Da qualche anno ormai il Sei, Sindacato edilizia e industria, si occupa anche di questioni che concernono il settore delle vendite. In particolare preoccupa il sindacato la precarietà delle condizioni lavorative di chi opera in questo settore. Una situazione che era stata radiografata da un’inchiesta condotta dallo stesso Sei lo scorso gennaio. Con Luca Gatti, sindacalista del Sei, abbiamo voluto fare in particolare il punto della situazione per quanto concerne le trattative tra sindacato, Federcommercio (rappresentante padronale) e Dipartimento delle finanze ed economia (Dfe) sulla spinosa questione del prolungamento degli orari di apertura dei negozi. Diciamo subito che secondo i sindacati la concessione di deroghe agli orari normali deve essere ancorate ad un contratto collettivo di lavoro serio e vincolante. Nell’ottica del sindacato quali sono le condizioni per poter ottenere una deroga agli orari di apertura normali? Noi ponevamo come condizione per concedere prolungamenti degli orari di apertura quella di consultare almeno le associazioni dei lavoratori. Spesso il fronte padronale ha invocato il principio della consuetudine per legittimare aperture straordinarie quali quelle natalizie, ad esempio. Se vogliamo metterla su questo piano possiamo rispondere che finora è sempre stata abitudine chiudere i negozi alle 17:00 il sabato pomeriggio. Quindi chiediamo che, anche in questo caso, sia rispettata la consuetudine. Nell’agosto del 2000 è entrata in vigore la nuova Legge sul lavoro. Questo fatto vi ha permesso di giungere ad un accordo? Secondo la nuova legge è cambiata l’ordinanza che regola la concessione delle deroghe. Possono ottenere deroghe i commerci rivolti in special modo ai turisti. Perciò, in via subordinata, abbiamo chiesto che perlomeno in quelle zone che il Tribunale amministrativo (Tram) ha definito non turistiche (come, ad esempio, i distretti di Bellinzona e Riviera) non siano concesse deroghe. Concretamente quali sono gli esercizi veramente legati al turismo? Possono essere anche negozi grandi (non necessariamente solo negozietti, chioschi,…) se situati in zone a vocazione turistica. E che possono dimostrare che la parte preponderante della loro cifra d’affari è data dal turismo. È ancorato alla legge il fatto che le deroghe vengano concesse solo quando sono rispettate le altre norme stabilite dal Regolamento quadro della vendita (Rqv)? Quella è una condizione puramente morale. Legalmente non è possibile impugnarla.Questa regola l’ha pubblicata il Dfe sul Foglio Ufficiale. Il principio è giusto, purtroppo non è previsto nessun organo di controllo per sincerarsi che venga rispettato. Quindi le deroghe sono state concesse pure nei casi in cui non veniva rispettato questo principio? Appunto. Abbiamo scritto a più riprese, per lettera raccomandata al Dfe al proposito, ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Faccio notare che la prima lettera risale all’agosto del 2000. Aspettate tuttora risposta del Dipartimento delle finanze? In veste ufficiale sì. Perché, curiosamente, lo scorso 9 aprile Marina Masoni ha risposto in forma privata indirizzandosi a me personalmente. Naturalmente nella sua lettera non entra nel merito di quanto avevamo chiesto. Annuncia semplicemente che il Dfe sta elaborando un "nuovo progetto di legge" che dovrebbe essere pronto per l’estate. Ma perché scrivere in forma privata? Se avesse scritto in veste ufficiale, rispondendo alle nostre domande, avremmo potuto presentare le nostre osservazioni, ricorrere ad un’istanza superiore. Così facendo ci troviamo con le mani legate e la vertenza non si disincaglia da questa fase di stallo. Non è rischioso per la presidente del Governo elaborare una normativa senza consultare nessuno? Certo. È un rischio per lei uscire con un progetto cucinato in casa che magari non andrà bene né ai sindacati né ai commercianti. Per questo noi siamo piuttosto scettici circa l’effettiva elaborazione del nuovo progetto di legge. Ora quale prassi si sta seguendo nella concessione delle deroghe? Non sono state pubblicate tutte le deroghe per l’anno ma vengono annunciate di volta in volta con un preavviso breve. Un esempio recente: la deroga per il lunedì di Pasqua è stata pubblicata sul Foglio Ufficiale di mercoledì. Quindi anche se avessimo voluto ricorrere non avremmo fatto in tempo. Ho il sospetto che lo stesso faranno per l’Ascensione. Cosa ne pensi della tendenza a rendere più "elastico" il settore delle vendite? Personalmente sono contrario a tale tendenza. Ho vissuto per un anno negli Stati Uniti e ho visto quali danni sociali può causare il lavoro protratto a ciclo continuo 24 ore su 24.. Soprattutto ne risente chi ha famiglia.Al di là di questo, posso anche considerare l’ipotesi, per esempio, di prolungare gli orari di apertura eventualmente in estate. Quello che noi vogliamo è che però prima si stabiliscano delle regole e poi siano concesse le aperture straordinarie. I commercianti invece pretendono esattamente il contrario. Eppure volendo considerare il tutto da un puro punto di vista economico il prolungamento degli orari di apertura non ha portato ad aumenti ragguardevoli degli utili nel settore. In principio l’idea era stata presentata come la via per contrastare la concorrenza d’oltre frontiera. Non è vero. Per quanto concerne il giovedì sera in realtà solo i grandi magazzini restano aperti. L’unica cosa che hanno ottenuto in tutto il Cantone è l’aumento di una decina di post di lavoro. Precari.

Pubblicato il 

04.05.01..

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