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Sanità e giustizia sociale

E adesso per favore ci si faccia da parte

di

Daniele Fontana

È probabilmente ora che la vicenda del tesoro nascosto del cardiocentro approdi a delle prime concrete conclusioni. Sono sostanzialmente tre i piani su cui questa incredibile e preoccupante vicenda sta oggi sviluppandosi. Il primo di natura giudiziaria e fiscale del quale, si spera, si occuperanno le autorità competenti. Il secondo è quello più squisitamente politico ed investe direttamente il Governo. Vi è come noto la questione aperta dei prolungati e difficilmente giustificabili silenzi del Consigliere di Stato Luigi Pedrazzini ma vi è anche l’incredibile sottovalutazione delle informazioni ricevute da parte del Consiglio di Stato. Sottovalutazione che si è tradotta in una totale non informazione dell’organo istituzionale supremo che rappresenta il popolo (il Parlamento) nel momento stesso in cui, con sofferenza, stava votando crediti nella specifica materia.

 

Su questo piano politico saranno le forze politiche stesse a decidere il da farsi. Noi possiamo soltanto dire che in un Paese normale un confronto istituzionale si aprirebbe per molto meno. Appare invece una semplice questione di decenza il fatto che l’on.Tiziano Moccetti debba lasciare, spontaneamente, il seggio che occupa in Parlamento. Gli effetti macroscopici del suo conflitto di interessi non necessitano commenti. Rimangono invece centrali in un paese che si voglia democratico gli aspetti istituzionali. E questi, checché ne dica- anche se in modo volutamente ermetico - il presidente liberale radicale Fulvio Pelli, vengono ben prima di qualsiasi altra cosa. Prima anche di ogni discorso sulla sopravvivenza del Cardiocentro medesimo. Gli aspetti istituzionali sono quelli che toccano il ruolo di una Fondazione di interesse pubblico come quella del Cardiocentro Ticino, dei suoi obblighi di comportamento rispetto alle pretese degli eredi e del fisco di un altro Paese, del rispetto dell’autorità di vigilanza cui è sottoposta (questioni esemplarmente evidenziate dall’ex presidente liberale radicale Pier Felice Barchi sulla Regione).

 

Ma la Fondazione è anche chiamata a rispondere del comportamento individuale dei suoi singoli membri. Se è vero che Luigi Pedrazzini non è mai stato compiutamente informato di ciò che si stava trafficando sull’isola di Jersey come spiegare il silenzio nei suoi confronti da parte degli altri tre membri del Consiglio (Zwick, Bernasconi e Gianini) dal momento della sua costituzione in avanti? Siamo di fronte ad una Fondazione o ad una società segreta? Come giustificare poi gli atteggiamenti pubblici di questi giorni del presidente attuale della Fondazione, il sindaco di Lugano Giorgio Giudici (che dà anche informazioni sbagliate sulla data della sua effettiva nomina in seno al Consiglio), e del membro-beneficiario- direttore sanitar della struttura privata-e contemporaneamente primario di un ospedale pubblico Tiziano Moccetti? O ancora come spiegare la pervicacemente insostenibile linea di difesa assunta dalla Fondazione medesima con il proprio comunicato stampa? Non si vuole una crisi istituzionale (ma chi lo può decidere a tavolino?). Ma che almeno quel che resta di forze davvero democratiche in questo Paese esiga che il Governo assuma in pieno il ruolo di garante del principio della legalità. Il che vuol dire che se l’interesse generale è quello di salvare il Cardiocentro si torni pure al tavolo delle trattative ma solo dopo aver preteso ed ottenuto la massima garanzia di chiarezza per il futuro.Il che ancora più esplicitamente vuol dire: via dal Consiglio di Fondazione il presidente Giorgio Giudici, via il membro Tiziano Moccetti, via il membro Fausto Gianini.

 

In gioco non c’è solo il futuro di una struttura necessaria alla popolazione ticinese. In gioco c’è un preciso concetto di Ticino. Quello che ancora si regge sulla base di un principio di legalità (definito lunedì da un mirabile editoriale del direttore del Corriere del Ticino) oppure quello cioè della «legge del più furbo e del più forte», quello delle vecchie e delle nuove grandi famiglie brutalmente interpretato dalla Lega dei ticinesi. Che, in questa storia, ha finalmente lasciato cadere i suoi ultimi veli.

Pubblicato

Giovedì 4 Ottobre 2018

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Sanità e giustizia sociale
03.10.2018

di 

Daniele Fontana

 

Sono stati trovati, nascosti in paradisi fiscali, gli oltre 300 milioni di marchi dell’eredità del «re delle Terme» germanico Eduard Zwick. Duecento di questi milioni si trovano in un Trust di cui beneficiari sono, tra gli altri, il dottore luganese Tiziano Moccetti ed il Cardiocentro Ticino. La scoperta ha grosse ripercussioni politiche: nel Consiglio di Fondazione del Cardiocentro sedeva, sino alla sua nomina in Governo, anche l’attuale Consigliere di Stato ticinese Luigi Pedrazzini. Tiziano Moccetti è deputato in Gran consiglio e membro della Commissione sanitaria. Nessuno di loro ha ad esempio informato il Parlamento di questa colossale fortuna al momento in cui il Governo ha chiesto un finanziamento pubblico di 6,6 milioni di franchi per il Cardiocentro. Ma gli interrogativi sono molti altri ancora, non da ultimo quelli di natura fiscale. Eduard Zwick, il cui nome è al centro del vortice che sta travolgendo la Csu nel Land bavarese, aveva accumulato debiti per oltre 70 milioni di marchi con il fisco tedesco. Nel 1982 fuggì in Ticino per sottrarsi alla giustizia. Al momento della sua morte lasciò 30 milioni di franchi per la creazione del Cardiocentro di cui direttore sanitario è diventato proprio il dott. Moccetti. Gli eredi hanno però sempre affermato che il patrimonio paterno ammontasse ad oltre 300 milioni di marchi. Somma enorme di cui si erano completamente perse le tracce. Sino ad oggi, quando l’amministratore della successione Zwick ha trovato ... il tesoro e le implicazioni personali.

Sanità e giustizia sociale
04.10.2018

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