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È ora di adeguarsi

di

Francesco Bonsaver
«Dal primo gennaio 2007 i salari minimi nell'industria orologiera del Ticino per le ditte non firmatarie del Contratto collettivo di lavoro saranno adeguati a quelli previsti dal Contratto Collettivo di lavoro (Ccl) del 2006». Tradotto significa che anche le ditte che si rifiutano di firmare la convenzione collettiva nazionale di lavoro dell'orologeria, dovranno adeguare i loro minimi salariali a 2300 mensili. Inoltre, le ditte non convenzionate sono obbligate al versamento della tredicesima. Questo è quanto ha diramato in un comunicato la Commissione tripartita in materia di libera circolazione. In Ticino le ditte orologiere sono una quindicina. Di queste solo cinque hanno firmato il Ccl. Il sindacato Unia aveva presentato una istanza presso la Tripartita per far decretare obbligatorio il Ccl nazionale e l'accordo cantonale sui salari. L'istanza è stata ora congelata a tempo indeterminato a seguito della decisione comunicata della Tripartita.

Per capirne le ragioni occorre fare un passo indietro e ripercorrere le varie fasi che hanno caratterizzato il contesto industriale orologiero in Ticino. Nel novembre 2003 area aveva pubblicato un servizio relativo ad una fabbrica del Mendrisiotto, la Diantus Watch, appartenente al gruppo Swatch, la cui paga oraria per le operaie non qualificate era di 9-11 franchi. (vedi area n.46, 2003)
«Il Ticino è il far-west dell'orologeria», aveva commentato a suo tempo Rolando Lepori, segretario cantonale del Flmo, il sindacato poi confluito in Unia. Nel 2003 solo due ditte della quindicina attive nell'industria orologiera avevano sottoscritto il Ccl nazionale, a fronte di un 70 per cento d'imprese e di un 83 per cento di lavoratori a livello nazionale. Questa particolarità ticinese, alla quale si aggiunge il salario minimo fissato in Ticino a 1550 franchi per i minorenni in contrasto, ad esempio, al canton Giura dove il minimo è stabilito a 2400 franchi, fa si che il Ticino diventi per le imprese orologiere nazionali "l'Asia della Svizzera" proprio in ragione dei suoi bassi salari legalmente possibili. La parte del leone nell'industria orologiera elvetica la occupa la Swatch, che è di gran lunga il gruppo più importante del settore in Svizzera. In Ticino il gruppo conta oltre alla Diantus Watch, la Ghhh di Castel San Pietro e la Distico Sa di Taverne-Torricella, il centro logistico del Gruppo Swatch trasferitosi da Bienne nel 2004. Per convincere le ditte affiliate alla Swatch in Ticino a sottoscrivere il Ccl nazionale, prima il sindacato Flmo e successivamente Unia, attuano un pressing sindacale che dà dei frutti. Sia la Diantus Watch che la Distico aderiscono alla Ccl nazionale, (la ditta Ghhh lo aveva già fatto) portando di conseguenza ad oltre la metà dei dipendenti attivi nel cantone nel settore orologeria ad essere tutelati dal Ccl nazionale. Questa è una delle condizioni affinché il Ccl possa essere definito d'obbligatorietà generale. La seconda implica che vi abbiano aderito anche la metà delle ditte attive nel ramo. Nel 2004, Lepori aveva ammesso che non si poteva «fare nulla contro quelle imprese che non vogliono adottare il Ccl». Per portare ad un livello dignitoso i salari dell'orologeria in Ticino restava però una seconda possibilità, legata proprio al lavoro della Tripartita cantonale. Quest'ultima infatti rappresenta una delle misure di accompagnamento degli accordi bilaterali tra Svizzera e Unione europea in materia di libera circolazione delle persone che ha lo scopo di sorvegliare e intervenire in caso di dumping salariale. La novità è che se in precedenza il salario di riferimento per definire i casi di dumping salariale era il "salario d'uso" (1960.- franchi) ora è il salario a livello regionale stabilito dal Ccl nazionale. Nel 2006 il salario minimo per operai non qualificati in Ticino corrisponde a 2300 franchi. Ed è proprio a questa cifra che le ditte che non hanno sottoscritto il Ccl sono ora tenute a rispettare dalla Tripartita per il prossimo anno. Secondo Lepori con questa soluzione non si è «ancora ai livelli salariali auspicati dal sindacato, ma perlomeno rappresenta un miglioramento sostanziale in alcune ditte ticinesi». Può farci un esempio? «Una ragazza minorenne che lavora in una ditta non convenzionata del Mendrisiotto attualmente percepisce 1600.- franchi mensili. Dal primo gennaio ne percepirà 2300.- Sicuramente per lei rappresenta un notevole miglioramento». Ma ciò che preoccupa il sindacato non è la sola questione salariale, ma anche che vengano rispettate le condizioni di lavoro previste nel Ccl. Ancora Lepori: «Il nostro obiettivo rimane l'obbligatorietà del ccl sul territorio cantonale. Abbiamo quindi accettato di dialogare con le ditte non convenzionate per il tramite della Tripartita. Ma abbiamo anche precisato che se nel corso dei primi sei mesi del 2007 non si arriverà ad un accordo sul contratto, l'istanza presso la Tripartita ora congelata, proseguirà».

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Venerdì 24 Novembre 2006

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