’altra parte «il Dipartimento non è un tribunale e può essere sempre smentito». Ma Spocci osserva un’altra cosa relativa al caso specifico di Mezzovico: «quando l’eccedenza passiva è molto importante è difficile operare un recupero in tempi brevi». E aggiunge che «soprattutto dev’essere aumentata la vigilanza da parte del Di sui comuni onde evitare che si producano situazioni simili». Gli abbiamo anche chiesto come mai il Di indica un termine di deroga diverso rispetto alla sentenza del Consiglio di Stato. «Evidentemente dev’esserci stato un riesame della situazione condotto più nel dettaglio e si sono dunque considerati nuovi elementi», risponde Spocci.

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18.10.02

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